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Il gasdotto Tap ha bisogno della scorta anche per innaffiare gli ulivi

di Domenico Palmiotti

Ansa

2' di lettura

A Melendugno, nel Salento, continua il clima di assedio attorno al cantiere del gasdotto Tap. Anche per innaffiare gli ulivi espiantati e messi a dimora in dei grossi vasi, Tap ha dovuto far scortare l'autobotte dai Carabinieri e dalla Polizia locale di Melendugno. Solo stamattina, infatti, Tap ha potuto aprirsi un varco nel presidio dei No Tap e assicurare l'acqua agli alberi per non farli morire. Appena pochi giorni fa Tap ha avuto bisogno di un centinaio di poliziotti per fare strada alle ruspe, abbattere le barricate stradali, entrare nel cantiere e sistemare gli ultimi 11 ulivi espiantati nell'area del microtunnel ma rimasti zollati, cioè con un blocco di terreno attorno alle radici ma non messi in sicurezza. Senza trascurare, poi, che tutta la precedente fase dell'espianto temporaneo - 211 gli alberi interessatati - è stata possibile solo grazie ad un massiccio dispiegamento di forze di polizia proprio per tener fronte alle proteste ed evitare che degenerassero.

A riprova di un clima teso, nelle scorse ore Tap ha denunciato che “una non meglio identificata assemblea NoTap pretende di dettare regole sull'accesso al cantiere, indicando gli orari per l'effettuazione dei lavori e perfino quale forza di polizia debba accompagnare i mezzi che si recano in zona. Ci sarebbe da ridere - commenta la società - se non ci fosse da piangere per l'ennesima conferma che un manipolo di violenti continua a sottrarre alla applicazione delle leggi dello Stato un'area, non importa quanto piccola, della Repubblica Italiana”. Tap inoltre dice che “ad ulteriore riprova della cultura politica totalitaria e violenta di questo gruppo, alla pretesa di imporre con la forza il proprio potere, si associa la menzogna più spudorata nel tentativo di capovolgere la realtà. I responsabili della distruzione di un muro secolare, un bene del patrimonio culturale e storico del territorio abbattuto per farne barricate, dopo aver sceneggiato una ricostruzione per la quale non avevano né le autorizzazioni, né le competenze (tanto è vero che l'hanno lasciata a metà), accusano ora Tap di aver portato via delle pietre”. Nei giorni scorsi, infatti, sindaci del Salento e parte di coloro che si oppongono al gasdotto avevano protestato per la distruzione dei muretti a secco e chiesto di isolare dalla protesta le frange radicali e violente.

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Con la fine di aprile e l'avvicinarsi della stagione estiva, Tap, come convenuto, fermerà i lavori. Al massimo si tratterà di vedere se sarà possibile costruire la strada di accesso al cantiere, ma l'espianto degli ulivi è terminato e le ulteriori opere del gasdotto partiranno solo nei prossimi mesi. Si tratta, in particolare, della costruzione del pozzo di spinta, nella quale verrà calata la macchina che scaverà il microtunnel, e del microtunnel stesso. Per quest'ultimo la società ha presentato il progetto al ministero dell'Ambiente e adesso attende di sapere se deve essere assoggettato o meno ad una specifica Valutazione d'impatto ambientale dopo quella rilasciata nel 2014 all'intera opera. Per il pozzo di spinta, infine, sono attese le prescrizioni da parte di ministero dell'Ambiente, Regione Puglia, Arpa Puglia e Autorità di bacino.

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