ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDopo la morte di george Floyd

Il Ghana apre le porte ai neri d’America: tornate a casa, qui non c’è razzismo

Il Paese africano da cui partivano le navi con gli schiavi 400 anni dopo lancia un programma che offre incentivi e cittadinanza agli afroamericani

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

default onloading pic
Lo storico castello degli schiavi della Cape Coast, dove alcuni partecipanti hanno ricevuto i risultati dei test del DNA degli antenati africani. (Reuters)

5' di lettura

NEW YORK - Legno d'ebano. Venivano chiamati così gli schiavi africani che partivano con le navi dei negrieri europei dalle coste dell'Africa Occidentale come forza lavoro per le colonie delle Americhe. La tratta degli uomini dalla pelle color ebano cominciò alla fine del Quattrocento, quando i portoghesi iniziarono a vendere schiavi in cambio di oro in Africa, ma il fenomeno si intensificò nei secoli successivi con inglesi, francesi e olandesi. La colonizzazione del Nuovo Mondo aveva bisogno di manodopera per la coltivazione delle piantagioni di cotone. L'Africa per secoli rappresentò la riserva di lavoratori a costo zero dell’America.

Dove è nata la schiavitù

I vascelli dei negrieri partivano dalla Costa d'Oro, chiamata così dai portoghesi per le riserve aurifere, l'attuale Ghana. A Cape Coast ci sono ancora una serie di fortificazioni che erano il punto di smistamento degli schiavi. Musei, oggi. Ricordano la tratta di uomini: Cape Coast Castle, Elmina Castle, Fort Victoria, Fort William e Fort MacCarthy, costruiti dagli inglesi tra il 1702 e il 1822. Lungo la costa del Ghana si trovano altre strutture simili, edificate tra il 1482 e il 1786, ora diventate patrimonio dell'umanità dell'Unesco, che ricordano quella tragica epoca. Ogni anno sono visitate da migliaia di turisti. Molti sono americani, afroamericani che tornano in Ghana per visitare i loro luoghi di origine, ricordare e visitare quei memoriali della tratta. Un viaggio a ritroso nella storia, come succede quando si visitano i campi di sterminio nazisti. Per non dimenticare.

Loading...

Il razzismo continua da allora e negli Stati Uniti questo filo che divide gli uomini dal colore della pelle non si è mai davvero interrotto, come dimostra la tragica vicenda di George Floyd, che ha generato le manifestazioni di protesta per i diritti civili più imponenti della storia americana. Gli Stati Uniti sono una società divisa, polarizzata e fanno ancora i conti con il razzismo.

L’Anno del ritorno

Il Ghana, il Paese da dove questa ingiustizia è nata, ha deciso di accogliere a braccia aperte gli afroamericani che decidono di venir via e di tornare in Africa. Un po' come avvenne con i coloni israeliani nel secondo dopoguerra dopo l'Olocausto. Il governo ghanese sta negoziando un accordo con le autorità locali per mettere a disposizione più di 200 ettari di terreni edificabili vicino a una struttura destinata ai new comers della diaspora africana, chi decide di tornare indietro. C'è spazio per ospitare circa 1500 famiglie. È una delle misure decisa dal governo per dare seguito all'iniziativa denominata Year of Return, l'Anno del ritorno, che ha attirato migliaia di turisti afroamericani in Ghana nel 2019, a quattrocento anni di distanza dalla partenza delle prime navi di schiavi dalla Gold Coast dirette nelle Americhe.

Scappare dal razzismo

Il piano del governo offre ai turisti la possibilità di convertire il loro visto turistico in residenziale, con un percorso che accompagna le persone a espatriare, ottenere la cittadinanza, dei permessi speciali per i terreni dove costruire le loro case e alla fine diventare cittadini del Ghana. «Diciamo ai nostri fratelli afroamericani che c'è un posto dove possono scappare dal razzismo. E questo posto è l'Africa», ha detto il ceo del Ghana Tourism Authority Akwasi Agyeman intervistato da Danielle Paquette, corrispondente nella West Africa del Washington Post. Il giornale ha raccontato la storia di una donna dell'Ohio, Kimberly Reese, madre di cinque figli, titolare di una agenzia di pubbliche relazioni a Cincinnati, che non era mai stata in Ghana ma ha deciso di fare il viaggio a ritroso verso le sue origini e di metter su casa nel paese africano perché non si sentiva più sicura negli Stati Uniti. Il Ghana è una delle nazioni con maggiore stabilità e crescita economica in Africa, un ottimo sistema di scuole e università, bassi tassi di corruzione, connessioni internet veloci disponibili ovunque. Una terra delle opportunità. «Dove non devi avere paura di girare per strada o di essere fermata dalla polizia se hai la pelle nera o quando i tuoi figli escono di casa», ha raccontato Reese.

Aumentano gli arrivi

Il numero di turisti che lo scorso anno ha visitato il Ghana è salito del 45%: 237mila persone nei primi nove mesi del 2019 secondo i dati del Ghana Tourism Authority. La gran parte arriva dagli Stati Uniti. Le cronache dei giornali locali raccontano che tra le celebrità che hanno visitato Accra e i luoghi dove è nata la schiavitù ci sono la top model Naomi Campbell, l'attore Idris Elba, il comico Steve Harvey e il rapper americano Cardi B. Il ministero del Turismo stima che siano entrati nelle casse del Paese circa 2 miliardi di dollari dai turisti stranieri. l flusso di ritorni nel Ghana è cominciato subito dopo l’indipendenza ottenuta il 7 febbraio nel 1957 con la firma della regina Elisabetta di Inghilterra del Ghana Independence Act, primo Paese africano a ottenere l’indipendenza, e negli anni successivi del governo socialista di Kwame Nkrumah, che lanciò un programma di sviluppo dell’economia locale, riformando l’agricoltura, rilanciando l’industria estrattiva e creando una industria manifatturiera locale. Nkrumah divenne un simbolo in Africa e nel mondo intero negli anni del decolonialismo. Martin Luther King, Malcolm X e Muhammad Ali, i leader delle rivendicazioni per i diritti civili dell’America di allora, tornarono in Ghana per visitare la nuova repubblica indipendente del Ghana e riscoprire le loro origini africane. Il reverendo King disse ai suoi associati che Nkrumah aveva bisogno di aiuto per costruire la nuova nazione. Da allora è cominciato il flusso dei ritorni degli africani della diaspora. Uno degli uomini che accettò l’invito fu Pauli Murray, attivista dei diritti civili che oggi insegna diritto alla School of Law dell’Università di Acrra. Da allora gli americani che hanno espatriato per tornare in Ghana si stima siano circa tremila.

Beyond the Return

Ora il governo cerca di far aumentare questi flussi. Come avviene per i pensionati europei che scelgono di vivere in Portogallo per pagare meno imposte, anche qui il governo ha appena lanciato un programma decennale denominato “Beyond the Return” per attirare le persone e trasferire le loro competenze professionali e i loro patrimoni in Ghana, in un contesto generale che favorisce gli investimenti stranieri e le nuove attività economiche. Nel 2019, dai dati del governo, 126 americani hanno presentato la richiesta di cittadinanza. Gli arrivi di stranieri sono visti di buon grado in un Paese dove il 30% della popolazione vive ancora con meno di 3 dollari al giorno. Molti afroamericani ci stanno pensando. Sognano di cambiare vita. Di tornare magari per la pensione con la doppia cittadinanza in Ghana, di imparare il Twi, il dialetto locale, costruirsi una grande casa davanti al mare e riconnettersi con la loro storia. In pace. Quattro secoli dopo.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti