materiali innovativi

Il fungo si trasforma in borsette e packaging ad alta sostenibilità

di Karen Taylor, Sparknews

Photo courtesy of Ecovative

4' di lettura

In Il Laureato, il film del 1967 in cui Dustin Hoffman interpreta il 21enne Benjamin Braddock, un amico di famiglia dà a Benjamin un consiglio sulla carriera: “Una parola: plastica.” Se ci fosse un sequel ambientato nel 2019, il consiglio potrebbe trasformarsi in, “Una parola: funghi.” Nei 50 anni trascorsi dall'uscita del film, la plastica è passata dall'essere un simbolo del benessere del dopoguerra e della modernità a un pericolo per l'ambiente. Impiega secoli per decomporsi, giace in discariche, ostruisce fiumi e uccide pesci.

Uno dei materiali peggiori è il polistirolo – c'è chi dice ci vogliano fino a un milione di anni per disintegrarlo.
Oggi Ecovative, un'impresa fondata nel 2007 dai compagni di università Eben Bayer and Gavin McIntyre, offre un'alternativa biologica: MicoComposti. Ricavato dai funghi, il micelio è un materiale che offre i vantaggi del polistirolo, è 100%
biodegradabile, e i costi sono competitivi.

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Come spesso succede, la scoperta è stata un misto di scienza e casualità. Quando
Bayer e McIntyre erano all'ultimo anno di università dell'Istituto Politecnico
Rensselaer di New York, si sono iscritti a un corso facoltativo che richiedeva agli
studenti di inventare qualcosa. Bayer non aveva niente da consegnare, ma all'ultimo minuto si è ricordato che per un altro corso aveva provato a costruire pannelli isolanti con la perlite – senza mai riuscire a far aderire i pezzi di perlite l'uno all'altro.

E si è ricordato che quando spalava trucioli di legno nella fattoria di suo papà, a volte li trovava incollati – a causa del micelio, o “apparato radicale” dei funghi che sorgevano sui trucioli. Quindi ha ordinato un kit per andare a funghi, ed entro qualche giorno aveva in mano un disco di perlite tenuto insieme da filamenti di micelio.

Passare dal concetto al prodotto finito è stato molto più complicato – ci sono voluti quattro anni di lavoro, un professore come mentore, diversi fallimenti e aiuti economici provenienti da premi, finanziamenti, e – più avanti – investitori. Oggi l'azienda è ben avviata, con uno stabilimento a Green Island, a New York, 40 impiegati, e clienti in tutto il mondo. Bayer e McIntyre, che oggi hanno 33 anni, sono rispettivamente Ceo e direttore dello sviluppo del business.

Il prodotto più caratteristico di Ecovative è il packaging. Usando una versione
perfezionata dell'esperimento universitario di Bayer, Ecovative fa pastorizzare gli scarti agricoli (steli di granturco, gusci di noccioline e di riso), e poi vi unisce il micelio, che si nutre degli scarti. Poi tutto viene inserito in uno stampo – per
esempio delle forme per proteggere gli angoli dei mobili, o per proteggere bottiglie di vino – e il micelio cresce, formando una specie di colla attorno agli scarti. Dopo un passaggio in forno per uccidere le spore, la forma solida e leggera è pronta per fare da confezione per spedizioni. I MicoComposti sono usati anche in prodotti come materiali da cantiere, componenti per mobili, e perfino tavole da surf.

L'elenco dei clienti di Ecovative continua a crescere, e comprende aziende
conosciute come Ikea, Dell, e Crate & Barrel. All'inizio i fondatori avrebbero voluto aprire fabbriche in tutto il mondo, ma all'inizio di quest'anno hanno deciso di cambiare strategia e fornire licenze – e hanno già stretto accordi con aziende europee e americane.

In ottobre Ecovative ha svelato la sua piattaforma di seconda generazione, chiamata MycoFlex. “Ci abbiamo lavorato per sei anni,” ha detto Bayer. “I nostri
MicoComposti sono fatti al 5% da micelio e al 95% da sostrato. MycoFlex invece è
fatto al 100% da micelio. È un materiale di qualità, a performance elevata, che può sostituire molti prodotti poco sostenibili.”

Bayer spiega che quando è secco, il micelio ha una consistenza viscosa, il che lo
rende adatto a sostituire la gommapiuma nelle scarpe, i rivestimenti isolanti di
guanti e giacche, le spugne cosmetiche, e via dicendo. Un ulteriore trattamento può dare origine ad altri prodotti ancora. In aprile, il partner di Ecovative Bolt Threads ha introdotto sul mercato Mylo, una specie di “pelle” prodotta comprimendo e trattando strati di micelio. Stella McCartney, famosa per la sua moda eco-sostenibile, ha usato il materiale per produrre una borsetta chic che oggi è esposta al Victoria and Albert Museum di Londra. In ambito più futuristico, il micelio puro può essere usato anche come una specie di impalcatura per far crescere cellule, producendo “di tutto, dal bacon alle ossa”.

Quando gli abbiamo chiesto della prossima frontiera della tecnologia, Bayer ha
menzionato il finanziamento di 9,1 milioni di dollari che Ecovative e i suoi partner accademici hanno ricevuto dal Darpa, l'Agenzia americana per progetti di ricerca avanzata per la difesa. “L'obiettivo è realizzare case o altre strutture che si possano far crescere sul campo. La novità è che a differenza di altri prodotti, che quando sono finiti sono organismi morti, queste potrebbero essere strutture viventi capaci di avvertire ciò che succede attorno e reagire – per esempio alle tossine. Potrebbero addirittura aggiustarsi da sole. È molto entusiasmante.”

Nel frattempo, la linea fai-da-te di Ecovative, pensata per studenti, artisti e stilisti continua a – beh, a crescere. “Non abbiamo mai pensato sarebbe diventata così famosa,” dice Bayer. “Vendiamo una borsa di materiale a buon mercato che permette di produrre fino a due tonnellate di prodotti a base di micelio nella cucina di casa o nel garage, e ci ha sorpreso vedere che qualcuno ha messo su in piedi negozio al dettaglio.”

Il fai-da-te ha messo in contatto l'azienda e una grande subcultura di mico-fili. “C'è gente in ogni angolo del mondo che vuole usare i funghi per creare un prodotto o risolvere un problema e ci contatta per chiedere consigli o sostegno,” racconta Bayer. “Noi crediamo che entro 50 anni la produzione i prodotti a uso quotidiano verranno prodotti da materiali biologici, quindi è bello vedere che c'è chi già lo fa nel proprio quartiere.”

Questo articolo è pubblicato nell’ambito di Solutions&Co, un’iniziativa internazionale e collaborativa tra venti testate giornalistiche da tutto il mondo focalizzata sulle imprese che stanno sviluppandosi oltre lo stadio di startup nella lotta contro il climate change. Trovate altre storie qui.

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