Da Bergamo a Parigi e Bilbao

Il Futurismo e l’avanguardia di Regina entrano nei musei

Dopo la personale della GAMeC e del Pompidou e ora la collettiva al Guggenheim cresce l'interesse per la prima scultrice dell'avanguardia italiana, anche se ancora oggi il mercato fatica a riconoscerla

di Chiara Stefanini, Fabiana Esposito, Beatrice Bosco, Federica Redaelli, Giacomo Zanella*

Regina. Della scultura, Veduta dell’installazione - GAMeC, Bergamo, 2021

4' di lettura

A quasi cinquant'anni dalla scomparsa di Regina Cassolo Bracchi, in arte Regina (1894 – 1974), nel 2021 la GAMeC di Bergamo e il Centre Pompidou hanno dedicato una personale retrospettiva e una mostra collettiva all'artista lombarda. La stessa mostra parigina è attualmente in corso al Guggenheim di Bilbao, visitabile fino al 27 febbraio 2022.

Regina, «Danzatrice», 1930, alluminio, 43 x 30 x 15 cm © DSL Studio

Le mostre

Il 19 settembre ha chiuso presso la GAMeC la mostra “Regina. Della scultura”, prima personale che un museo italiano ha dedicato all'artista, figura tra le più affascinanti e sperimentali del Novecento, ancora oggi poco conosciuta. Il progetto espositivo nasce dall'acquisizione della GAMeC e del Centre Pompidou di un importante nucleo di 16 opere di Regina provenienti dall’archivio Gaetano e Zoe Fermani. Anche il museo parigino ha dedicato un'attenzione particolare alla ricerca dell'artista, includendola nella mostra collettiva “Women in Abstraction”, curata da Christine Macel e Karolina Lewandowska, che si è tenuta dal 5 maggio al 23 agosto 2021. L'inedita alleanza tra le due istituzioni ha avuto come obiettivo quello di riscoprire l'artista, dandole finalmente visibilità internazionale. A seguito della mostra è stata realizzata una monografia pubblicata da GAMeC Books ed Éditions du Centre Pompidou, con saggi di Christine Macel, Lorenzo Giusti, Chiara Gatti, Paolo Campiglio e Paolo Sacchini. In questo percorso di riscoperta dell'opera di Regina si inserisce anche il Guggenheim di Bilbao, che a partire dal 22 ottobre e fino al 27 febbraio 2022 ospiterà la stessa mostra parigina.

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L'artista e il Futurismo

Originaria di Mede Lomellina e moglie del più noto Luigi Bracchi, paesaggista valtellinese, Regina è stata tra le prime artiste dell'avanguardia futurista a realizzare sculture utilizzando materiali innovativi per l'epoca quali l'alluminio, il plexiglass e il filo di ferro. Regina ha aderito nel 1934 al Futurismo e nel 1951 al MAC, il Movimento di Arte Concreta. Nella sua carriera ha partecipato a importanti mostre collettive internazionali come la Biennale di Venezia, la Triennale di Milano e la Quadriennale di Roma. Nonostante questo, Regina non è riuscita a emergere nel panorama artistico del tempo, anche perché non è mai stata rappresentata stabilmente da una galleria e ha avuto solo due personali in vita.

Le principali collezioni di opere dell'artista oggi sono il Museo Regina di Mede Lomellina e l'Archivio Fermani a Milano. Il primo nucleo consiste in circa 50 sculture e 500 tra disegni, tempere e collages ma, soprattutto, comprende i capolavori futuristi in alluminio, quali “Aerosensibilità”, “La Danzatrice” e “La Piccola Italiana”. La scelta di Bracchi di donare questa collezione al comune di Mede alla morte dell'artista non sembra essere stata strategica al fine di dare visibilità alle opere di Regina. L'altro corpus di opere è stato affidato dall'artista stessa ai suoi amici Gaetano e Zoe Fermani, attenti collezionisti e custodi della sua memoria. L'archivio è costituito da opere grafiche, documenti personali e, in particolare, delicate sculture in plexiglass: Regina sapeva che l'ingegnere Fermani avrebbe saputo gestire la deperibilità e i problemi conservativi che tali opere avrebbero presentato.

Il mercato

Il fatto che le sue opere siano concentrate in questi due nuclei rende molto difficile la possibilità che queste compaiano sul mercato. Non si prevede, infatti, che il comune pavese e i collezionisti Fermani vendano le proprie opere, per cui è quasi impossibile immaginare una crescita dell'artista sul mercato nel breve termine. Come riporta l'analisi dei dati di Artnet e Artprice, dal 2000 ad oggi ci sono stati solo 19 passaggi in asta delle opere di Regina, registrando una percentuale di invenduto stimata intorno al 34%. Le vendite all'incanto sono state effettuate esclusivamente in Italia da diverse case d'aste di medie e piccole dimensioni. Nel biennio 2013-2015 si è raggiunto il più alto tasso di transazioni, seguito da un significativo ritorno di interesse nel 2019. Infatti, nel 2013 lo storico dell'arte Paolo Sacchini ha pubblicato il volume «Regina Bracchi. Dagli esordi al secondo Futurismo», mentre nel 2018 il Man di Nuoro ha dedicato una mostra alle artiste futuriste, curata da Chiara Gatti e Raffaella Resch, in cui era inclusa anche Regina. I due eventi, secondo Sacchini, hanno influenzato la critica rafforzando l'attenzione dei collezionisti e delle case d'aste verso le opere della Cassolo Bracchi.

L'ascesa dei volumi di affari di quegli anni non ha permesso, invece, una crescita della fascia di prezzo, costante sui 1.000 e 5.000 €. Il valore di stima delle opere all'asta è spesso superiore al prezzo di aggiudicazione di almeno il 60%, segnale, dunque, di una sottostima significativa da parte dei compratori. Ultimo dato interessante è la categoria artistica rappresentante il 75% del mercato totale di Regina: disegni e acquerelli predominano, seguiti da pittura e scultura. La distribuzione scarsa di scultura, il 26% del totale di affari, è dovuta alla quasi totale musealizzazione delle opere in alluminio e alla loro massiccia presenza all'interno della Collezione Fermani.

Un ulteriore freno allo sviluppo del mercato di Regina è rappresentato dalla presenza di opere di dubbia autenticità e datazione. Nel corso degli anni, infatti, sono state messe in vendita sculture attribuite a Regina che hanno aperto al dibattito sulla veridicità dell'attribuzione all'artista. Per anni rimasta in secondo piano, la figura di Regina potrà godere di un rinnovato interesse grazie alla recente attenzione istituzionale a lei dedicata, ma è difficile che segua un'esplosione del mercato.

* Studenti del XX Master Economia e management dell’arte e dei beni culturali della 24Ore Business School

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