Materie prime e mobilità elettrica

Il futuro sostenibile dell’Europa passa da miniere moderne

di Roberto García Martínez

(Bloomberg)

4' di lettura

La batteria è sempre stata un componente cruciale dell’industria automobilistica. Anche se il settore dell’ automotive può produrre quasi tutto ciò di cui necessita in Italia e in Europa, dipende da Paesi dove condizioni di lavoro dignitose o tutela dell’ambiente non sono necessariamente delle priorità – per esempio, la Repubblica Democratica del Congo, la Cina o il Cile – per le materie prime necessarie per le batterie moderne.

Rame, nichel, litio, cobalto e terre rare sono importati da questi Paesi, il che di fatto esclude una produzione di batterie veramente sostenibile. Perché è così? Perché l’industria mineraria in Europa si è storicamente concentrata sull’estrazione del carbone, il catalizzatore – ora in fase di liquidazione – della nostra industrializzazione e prosperità. La maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea non vuole più avere niente a che farci. Lasciamo che le emissioni di CO2 e i danni ambientali associati all’estrazione delle materie prime abbiano luogo altrove, l’importante è che ci concentriamo sull’elettromobilità.

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Questo è ipocrita – e con le nuove leggi sulle catene di approvvigionamento previste a livello Ue, presto non sarà neppure sostenibile: i produttori devono essere pienamente responsabili nei confronti dei consumatori circa l’origine delle loro forniture e materie prime. Nel prossimo futuro, non potremo più permetterci di procurarci gli ingredienti della nostra prosperità e della nostra desiderata neutralità climatica a spese dei minatori-bambini in Congo o delle popolazioni indigene in Cile in una sorta di neocolonialismo.

Sostenibilità, protezione dell’ambiente, primato dei diritti umani, condanna del lavoro minorile – tutto questo suona piuttosto implausibile quando la nostra “rivoluzione elettrica” accetta serenamente le condizioni inquinanti e disumane nei Paesi esportatori di minerali per batterie. Non possiamo realizzare la visione di un’Europa neutrale dal punto di vista climatico ignorando i diritti dei lavoratori e la salute umana in altre parti del mondo.

Mercedes Benz si sta già muovendo nella direzione di un approvvigionamento responsabile delle materie prime. Secondo il direttore di produzione Markus Schäfer, la casa automobilistica di Stoccarda vuole aumentare i requisiti per le miniere di controllo in futuro. I fornitori dovranno rispettare lo standard minerario Irma (Initiative responsible mining assurance). Altre aziende automobilistiche europee hanno obiettivi simili e si sforzano di estrarre i minerali delle batterie in modo sostenibile,
ecologico e umano.

Ma il tempo stringe: secondo il piani di protezione del clima dell’Unione europea, la fine del motore a combustione è fissata per il 2035. I veicoli elettrici allora domineranno il mercato. Questo suona (ancora) utopico, ma non può essere escluso. Significa che la pressione su tutte le parti coinvolte aumenterà, che si tratti di costruttori di automobili, fornitori di componenti o materie prime. Come può l’offerta di quelle indispensabili per la mobilità elettrica tenere il passo di una domanda
in rapido aumento?

La risposta è: con un proprio settore minerario responsabile e sostenibile. Se l’Europa non segue questa strada, rimarrà vulnerabile al ricatto. Lo sciopero nelle miniere di rame cilene alla fine di maggio ha portato a un forte aumento del prezzo di uno dei minerali più importanti per la produzione di batterie, insieme a nichel e litio. Un arresto della produzione nelle miniere cilene di rilevanza mondiale ha un impatto diretto sull’offerta e sul prezzo. Nel gennaio 2021, una tonnellata di rame costava ancora circa 6.400 euro, a luglio era già 8.200 euro – e la tendenza è in aumento. Una corsa globale per il rame, il cobalto e simili è iniziata da tempo.

Gli esperti stimano le riserve globali di cobalto a 7,2 milioni di tonnellate e quelle di litio a 14,5 milioni di tonnellate, principalmente nel sottosuolo cileno e cinese. Le riserve globali di nichel sono stimate a 78 milioni di tonnellate e si trovano principalmente in Russia, Canada, Indonesia e Filippine. Oggi, circa il 75% di tutti i minerali e metalli necessari per le batterie sono estratti in Sud America, Cina e Africa. Il resto è essenzialmente condiviso da Australia, Indonesia, Filippine, Russia e Marocco.

In questa competizione globale per le materie prime del futuro, l’Europa non gioca un ruolo come produttore, ma uno importante come compratore. Questo significa che il Vecchio continente ha un certo potere di mercato, ma è anche molto vulnerabile. Questo è stato dimostrato di recente dai colli di bottiglia delle forniture di semiconduttori, che hanno portato a rallentamenti o addirittura a fermi temporanei della produzione nell’industria automobilistica. Le nostre catene di approvvigionamento sono fragili e facilmente vulnerabili. La Commissione europea ha dichiarato questa situazione insostenibile e ha presentato un piano d’azione sulle materie prime critiche lo scorso settembre. Nel suo parere del marzo 2021, la Commissione sottolinea che gli Stati membri dell’Ue «devono anche rifornirsi di materie prime da fonti proprie a lungo termine, per quanto possibile, ed elaborare strategie di sviluppo lungimiranti».

Ma questo significa anche che l’Europa deve riprendere l’attività mineraria, già ostracizzata a causa del suo “passato sporco”. Non con migliaia di minatori che scendono sotto terra con lampade e thermos per morire giovani di pneumoconiosi o in incidenti, come in passato. L’estrazione moderna lavora in modo meno invasivo e non lascia dietro di sé enormi cumuli di rifiuti e terreni contaminati. Si chiama “estrazione pulita”.

Non c’è dubbio che tutti i minerali necessari per le moderne batterie automobilistiche potrebbero essere estratti in Europa: in Italia, Finlandia, Svezia, Spagna, Austria e Germania. Litio, rame, nichel, perfino terre rare – tutto può essere trovato nel suolo del Vecchio continente. Secondo gli esperti, il tasso di autosufficienza potrebbe arrivare al 70 per cento. Tuttavia, questo richiede il superamento di imponenti ostacoli burocratici. Attualmente, non è insolito che passino dieci anni dall’acquisizione di una miniera alla messa sul mercato di ciò che vi viene estratto.

Questo non può continuare. Dobbiamo avere il coraggio di permettere un’estrazione moderna e rispettosa dell’ambiente. In questo modo, l’Italia e l’Europa potrebbero contribuire a una fornitura stabile, rispettosa dell’ambiente ed eticamente responsabile di minerali per batterie per le nostre industrie green. Questo richiede un ripensamento: abbiamo bisogno di miniere più moderne. Per il bene del clima e di chi, lontano dai nostri confini, paga il conto della mancanza di regole a livello locale
e di metodi estrattivi superati.

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