autodeterminazione e speranza

Il futuro dei rifugiati passa dalla scuola

di Joseph Munyambanza


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(Agf)

3' di lettura

All’Equatore, in una piccola comunità, bambini di provenienza diversa frequentano le lezioni di una delle migliori scuole primarie della regione. La scuola elementare ha una banda di ottoni, una fattoria, un collettivo di artisti, club letterari e per il microcredito, gruppi di sostegno per le vittime dei maltrattamenti domestici. C’è perfino un programma di tutoraggio per far proseguire gli studi alle ragazze coinvolte dai conflitti.

Questo paradiso dell’istruzione non si trova in un Paese ricco e dotato di risorse illimitate: si trova in un campo profughi dell’Uganda occidentale. Non è finanziato da copiosi aiuti stranieri, ma da un budget assai limitato dei rifugiati stessi. Ed è da prendere a modello per conferire potere ai rifugiati di tutto il mondo.

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Questo esperimento nell’istruzione dei rifugiati iniziò nel 2005, quando insieme ad altri bambini vivevo nell’insediamento per rifugiati di Kyangwali, nel distretto ugandese di Hoima. Per sopravvivere dovevamo ingaggiare una battaglia quotidiana: avevamo pochissimo cibo e scarso accesso all’assistenza sanitaria. Parlare di scuola era del tutto fuori questione. Proprio perché capimmo che l’istruzione è la chiave per il benessere, però, ci insegnammo a vicenda tutto quello che sapevamo. Gli studenti più grandi fecero da tutor ai più piccoli e lavorammo tutti per guadagnare qualche soldo da investire nell’acquisto di libri di testo e di uniformi scolastiche.

Col tempo, quei granelli di istruzione hanno attecchito e sbocciando hanno dato vita a Ciyota, un’organizzazione guidata da giovani volontari che si occupa di iniziative formative e della scuola Coburwas.

Oggi le scuole elementari aperte da Ciyota e dai suoi ex alunni sono frequentate da oltre 1.500 studenti. Più di 700 diplomati hanno proseguito gli studi iscrivendosi a scuole di secondo grado e più di una quarantina stanno studiando per conseguire diplomi di livello ancora superiore nelle università di tutto il mondo. I nostri diplomati sono stati insigniti del titolo di Mastercard foundation scholars per la loro visione accademica, la loro coscienza sociale, le loro qualità di leader. Alcuni ex alunni hanno potuto addirittura frequentare l’African leadership academy, uno dei college più illustri di tutta l’Africa.

Ad aver beneficiato dell’iniziativa Ciyota sono già molti giovani africani, ma il nostro lavoro non si ferma sulla soglia della porta di un’aula. Poiché siamo consapevoli che i bambini imparano meglio quando alle spalle possono contare su un forte apparato di sostegno, ci adoperiamo anche con i loro genitori e i membri delle loro comunità per far sì che l’istruzione goda di maggiore priorità. In questo modo, speriamo di poter raggiungere ancora più bambini bisognosi di un’istruzione di qualità.

La nostra organizzazione avrà anche radici umili, ma i nostri programmi sono grandiosi. Noi vogliamo trasformare l’Africa allargando il più possibile l’accesso al sapere degli studenti poveri. Dal nostro punto di vista, trovare posto in una scuola è soltanto il primo passo. Vogliamo ispirare i bambini e stimolarli a diventare leader e imprenditori, e a mettere in pratica le competenze acquisite in classe per migliorare la vita delle loro comunità e dei loro paesi. Noi rifugiati abbiamo sempre avuto l’obiettivo di conferire potere ai singoli e alle comunità tramite l’auto-sufficienza.

Noi vogliamo che i giovani rifugiati di tutto il mondo siano ispirati dalla nostra esperienza. Le persone sfollate e profughe da poco tempo necessitano di cibo e di generi di prima necessità ma, quanto più restano lontano dalle loro case, tanto più i rifugiati hanno bisogno di poter accedere a istituzioni che incrementino e potenzino la loro autodeterminazione. Con un lavoro, della terra e le scuole, i rifugiati possono riconquistare una cosa che hanno perduto al momento della fuga: la speranza. Se il pianeta deve poter garantire l’istruzione primaria universale – obiettivo che la comunità internazionale si assunse quasi settant’anni fa – ci serviranno molte più scuole come la nostra. I programmi di istruzione gestiti da rifugiati a Kyangwali sono soltanto un esempio di quello che si può ottenere quando ai giovani si offrono gli strumenti giusti per prendere in mano il loro destino e decidere di esso.

(Direttore esecutivo di Ciyota. Traduzione di Anna Bissanti)

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