Metodi di coltura

Il frutteto Dotti testa tecniche di produzione a basso impatto

Biodiversità

di Raffaella Ciceri

Oltre a tutelare la biodiversità, si sperimentano nuovi incroci

2' di lettura

Pesche, albicocche, susine: quest’anno la produzione sarà bassissima per le gelate di Pasqua che hanno stroncato le fioriture, spiega Emanuele Quattrini, il responsabile dell’azienda agraria didattico sperimentale “Dotti” di Arcagna, alle porte di Lodi. È l’azienda agricola dell’Università Statale di Milano dedicata esclusivamente agli alberi da frutto, ma per i lodigiani è nota più semplicemente come “il frutteto”. Dalla primavera all’autunno, a partire dalle dieci del mattino, i cancelli sono aperti per la vendita di cassette di frutta di stagione, ma quasi nessuno tra i clienti saprebbe spiegare perché le mele qui non sono mai tutte grandi uguali. A prima vista infatti i filari sembrerebbero gestiti allo stesso modo, e invece no: i 10 ettari coltivati sono un susseguirsi di tecniche differenti per l’irrigazione, la copertura contro gli insetti o il nutrimento del terreno. L’obiettivo? Testare le soluzioni migliori in termini di produttività e di impatto ambientale, ma anche più prosaicamente far toccare con mano agli studenti di Agraria le differenze tra metodi di coltura.

Il finanziamento assegnato da Regione Lombardia al “frutteto” lodigiano servirà a realizzare una serra di 300 metri quadrati per progetti di fisiologia e genetica delle graminacee. Nascerà su una porzione di terreno libero vicino ai filari di alberi di pere che fino a un anno fa sono stati al centro del progetto Nutripreciso, gestito con il coinvolgimento del Politecnico di Milano e sostenuto sempre dal Pirellone attraverso un bando per l’agricoltura 4.0. Lo scopo, in questo caso, era lo studio delle nuove tecniche di irrigazione e concimazione di precisione, integrando i dati rilevati da droni, miniscanner montati sui trattori, strumenti geofisici per valutare la stratigrafia del terreno e una rete di sensori wireless per il monitoraggio dell'umidità.

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Sembra fantascienza ma è già alla portata del comparto agricolo, e i risultati sono molto concreti: «L’agricoltura di precisione permette di risparmiare acqua, concimi ed energia e aumenta la produttività, con grandi vantaggi per la sostenibilità delle produzioni», spiega Quattrini. Anche ad Arcagna, come nelle altre cascine dell’Università Statale, il leitmotiv ormai è proprio la sostenibilità, e tutte le coltivazioni rientrano nei disciplinari regionali di produzione integrata. Vengono impiegate tecniche di confusione sessuale per evitare la riproduzione di parassiti e insetti dannosi, mentre gli insetti alleati – in primis le api – sono ovviamente i benvenuti. Ma il vero patrimonio dell’azienda agraria sta nella biodiversità: «Abbiamo 40 varietà antiche di pero, 25 di mirtillo gigante: in tutto circa 6mila piante di 160 varietà diverse», snocciola Quattrini. Oltre al valore per la tutela della biodiversità, ad Arcagna si sperimentano nuovi incroci: 300 piante segreganti di pesco e 200 di albicocco sono nate da programmi di miglioramento genetico incrociando fiori diversi, ma ci sono anche 80 cloni di melo, ospitati per un progetto condotto con altre università per testare gli incroci tra varietà e selezionare le piante da frutto più resistenti alle malattie o a condizioni sfavorevoli. Ora le mele sono in osservazione o in fase di omologazione, in attesa di capire se possono essere vantaggiose per la tavola e il mercato.

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