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Il futuro del clima: prevenire e adattarsi al cambiamento climatico

Le emissioni dei gas climalteranti sono aumentate costantemente nell’ultimo secolo, e le emissioni di CO2, in particolare, rimarranno nell’atmosfera per i secoli a venire

di Sergio Vergalli

(AdobeStock)

5' di lettura

Nel caldo torrido di questa estate, in cui, ancora di più, si evidenzia l'incedere del cambiamento climatico, è stato di recente pubblicato un libro dal titolo “Climate Future: Averting and Adapting to Climate Change” (“Il futuro del clima: prevenire ed adattarsi al cambiamento climatico”), scritto da uno dei più importanti economisti dell'ambiente e dell'energia al mondo, il prof. Robert Pindyck della Sloan School of Management del Massachusetts Institute of Technology (MIT).

Il libro affronta in maniera rigorosa ed innovativa un tema ampiamente dibattuto e su cui sono stati scritti numerosi articoli. L'autore parte dai punti su cui la scienza ha delle certezze per poi aggiungerne di nuovi, sottolineando come ci siano molti elementi ancora non chiari. Infatti, è bene considerare che sappiamo già molte cose sul cambiamento climatico. In particolare tre.

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La prima: le emissioni dei gas climalteranti (CO2, ma anche metano ed altri gas) sono aumentate costantemente nell’ultimo secolo, e le emissioni di CO2, in particolare, rimarranno nell’atmosfera per i secoli a venire. La loro crescente concentrazione nell'atmosfera ha contribuito ad un aumento della temperatura globale di quasi 1,0°C. La maggior parte di questo incremento si è verificato dopo il 1980, cioè solo negli ultimi 40 anni. Il mondo si sta riscaldando, e il tasso di riscaldamento sembra essere in accelerazione. E anche se non possiamo esserne certi, questi aumenti di temperatura potrebbero essere almeno in parte responsabili di alcuni dei fenomeni meteorologici più estremi dell’ultimo decennio.

La seconda: il cambiamento climatico – riscaldamento, innalzamento del livello del mare, fenomeni meteorologici più estremi, ecc. – è una cosa negativa. In generale, i cambiamenti climatici possono ridurre il livello e il tasso di crescita della produzione economica e, di conseguenza, abbassare il nostro tenore di vita. Poiché molti microbi e parassiti nocivi prosperano in climi più caldi, e poiché le temperature molto elevate possono essere dannose per la salute, il cambiamento climatico può anche comportare una maggiore morbilità e mortalità. E se si rivelasse grave, il cambiamento climatico potrebbe portare a disordini sociali e forse anche a sconvolgimenti politici.

La terza: dobbiamo intervenire. Il mondo deve passare all'azione per ridurre la probabilità di gravi cambiamenti climatici. Quasi tutte le analisi politiche si concentrano su un tipo specifico di azione: ridurre drasticamente le emissioni di gas serra.

L'autore concorda quindi che il cambiamento climatico abbia cause antropogeniche e comporti danni rilevanti al sistema socio-economico e sottolinea dunque come sia imperativo intervenire, riducendo le emissioni climalteranti. Ma, secondo Pindyck, tutto ciò non è abbastanza.

È a questo punto che l'autore introduce tre punti che vanno ad aggiungersi a quelli oramai consolidati ed accettati, e che mostrano l'approccio innovativo e pragmatico del libro.

Uno: Ridurre le emissioni non sarà sufficiente e il cambiamento climatico è probabilmente inevitabile. Il prof. Pindyck illustra alcuni possibili futuri scenari e mostra come, anche in uno scenario altamente ottimistico, in cui la maggior parte dei paesi decida di accettare sostanziali riduzioni delle emissioni, le concentrazioni atmosferiche di gas serra continueranno a crescere almeno per un paio di decenni. Ricordiamoci infatti che la permanenza della CO2 in atmosfera è di medio periodo e che gli effetti sul clima non sono immediati ma necessitano di un periodo di latenza di almeno dieci anni. Le temperature continueranno ad aumentare con qualsiasi politica climatica immaginabile (ma realistica). È altamente probabile che l'aumento medio globale nei prossimi 50-70 anni possa essere ben al di sopra degli 1,5/2°C che molti scienziati del clima ed analisti politici hanno definito come limite critico.

Due: L'effetto sul clima è altamente incerto.

Nella sua lunga carriera, il prof. Pindyck ha scritto numerosi articoli su svariati temi relativi all'economia dell'ambiente, dell'energia, l'econometria e la microeconomia. Un argomento di fondo, su cui ha scritto anche un libro oramai diventato un classico della letteratura economica, è l'incertezza: molto sappiamo sul cambiamento climatico ma ci sono ancora molte (troppe) cose ignote. È questo uno dei punti principali in cui Pindyck introduce elementi innovativi di analisi. Sappiamo infatti come dovremmo agire per combattere il cambiamento climatico, per esempio imponendo una carbon tax o obiettivi alle emissioni, come lo Net Zero Emission dell'Unione Europea, ma non sappiamo che cosa esattamente faremo. Il suo approccio è pragmatico e, ahimè, realistico, anche alla luce di ciò che sta accadendo nei contesti geopolitici odierni, caratterizzati da guerre, aumento dei prezzi dell'energia, inflazione e possibile ritorno, in taluni casi, al carbone come fonte energetica. Sappiamo che l'aumento della temperatura causerà dei danni. Ma non sappiamo esattamente né l'entità dell'aumento, tantomeno quali saranno i danni, sia in termini di magnitudo che in termini di geolocalizzazione degli stessi. Quali sono le implicazioni di tutta questa incertezza? Non significa forse che dovremmo aspettare e vedere cosa succede?

Questa è l'argomentazione sostenuta da molti di coloro che si oppongono alle tasse sul carbonio o altre misure di riduzione delle emissioni. Il prof. Pindyck sottolinea fortemente come questa argomentazione sia sbagliata e non colga nel segno. L'incertezza stessa è un motivo forte per agire ora. La gestione del rischio deve essere uno strumento chiave per definire le scelte politiche climatiche. Non si sa se la propria casa sarà danneggiata da un incendio, da un'alluvione o dalla caduta di un albero nei prossimi anni, per non parlare dell'entità dei danni che potrebbero derivare da questi eventi. Ma questo non significa che non si dovrebbe acquistare un'assicurazione per la propria casa. Al contrario, un proprietario prudente dovrebbe acquistare un'assicurazione sufficiente a coprire il costo potenziale di un evento avverso. Allo stesso modo, non sappiamo quali potrebbero essere i costi futuri del cambiamento climatico, ma questo non significa che dobbiamo ignorare il problema e non agire. Al contrario, dovremmo agire adesso come assicurazione contro la possibilità di costi molto elevati in futuro.

Tre. Investire in adattamento. Per descrivere l'adattamento, il prof. Pindyck usa una semplice immagine. Supponiamo di essere in spiaggia a leggere un libro, seduti in riva al mare su una sedia che ci siamo portati da casa. All'aumentare della marea, se si rimane seduti a leggere, prima o poi l'acqua arriverà al livello della sdraio, sommergendola. A quel punto l'unica cosa da fare, è spostare la sedia più in alto. Questa azione è l'adattamento: adottare misure per contrastare gli effetti di un'elevata e crescente concentrazione di CO2, o di altri aspetti del cambiamento climatico che il riscaldamento può provocare. Esso può assumere diverse forme: sviluppare nuove colture ibride in grado di resistere alle alte temperature, adottare politiche per scoraggiare la costruzione di edifici in aree soggette a inondazioni o a incendi, la costruzione di dighe per prevenire inondazioni, e forme di geo-ingegneria che possano ridurre l'effetto serra dell'aumento della concentrazione di CO2. Bisogna, di fatto, essere pronti rispetto ai mutamenti che la natura sta subendo a causa del cambiamento climatico, investendo sempre di più in adattamento. Purtroppo infatti, anche se correttamente viene prestata molta attenzione al cambiamento climatico, è altamente improbabile che si riesca a ridurre le emissioni in maniera sufficiente da contenere la temperatura entro i livelli desiderati. L'autore sottolinea come ciò sia dovuto, almeno in parte, al fatto che gli individui e la società siano intrinsecamente miopi. O, per dirla in termini economici, che scontino il futuro ad un tasso molto elevato.

In conclusione, il libro ha sicuramente un taglio differente da gran parte della letteratura sul tema, meno disincantato rispetto a molti lavori. Utilizzando un forte rigore metodologico, ma con un linguaggio semplice e chiaro, aggiunge alcuni tasselli mancanti alla lettura del problema, individuando e suggerendo nuove strade per affrontare i futuri scenari.

Università di Brescia

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