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Il futuro dell’Europa dipende dal dopo Merkel in Germania

di Carlo Bastasin


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(REUTERS)

3' di lettura

La sospensione di Fidesz, la formazione politica guidata dal leader ungherese Viktor Orbán, dal Partito popolare europeo è solo la punta emersa di un iceberg politico che determinerà il futuro europeo. Il cuore del problema è il rapporto che i partiti di centro e centro-destra sceglieranno di avere con le formazioni sovraniste e anti-europee. Il terreno su cui questa storica battaglia si combatterà è interno al maggior partito europeo, l’Unione cristiano-democratica tedesca (Cdu).

Un recente documento firmato dalla nuova leader della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer (Akk), e pubblicato sul quotidiano conservatore Die Welt ha segnalato un cambio di direzione inedito a Berlino evocando la superiore legittimità della politica nazionale rispetto a quella europea. Il messaggio è giunto come una risposta sgarbata e tardiva alle proposte europeiste del presidente francese Emmanuel Macron. Il segnale di un’evidente distanza tra Berlino e Parigi è stato rafforzato da una presa di posizione del Parlamento tedesco che pochi giorni fa si è rifiutato di dar seguito all’impegno preso a gennaio ad Aquisgrana di procedere a voti congiunti con il Parlamento francese. Fino a poche settimane fa, si attribuiva la distanza tra i due Paesi alla scarsa sintonia di Macron con la cancelliera Merkel, emersa a metà febbraio con la disdetta della partecipazione di Macron alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Ma la posizione di Akk allarga il problema oltre le singole personalità e fa emergere il senso di solitudine che Berlino patisce quando osserva i governi dei Paesi partner: non solo la debolezza di Parigi e Madrid, ma l’addio di Londra, il tradimento della Lega Anseatica, la pericolosità dei partner orientali e l’ovvia ostilità italiana. Il tutto dopo una rottura brutale e senza precedenti del rapporto con gli Stati Uniti.

Akk tuttavia combatte primariamente una battaglia interna. Nel dicembre scorso, ha conquistato la segreteria della Cdu con solo 17 voti di margine su mille elettori. Oggi viene trattata come se fosse già cancelliera, perché per ora appare improbabile una sconfitta della Cdu in caso di elezioni. Tuttavia deve ancora affermare una propria linea politica, distinta da quella di Merkel che aveva spostato il partito verso sinistra, vicino ai partner di coalizione socialdemocratici (Spd) e ai Verdi.

Kramp-Karrenbauer non vuole identificarsi con la posizione di Merkel sull’immigrazione. La cancelliera ritiene che la Germania debba accogliere ancora alcuni milioni di immigrati nei prossimi anni, ma il partito è del tutto contrario soprattutto in considerazione della minaccia costituita dal partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) che è forse in calo nei sondaggi, ma potrà uscire vincitore dalle prossime tre elezioni regionali in Brandeburgo, Sassonia e Turingia tra settembre e ottobre. Il panico della Cdu è tale da considerare qualsiasi tipo di alleanza politica alternativa a livello locale nelle città orientali, perfino con il partito di estrema sinistra Die Linke.

Secondo gli esponenti conservatori del partito, la base degli elettori attribuisce alla politica di accoglienza l’aumentato costo delle abitazioni (un effetto indiretto della crisi dell’euro e dell’eccesso di risparmio tedesco) e paventa un aumento del traffico e dell’inquinamento come conseguenza di un’ipotetica sovrappopolazione. L’ipocondria nel partito conservatore - isolamento da parte dei partner europei e nemici all’interno della Germania - sta spingendo a destra Akk, intimorita dalla sfiducia interna alla Cdu e ben consapevole di avere in Wolfgang Schäuble, la figura più carismatica della politica tedesca, un nemico temibile.

Lo spostamento della Cdu dà un alibi e un’opportunità ai socialdemocratici che stanno recuperando consensi e hanno affiancato nei sondaggi i Verdi (al 18%). Come la Cdu sta rinnegando la parte europeista della propria tradizione, così l’Spd sta abbandonando la svolta liberale, si sta spostando verso sinistra revocando alcune delle ampie riforme introdotte da Gerhard Schröder (Hartz IV), aumentando la spesa sociale e proponendo un reddito universale. Il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, sta preparando così la sua futura candidatura alla cancelleria.

Dopo le elezioni regionali dell’autunno, i partiti della coalizione di governo apriranno il confronto sul contratto che avevano sottoscritto e quella sarà un’occasione per l’Spd per lasciare il governo. In quel momento si giocherà anche l’ultimo scontro interno alla Cdu, con Schäuble che si sta preparando a proporre un candidato alternativo ad Akk.

A quel punto, Merkel potrà lasciare la guida del governo e diventare disponibile per una chiamata alla guida della Commissione europea, se i suoi piani andranno in porto. A quel punto scade anche la sospensione di Fidesz dal partito popolare europeo, proprio nel momento cioè in cui saranno necessari tutti i voti per determinare chi comanderà nel Parlamento europeo e chi assumerà le cariche più importanti nelle istituzioni europee.

Quello che si sta profilando per l’autunno prossimo è evidentemente un momento trasformativo per l’intera politica europea oggi a rischio di disintegrazione, ma in grado di ricostituirsi, in particolare se dovesse coincidere con un ripensamento britannico sull’uscita dalla Ue.

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