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«Il futuro nell’antibatterico al grafene»

L’idea iniziale era quella di studiare nuovi pneumatici. Progetto per ora accantonato, con l’emergenza Covid a dirottare l’attività del nuovo laboratorio di ricerca e sperimentazione verso materiali ad uso igienico sanitario

Luca Orlando

L’idea iniziale era quella di studiare nuovi pneumatici. Progetto per ora accantonato, con l’emergenza Covid a dirottare l’attività del nuovo laboratorio di ricerca e sperimentazione verso materiali ad uso igienico sanitario


2' di lettura

L’idea iniziale era quella di studiare nuovi pneumatici. Progetto per ora accantonato, con l’emergenza Covid a dirottare l’attività del nuovo laboratorio di ricerca e sperimentazione verso materiali ad uso igienico sanitario. Attività che Comerio Ercole, produttore di macchinari per gomma-plastica, sviluppa insieme alla comasca Directa Plus, che al progetto contribuisce con la propria competenza nella produzione e customizzazione del grafene.

«La validazione di questo prodotto filtrante e antibatterico è attesa entro poche settimane – spiega il numero uno di Comerio Ercole Riccardo Comerio – e da lì si procederà con lo sviluppo. Che come punto d’arrivo prevede da parte nostra la costruzione di impianti in grado di realizzare questo materiale, utilizzabile per camici, abbigliamento sanitario, mascherine. Si tratta di forniture importanti, la cui domanda è destinata a restare elevata in vista di possibili nuove emergenze, in Italia e nel mondo».

Produzione di mascherine che ha già contribuito a sostenere in modo indiretto i ricavi dell’azienda, impegnata a fornire maxi-calandre da milioni di euro per i produttori di impianti di melt-blown, il materiale di filtraggio utilizzato per le protezioni individuali, costruttori sommersi di richieste alla luce del picco di domanda globale.

«In termini di ricavi siamo in linea con lo scorso anno – spiega – ma il nodo principale riguarda i nuovi ordini, dove la visibilità è davvero scarsa: tutto il mondo è in difficoltà e anche lavorare con decine di paesi, come è il nostro caso, non è di questi tempi una protezione. In termini di mercati sembra che ci sia una sorta di progressione di miglioramento da est ad ovest ma sono ancora segnali limitati». L’azienda varesina, 175 addetti e 70 milioni di ricavi, è stata in grado di installare e avviare gli impianti già terminati durante il lockdown grazie anche a squadre di tecnici già dislocate all’estero al momento del blocco in Italia.

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