IL VERTICE DI AMBURGO

Il G20 trova un compromesso su acciaio e commercio. Sul clima avanti senza gli Usa

dal nostro inviato Alessandro Merli

Angela Merkel (AFP))

4' di lettura

AMBURGO - Con più di una concessione agli Stati Uniti, il G20 ha raggiunto in nottata un accordo sul comunicato finale del vertice fra i maggiori Paesi industriali e le principali economie emergenti. Su un punto resta il disaccordo: la questione dei cambiamenti climatici. «Prendiamo nota della decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’Accordo di Parigi - recita il comunicato finale -. I leader degli altri Paesi del G20 affermano che l’Accordo di Parigi è irreversibile». È stato inoltre stabilito un programma con scadenze precise per l'eliminazione dell'eccesso di capacità produttiva nell'acciaio, una questione sulla quale l'amministrazione Trump ha ventilato l'uso di restrizioni all'import, che in questo modo potrebbero essere evitate.

Compromesso sul protezionismo
«Il risultato è buono», ha detto una delle fonti. Gli sherpa hanno lavorati nella notte per finalizzare il comunicato. In particolare, è stato raggiunta un'intesa sul commercio internazionale, con un impegno esplicito alla lotta al protezionismo, cui Washington aveva resistito, ma che alla fine era stata poi accettata nella formulazione finale del G-7 di Taormina. Le fonti europee hanno definito il compromesso raggiunto ad Amburgo come “Taormina plus”: viene affermato che gli scambi internazionali devono avvenire a condizioni di reciprocità ed essere vantaggiosi per tutte le parti e riconosciuto il possibile uso di «strumenti legittimi di difesa» per combattere pratiche distorsive del commercio, un punto su cui hanno insistito gli americani. È importante però, secondo i funzionari europei che hanno partecipato agli incontri, la riaffermazione del sistema multilaterale con al centro la Wto, l'organizzazione mondiale del commercio, che si è trovata nel mirino dell'amministrazione Trump, con l'indicazione che i suoi meccanismi devono essere migliorati.

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Acciaio: percorso a tappe
Sul commercio, la questione più spinosa è quella dell'acciaio. Il G-20 di Amburgo ha dato corpo alle indicazione emerse dal vertice dello scorso anno in Cina, fissando un cronoprogramma, che prevede entro agosto lo scambio di informazioni, un rapporto con indicazioni sulle politiche da adottare a novembre e una verifica sul fatto che le azioni richieste siano state messe in atto nel corso del 2018. Si vedrà se questo potrà bastare a bloccare l'azione minacciata dagli Stati Uniti, che seppure diretta principalmente contro la Cina, potrebbe danneggiare anche i produttori europei, il Messico, il Canada, la Corea e il Giappone.

Clima: restano le divisioni
Il ritiro degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima ha costretto il G-20 a un ripensamento: viene affermato che un'economia forte e la salute del pianeta si rafforzano a vicenda, ma solo gli altri 19 riaffermano il loro impegno a mettere in atto l'accordo di Parigi, mentre gli Stati Uniti hanno chiesto che venisse riconosciuta l'importanza dei combustibili fossili anche nell'ottica della sicurezza energetica. Su questo, le posizioni restano in disaccordo. I 19 hanno comunque concordato (fin da maggio e senza controversie, precisano le fonti) una appendice al comunicato che ribadisce i loro impegni all'azione e il presidente francese Macron ha annunciato un summit sul clima a Parigi il prossimo 12 dicembre. Le fonti europee hanno sottolineato peraltro che in generale l'atmosfera delle discussioni è stata buona e che non si è trattato di un “19 contro 1” come paventato alla vigilia. L'indicazione da parte del cancelliere Angela Merkel per la ricerca di compromessi e l'intenzione di evitare l'isolamento americano è stata recepita dai negoziatori.

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Niente sanzioni ai trafficanti di uomini
Sulla questione delle migrazioni, gli europei ammettono che le conclusioni del summit sono vaghe. Non è passata la proposta presentata ieri dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, per l'adozione di sanzioni Onu a carico dei trafficanti di persone, con il blocco dei beni e il divieto di viaggio. L'opposizione, secondo le fonti europee, è venuta da Russia e Cina.

L’economia per una volta non preoccupa
Per una volta, forse la prima dallo scoppio della crisi finanziaria globale, quasi dieci anni fa, l'economia non è stato un tema di particolare preoccupazione. Anche in Europa la ripresa ha ormai preso piede e dovrebbe semmai riservare sorprese al rialzo. L'occupazione si è rafforzata e la disoccupazione è scesa sotto il 10 percento. Il tema centrale è semmai la ricerca di una crescita “inclusiva”, che raggiunga quelle parti della popolazione che sono state escluse dai benefici della globalizzazione e dei progressi tecnologici, il che ha alimentato populismi e tentazioni nazionaliste e protezioniste.

Sulle banche niente progressi
Non c'è stata da parte americana, secondo una delle fonti europee, un'opposizione al completamento delle regole della finanza che sono state riscritte dopo la crisi. L'amministrazione Trump ha annunciato di voler fare marcia indietro su alcuni punti, ma questa intenzione non è stata ribadita né al G-7 né al G-20, secondo la fonte. Il G-20 insiste per il completamento il più presto possibile delle nuove regole di Basilea sui requisiti patrimoniali delle banche, ma nelle discussioni a livello tecnico europei e americani restano divisi e più volte il Comitato di Basilea ha fallito il raggiungimento delle scadenze per chiudere l'intesa.

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