la festa del 9 maggio

Il futuro dell’Europa dipende dalle sue regioni, dalle sue città e dai suoi piccoli comuni

La pandemia di Covid-19 sta mettendo a dura prova l’Unione europea, ma ci ha anche ricordato quanto dipendiamo gli uni dagli altri. Dobbiamo trarre insegnamento e ripensare l’attuale struttura di governance dell’Unione europea. La crisi indotta dalla Covid-19 non segna la fine del progetto europeo, ma offre anzi l’opportunità di rilanciare una nuova Europa più vicina ai propri cittadini, nelle loro regioni, città e piccoli comuni

di Apostolos Tzitzikostas e Roberto Ciambetti *

default onloading pic

La pandemia di Covid-19 sta mettendo a dura prova l’Unione europea, ma ci ha anche ricordato quanto dipendiamo gli uni dagli altri. Dobbiamo trarre insegnamento e ripensare l’attuale struttura di governance dell’Unione europea. La crisi indotta dalla Covid-19 non segna la fine del progetto europeo, ma offre anzi l’opportunità di rilanciare una nuova Europa più vicina ai propri cittadini, nelle loro regioni, città e piccoli comuni


4' di lettura

La pandemia di Covid-19 sta mettendo a dura prova l’Unione europea, ma ci ha anche ricordato quanto dipendiamo gli uni dagli altri. Ha fatto si' che UE, governi nazionali, amministrazioni regionali, comuni piccoli e grandi unissero le loro forze.
Ha messo in evidenza quanto la tutela delle nostre comunità dipenda dalle migliaia di sindaci, presidenti di regione, assessori e consiglieri che sono in prima linea ogni giorno nella lotta contro la pandemia.

Per il nostro futuro, dobbiamo trarre insegnamento da questa constatazione e ripensare l’attuale struttura di governance dell’Unione europea.

È infatti chiaro che l'attuale Europa a due dimensioni – centrata solo sulle istituzioni europee e sui governi nazionali – ha mostrato i suoi limiti. L’UE deve cambiare, dando agli eletti locali e regionali il ruolo di partner a pieno titolo che gli spetta.

Nonostante le divisioni e le difficoltà riscontrate nelle prime fasi di espansione della pandemia, l’UE ha mobilitato fondi contro la disoccupazione, sta garantendo le scorte europee di attrezzature mediche, sta mettendo a disposizione prestiti alle PMI. Naturalmente l’UE dovrebbe essere in grado di reagire più velocemente in caso di crisi come quella attuale adottando misure aggiuntive in materia di prevenzione e bilancio .

Sostenere gli amministratori locali
Soprattutto durante le crisi, i cittadini vogliono essere protetti. Vogliono sentire i rappresentanti politici a loro più vicini parlare nella loro lingua, condividendo misure concrete e fatti reali. I cittadini vogliono sapere come e dove acquistare le mascherine, gli imprenditori quando potranno riaprire, i lavoratori quando potranno tornare a lavorare e le famiglie quando i bambini potranno tornare a scuola. I pazienti vogliono sapere cosa possono acquistare in farmacia o dove rivolgersi per le cure sanitarie più adeguate.

Roberto Ciambetti

È evidente che un potere centralizzato non è in grado di rispondere alle molteplici sfide di una crisi di questa portata. Per salvare vite umane e proteggere le nostre economie bisogna affidarsi soprattutto ai leader regionali e locali, sostenendone gli sforzi sul campo. Il loro contributo è stato, è e sarà fondamentale per porre fine alla pandemia, garantire i servizi di base e l’assistenza sanitaria, salvaguardare posti di lavoro, sostenere le PMI e preparare il terreno per la ripresa economica e sociale.

È il momento di un piano europeo di ripresa ambizioso, che assista coloro che si trovano in prima linea in questa emergenza e risponda alle necessità delle regioni, delle città e dei piccoli comuni di tutta Europa.

È necessario rafforzare la politica di coesione dell’UE che riduce le disuguaglianze e migliora la resilienza delle regioni, delle città e dei piccoli comuni di tutta Europa. Abbiamo bisogno di una solidarietà concreta verso tutti coloro che sono stati colpiti dalla crisi. Una solidarietà che vada di pari passo con la responsabilità. Abbiamo bisogno di unità tra tutti i livelli di governance – europeo, nazionale, regionale e locale – nell’interesse dei nostri cittadini.

Tutte le nuove misure e il prossimo bilancio pluriennale dell’UE devono tener conto delle esperienze delle autorità regionali e locali, che sono indispensabili per garantire una ripresa economica che non lasci indietro nessun territorio e nessun cittadino. Adesso la ripresa economica deve rappresentare la priorità cardine per l’UE. Le nostre imprese vanno sostenute con politiche che permettano loro di rimanere sul mercato, rivedendo le misure che potrebbero aggravarne le difficoltà.

Il Fondo dell’UE per la ripresa deve finanziare un meccanismo dell'UE per le emergenze sanitarie e un centro di coordinamento dell'UE per la lotta alle pandemie. L’UE deve offrire prestiti e sovvenzioni per aiutare direttamente gli enti locali e regionali a coprire le perdite di gettito fiscale. È necessario sostenere la digitalizzazione dei servizi pubblici, varare un programma di aiuti regionali a favore delle PMI e sviluppare un piano di sostegno alle zone rurali.

Lavorare insieme per superare le difficoltà e le catastrofi non è certo una novità per l'UE. Nel dopoguerra una comunità europea di nazioni è nata per proteggerci da nuovi conflitti. Si è trattato, all'epoca, di un processo dettato esclusivamente dagli Stati nazionali.

Apostolos Tzitzikostas

Serve un approccio dalla base verso l’alto
Per rispondere alla crisi attuale, invece, serve un approccio dalla base verso l'alto, basato sui bisogni reali e sul contributo delle regioni, città e piccoli comuni di tutta Europa. Gli eletti regionali e locali sono più di un milione in Europa, e sono attori di vitale importanza per il rinnovamento dell’Unione europea. Il Comitato europeo delle Regioni continuerà a far ascoltare la loro voce per costruire un nuovo modello di democrazia. A 70 anni dalla posa delle prime fondamenta dell'Unione europea, i governi locali e regionali non possono più essere soltanto le radici dell’Europa: devono rappresentarne un pilastro fondamentale.

Se non fosse scoppiata questa crisi, avremmo trascorso il 9 maggio – Giornata dell’Europa – a discutere del futuro dell’UE. Stiamo invece parlando del suo presente, perché tutti gli europei hanno più che mai bisogno dell’Europa.

La crisi indotta dalla Covid-19 non segna la fine del progetto europeo, ma offre anzi l’opportunità di rilanciare una nuova Europa più vicina ai propri cittadini, nelle loro regioni, città e piccoli comuni.


Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti