recensione

Il Giappone feudale, il Bushido e la psiche del samurai: ecco Ghost of Tsushima

L’esclusiva Ps4 in uscita il 17 luglio non è indimenticabile ma non vi dimenticherete facilmente delle atmosfere di uno dei più appassionati videogiochi sui samurai.

di Luca Tremolada

3' di lettura

Giappone, tredicesimo secolo, anno 1270: l'impero mongolo di Kublai Khan si estende in tutta l'Asia centrale fino alla Corea. L'invasione del Giappone parte dall'isola di Tsushima, l'esercito guidata dal nipote di Gengis Khan spazza via le deboli difese sterminando i samurai che per la prima volta si trovano di fronte a un nemico senza onore, tecnologicamente più avanzato e che combatte con tecniche a loro sconosciute. Ghost of Tsushima, l'ultima esclusiva per Ps4 di questa generazione di console, è una ispirata macchina del tempo che gioca senza ambizioni di realismo con il nostro immaginario sul Giapppone feudale. Gli sviluppatori di Sucker Punch Production hanno scritto una lettera d'amore a un'epoca a cui tutti gli amanti dei videogiochi devono moltissimo. Imparerete il Bushido, i precetti che devono seguire i Samurai raccolti nel testo Hagakure e che indicano la via del guerriero. Scoprirete i boschi, gli spiriti e il significato della natura nella cultura giapponese. Apprezzerete la passione degli autori per le opere cinematografiche di Akira Kurosawa che sono state studiate e amate tanto da diventare una modalità di gioco. Sia ben chiaro; Ghost of Tsushima non è un gioco souls-like, non è Sekiro e neppure Nioh. Il gameplay non è indimenticabile ma non vi dimenticherete facilmente dei luoghi e delle atmosfere che scoprirete in uno degli omaggi più sinceri e appassionati all’epopea dei guerrieri giapponesi.

Le immagini del videogioco

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La storia.

Siete Jin Sakai, un samurai addestrato secondo le regole del Bushido da suo zio Shimura. Imparerete che per vincere contro i mongoli il samurai dovrà diventare una leggenda, un fantasma terrore dei nemici, uno spirito guerriero oscuro e letale in grado di sterminare eserciti. La trasformazione sarà lenta e sofferta. Per il giocatore sarà un piacevole pretesto per entrare nella testa del samurai, capire la solitudine di un combattente nato per essere fuori dal tempo, mossa da un codice morale rifiutato dalla tecnica e dalla modernità.

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Gameplay veloce, strutturato ma poco profondo.

Tecnicamente è un adventure open-world vasto, ben strutturato ma non nuovissimo nelle meccaniche. Stesso discorso per il sistema di combattimento che è forse l'elemento più discusso del gameplay. Quello adottato è una rielaborazione del Free Flow, il sistema usato per la gestione dei combattimenti ad esempio nella serie di Batman Arkkham o in Marvel's Spider-Man. Combinazioni rapide di tasti, tempismo nelle risposte, schivate e attenzione ai segnali di attacco del nemico. E' un sistema facile ed efficace e rappresenta una soglia di ingresso bassa per progredire. La declinazione scelta dei game designer dello studio di sviluppo di “infamous” è stata quella di limitare i tempi – i combattimenti come nelle simulazioni del Kendo si risolvono dopo pochi colpi - con sequenze precise e combinazioni studiate. Sono state aggiunge anche Stance, posture per modificare l'impatto delle tecniche e quindi cambiare in tempo reale l'approccio al duello. Andando avanti nel gioco si aggiungeranno nuove armi che renderanno ancora più letale il nostro eroe.

Di buono c'è che il gioco si lascia giocare, la progressione è lineare ma non per questo siamo di fronte a un titolo facile. Come è stato chiaro fin dall'inizio l'intento di Sucker Punch è stato quello di accompagnarci nell'esplorazione di una cultura marziale. E non quello di generare frustrazione in combattimenti interminabili.

Ghost of Tsushima - A Storm is Coming Trailer

Cosa ci è piaciuto.

Sucker Punch Productions ha potuto superare i limiti mostrati con Infamous, puntando tutto su una direzione artistica e una colonna sonora davvero indimenticabili. Non siamo di fronte a una lettura storica del feudalesimo giapponese. Ma a una dichiarazione d'amore per un immaginario. L'orizzonte è quello appunto dei film di Kurosawa. Opere cinematografiche come I Sette Samurai o Sanjuro non sono citazioni ma fonte di ispirazione del gameplay. Così come il Kurosawa mode non è solo un filtro grafico per giocare come se fossimo in un film in bianco e nero, ma l'esegesi di un genere, il tentativo di tradurre le sensazioni che evocano queste pellicole indimenticabili in un videogioco.

Cosa non ci è piaciuto.

Vuole essere il Red Dead Redemption giapponese e ci è riuscito se la prendiamo dal lato della mentalità del samurai. Come nel titolo Rockstar c'è quel senso riuscito dell'esplorazione nella storia di una nazione, la capacità di entrare dentro un'epopea. E' mancato forse la ricerca di un realismo storico che avrebbe “portato” a terra un immaginario forse un po' troppo immaginato.

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