RICICLO

Metti il gelato nella vaschetta di alluminio. Il packaging nel food cambia e punta al riuso

di Giambattista Marchetto


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2' di lettura

Inseguendo una tendenza sempre più consapevole all'eliminazione degli imballaggi destinati a rifiuto, la compagnia TerraCycle con base nel New Jersey ha lanciato a maggio a nelle aree di Parigi e New York il progetto Loop. Coagulando le attenzioni di oltre 20 big dei beni di largo consumo (dal food alla cosmesi, dai detersivi alle bevande), l'iniziativa prevede l'utilizzo di contenitori durevoli e riutilizzabili per i prodotti.L'obiettivo dichiarato è ambizioso: non limitarsi al riciclo, ma puntare sul riuso (e recupero) per ridurre la dispersione di rifiuti, soprattutto in plastica.


Vetro, alluminio o plastica resistente
Il succo d'arancia Tropicana e la maionese di Hellman saranno confezionati in vetro resistente, mentre la Nestlè ha progettato per Haagen-Dazs un barattolo in alluminio a doppia parete che mantiene la temperatura. Sono solo alcuni degli esempi di packaging non-monouso, studiato ad hoc dai brand coinvolti in Loop. Il progetto di TerraCycle prevede inoltre l'attivazione di partnership nell'ambito della distribuzione food per estendere la propria azione su Toronto, Londra e poi Tokyo. Loop raccoglierà un deposito rimborsabile che i clienti riceveranno una volta restituiti i loro contenitori e UPS raccoglierà i vuoti senza costi aggiuntivi. E nonostante sia previsto questo secondo passaggio, TerraCycle assicura che il programma riduce gli sprechi, pur considerando l'energia necessaria per trasportare e preparare i prodotti per il riutilizzo.

Il “modello del lattaio”
Nell'ottica di una circolarità dell'economia, Loop offre dunque prodotti popolari da 25 aziende (per ora) tra cui i big Nestle, Unilever, Procter & Gamble, Mars, Coca-Cola e PepsiCo, Mondelēz e Danone in contenitori riutilizzabili che i clienti ordinano online o acquistano nei negozi e tornano all'azienda al termine. I costi di imballaggio sono approssimativamente raddoppiati per i produttori, ma questo viene compensato ammortizzando la spesa per usura.
Il progetto evoca la figura del lattaio degli anni Quaranta o le bottiglie di vetro in deposito, ancora oggi raccolte anche in Italia. “Un modello migliore da molti punti di vista - ha detto il fondatore di TerraCycle Tom Szaky - Nel modello del lattaio la confezione era di proprietà del caseificio e questo tipo di immondizia non esisteva”.

Dall'online al retail
Il ciclo di Loop in fase di lancio è centrato sull'e-commerce. I consumatori ordinano i prodotti online su Loop o su una piattaforma partner e la consegna avviene come ogni spesa online, ma in aggiunta i clienti pagano un piccolo deposito per un pacchetto progettato per almeno 100 cicli di utilizzo. Quando il contenitore è vuoto, viene ritirato e i clienti possono scegliere che il prodotto venga reintegrato o che il deposito venga restituito. I vuoti vengono lavati e riempiti.TerraCycle, come un retailer online, gestisce l'intero processo. Ma all'orizzonte c'è il coinvolgimento del retail; nello specifico Carrefour e Tesco in Europa potrebbero introdurre prodotti Loop nei loro negozi entro la fine dell'anno (e i vuoti tornano al supermarket). Saranno pronti i consumatori al packaging circolare?

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