AlmaLaurea

Gender gap: le donne guadagnano il 20% in meno degli uomini

Anche la ripresa avvantaggia gli uomini: nel quarto trimestre 2021 le richieste di curricula sono state 193mila per i laureati e 152mila per le laureate

di Eugenio Bruno

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Studiano di più. Si laureano prima e meglio. Sfruttano meglio le esperienze all’estero e i tirocini. Ma fanno più fatica a trovare un lavoro rispetto ai loro colleghi e guadagnano in media il 20% in meno. E con il Covid-19 la forbice è addirittura cresciuta. È la fotografia del gender gap che affligge le laureate italiane, secondo il primo rapporto tematico di genere realizzato da AlmaLaurea. Un’indagine che ha interessato 291.000 laureati del 2020, e 655.000 laureati del 2019, 2017 e 2015, intervistati a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

Prime tra i banchi e alla laurea

Nel 2020 le donne costituiscono quasi il 60% dei laureati in Italia. Da qui parte l’analisi del consorzio interuniversitario presieduto da Ivano Dionigi, che fa prima un passo indietro e torna alle performance pre-universitarie. Sono migliori quelle femminili, con un voto medio di diploma di 82,5/100, contro l’80,2/100 dei maschi.Dopodiché il rapporto si sofferma sulla carriera all’interno degli atenei. E le donne primeggiano in tutto. Prendono parte più degli uomini alle esperienze di tirocinio curriculare (61,4% rispetto al 52,1%), di lavoro durante gli studi (66,0% rispetto al 64,0%) o di mobilità studentesca (11,6%, rispetto al 10,9% degli uomini). I risultati universitarie, in termini sia di regolarità negli studi sia di voto di laurea, sono migliori per le donne (concludono gli studi in corso il 60,2% delle donne, rispetto al 55,7% degli uomini; il voto medio di laurea è, rispettivamente, pari a 103,9 e 102,1/110).

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Sul lavoro lo scenario cambia

Arrivati sul mercato del lavoro il quadro muta completamente. E le differenze di genere emergono in tutta la loro drammaticità. Prendiamo il tasso di occupazione; è sempre a vantaggio degli uomini: tra i laureati di primo livello a cinque anni dal titolo pari all'86,0% per le donne e al 92,4% per gli uomini; tra quelli di secondo livello rispettivamente pari a 85,2% e 91,2%. A cinque anni dal titolo, in presenza di figli il divario di genere si amplifica ulteriormente.
I maschi risultano avvantaggiati anche rispetto ad alcune caratteristiche del lavoro svolto: per loro maggiore lavoro autonomo (a cinque anni dal titolo 7,5% per le donne e 11,6% per gli uomini tra i laureati di primo livello; 20,2% e 21,8%, rispettivamente, tra quelli di secondo livello) o alle dipendenze con un contratto a tempo indeterminato (64,5% per le donne e 67,4% per gli uomini tra i laureati di primo livello; 52,2% e 59,1% tra quelli di secondo livello); per le donne, invece, più contratti non standard, ossia principalmente alle dipendenze a tempo determinato (17,0% per le donne e 12,2% per gli uomini tra i laureati di primo livello; 18,9% e 11,5% tra quelli di secondo livello) anche perché occupate, più degli uomini, nel settore pubblico (35,8% e 28,4% tra i laureati di primo livello; 24,4% e 16,5% tra quelli di secondo livello).

Il gender pay gap

In termini retributivi si conferma il vantaggio a favore degli uomini. In particolare, a cinque anni dalla laurea, gli uomini percepiscono, in media, circa il 20% in più: tra i laureati di primo livello 1.374 euro per le donne e 1.651 euro per gli uomini; tra quelli di secondo livello rispettivamente 1.438 euro e 1.713 euro.
L’analisi della professione svolta a cinque anni dalla laurea mostra che sono soprattutto gli uomini a occupare ruoli di alto livello, ossia di tipo imprenditoriale o dirigenziale (2,2% tra le donne e 3,9% tra gli uomini) e a elevata specializzazione, cioè per i quali è richiesta almeno una laurea di secondo livello (61,7% tra le donne e 63,6% tra gli uomini).

L’impatto del Covid-19

L’indagine di AlmaLaurea intercetta anche l’effetto nefasto del Covid-19 sul lavoro femminile. Osservando le richieste di curriculum vitae da parte delle imprese, distintamente per trimestre, è evidente l’effetto della pandemia sulla domanda di lavoro, intercettata a partire dalla prima metà del 2020, quella del lockdown. In questa fase, il calo delle richieste di CV ha coinvolto soprattutto le ricerche di profili professionali associati prevalentemente a uomini. Tale calo ha determinato, in corrispondenza del secondo trimestre del 2020, l'avvicinamento della curva maschile a quella femminile (le richieste di CV sono state, rispettivamente, poco meno di 71mila per i laureati e 67mila per le laureate).
Con la ripresa la forbice si è allargata di nuovo. Nei trimestri successivi, in corrispondenza della progressiva riapertura delle attività economiche, l’aumento delle richieste di curricula ha riguardato in particolar modo proprio i profili associati agli uomini. Risultato: la curva maschile e quella femminile si sono riallontanate. Tant’è che nel quarto trimestre 2021 le richieste di CV sono state quasi 193mila per i laureati e quasi 152mila per le laureate. Numeri che si commentano da soli.

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