Il Sol Levante

Il futuro dell’auto giapponese passa dall’«hub» Toyota

Il colosso giapponese sta diventando un collettore di marchi e soluzioni tecniche e assume un ruolo di leader tecnologico e culturale per tutta l’industria del Paese asiatico

di Corrado Canali

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Il colosso giapponese sta diventando un collettore di marchi e soluzioni tecniche e assume un ruolo di leader tecnologico e culturale per tutta l’industria del Paese asiatico


3' di lettura

Il futuro di Toyota? Lo hanno sintetizzano loro stessi in una parola, naturalmente giapponese, Kenshiki che significa visione e anche capacità di intravedere delle nuove prospettive. Non è la prima volta per il costruttore asiatico che in passato aveva scelto Kaizen per definire la sua visione di qualità, ma anche di miglioramento applicata alla fabbrica integrata e più efficiente poi copiato da molte altre case al mondo.

Un futuro che per i prossimi cinque anni e cioè da qui al 2025 vedrà Toyota impegnata non solo nel lancio nuovi modelli, ma più coinvolta nel processo di elettrificazione, ma a 360 gradi e che metterà le basi della trasformazione epocale da attuale car company di tipo più tradizionale a futura mobility company che fornirà un mezzo per muoversi su ogni terreno, a cui andrà aggiunta una completa offerta di servizi accessori riconducibili al marchio dedicato, Kinto. Per garantirsi una mutazione così imponente, Toyota e il brand del lusso Lexus hanno scelto di diventare un vero hub che in Giappone è il centro gravitazionale di molti altri marchi dell’auto giapponesi, da Suzuki che già ha fatto rebranding con due modelli la Across gemella della Rav4 e la station Swace derivata da Corolla o Mazda partner nell’elettrico con Panasonic e da Subaru a Daihatsu, una famiglia allargata dove tutti i brand satelliti sono indipendenti pur lavorando in sinergia con Toyota.

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Insomma tante realtà amiche con le quali unire risorse e sforzi per i progetti futuri. A cominciare dai nuovi prodotti concentrati sulle auto a ruote alte, i suv e crossover che rappresentano un terzo delle vendite di Toyota, ma anche sui modelli a basse emissioni, ibride soprattutto con al centro la Prius e le 15 milioni di ibride prodotte. A cui in futuro si abbinerà anche l’elettrico e l’idrogeno.

La novità di prodotto principale è la nuova Yaris, soprattutto per l’Italia, dove già due vendite su tre sono per la full hybrid. Un ulteriore impulso all’ibrido sarà dato dalla nuova Cross che condivide con Yaris la base tecnica. E fra le ruote alte? Al centro c’è la capostipite Rav4 che è anche il suv più venduto al mondo e adesso arriva in versione ibrida plug-in. Nel 2021 ci sarà poi un’ibrida plug-in per Lexus che con la UX 300e si appresta a lanciare la prima elettrica del gruppo ad un prezzo di circa 50mila euro, wallbox inclusa per un’autonomia di 300 km. Non a caso Toyota si è data l’obiettivo di vendere 5,5 milioni di elettrificate entro il 2025, un milione delle quali saranno a emissioni zero. Il primo Ev dell’offensiva elettrica di Toyota sarà un suv basato sulla nuova piattaforma e-TNGA specifica per veicoli a batteria sviluppata in collaborazione con Subaru. Il nuovo suv elettrico avrà le dimensioni di un Rav4 ma un passo più lungo ed è destinato ad essere venduto in tutto il mondo.

Il resto dei sei modelli basati sulla nuova e-TNGA includerà un crossover più piccolo, un più grande suv e un MPV. Il componente chiave per la diffusione delle vetture elettriche saranno le batterie. Non a caso Toyota ha creato una joint vendute con Panasonic con l’obiettivo di mettere a punto in tempi brevi delle batterie allo stato solido molto più leggere e più prestazioni rispetto agli accumulatori di oggi. Ma ci sarà spazio anche per l’idrogeno che Toyota ha annunciato di voler rendere disponibile a tutti i marchi partner perché lo considera il futuro.

Mirai in giapponese significa futuro e si chiamerà sempre così la seconda generazione dell’auto a fuel cell, un’ammiraglia lunga 4,97 metri, ma con uno stile più sportivo, la trazione posteriore e tanto spazio per passeggeri e bagagli.

L’autonomia è aumentata del 30% e la sola sostanza emessa è il vapore acqueo. E di acqua è fatta anche la nuvola che in giapponese si chiama Kinto, nome che Toyota ha scelto per identificare i servizi di mobilità. Si parte col noleggio a lungo termine o in abbonamento e si arriva car sharing e al carpooling aziendale che è 100% ad energia rinnovabile. Un risultato che anticipa l’obiettivo ancora più ambizioso di Toyota che è quello di ridurre del 90% le emissioni di CO2 entro il 2050 e sempre a livello globale.

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