Agroalimentare

Il Gin Portofino si concentra sul mercato Usa Impennata del fatturato in tre anni

di Monica Zunino

Distillato. Ruggero Raymo, cofondatore e ceo di Portofino Dry Gin, intento a controllare la produzione del liquore

3' di lettura

Il gin di Portofino prepara lo sbarco in grande stile sulla East coast americana, con l’apertura di un ufficio a fine 2023 a Boston o New York. Dopo un 2021 concentrato più sull’Italia, quest’anno tocca al mercato europeo. «E dal 2023 al 2025 l’obiettivo è consolidare la posizione in Nord America, dove siamo già molto presenti, principalmente sulla East coast e in Canada, e in Far East dove vediamo una crescita importante», spiega Ruggero Raymo, amministratore delegato nonché co-fondatore di Pudel, proprietaria di Portofino Dry gin.

A soli tre anni dalla nascita, dopo aver conquistato il premio giovani imprese Altagamma, che lo ha portato sul podio delle eccellenze italiane, Portofino Dry Gin, continua a crescere. Chiuso il 2021 con un fatturato di due milioni di euro, le previsioni per quest’anno sono di salire a cinque milioni.

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Il gin tutto italiano, bottiglia azzurra quadrata con disegnati il mare, le case colorate e il verde di Portofino, raccontato dai tre fondatori che l’hanno “inventato” come il distillato di una storia di radici e bellezza, quella appunto del borgo ligure, non vuole essere «un gin di moda. Volevamo che fosse timeless, un gin di tradizione che non avesse tempo», sottolinea Raymo.

La sede della società è a Milano, mentre la distilleria è ad Asti, ma le 21 botaniche utilizzate per la produzione sono coltivate e raccolte proprio sul monte di Portofino, che è il filo conduttore e passa anche per il nome dell’azienda, intitolata al nonno Klaus Pudel che, spiega Raymo, durante la seconda mondiale ha salvato il borgo dalla distruzione.

«Il progetto era nato, in realtà, quattro anni fa – dice Raymo – poi abbiamo lanciato il gin nell’aprile del 2019. L’idea è nata dalla volontà di celebrare la bellezza di Portofino, creando un prodotto che fosse buono e raccontasse la nostra storia; quella di tre giovani, tre amici, che si buttano nel mondo degli imprenditori. Con Alessandro Briola ci conosciamo fin da quando eravamo nel pancione delle nostre mamme che sono entrambe di Portofino, poi io mi sono trasferito a Ginevra per qualche anno e ho conosciuto Chris Egger, che da bambino in estate veniva in vacanza da me a Portofino. Quando siamo cresciuti e abbiamo avuto l’idea, le professionalità diverse che, nel frattempo, avevamo maturato erano un mix perfetto».

La prima produzione è stata di tremila bottiglie. «Un progetto per i portofinesi. Poi - continua Raymo - si è sviluppato in modo superveloce in Italia e non solo: il primo anno, il 2019, l’abbiamo chiuso con 15mila bottiglie e cinque mercati. Il 2020, malgrado il Covid, con 30mila bottiglie e 19 mercati e il 2021, l’anno dell’ascesa e dei premi, con la presenza in 31 mercati e 86mila bottiglie vendute. Il brand è cresciuto moltissimo, tanto che a settembre abbiamo deciso, tutti e tre, di lasciare i nostri lavori principali e diventare imprenditori al cento per cento. Quindi abbiamo aperto l’ufficio a Milano, messo due persone a Londra e oggi siamo un team di 12 persone».

Dopo gli investimenti in macchinari, soprattutto quelli per l’imbottigliamento e quelli per il recupero di fasce e terreni a Portofino, in modo da poter ampliare l’orto botanico arrivato a quasi due ettari, i piani per quest’anno prevedono la produzione di 250mila bottiglie, con ordini già confermati per più di 150 mila. «Stiamo correndo. Siamo presenti su quattro continenti, ci manca solo il Sud America ma con calma ci arriveremo», sottolinea Raymo. Dopo l’Italia, che pesa per il 60%, oggi c’è l’Australia, con il 18%, e poi, più o meno alla pari, gli altri mercati, fra cui Stati Uniti, Inghilterra, ma anche altri, come Israele, Libano, Grecia e pure Germania.

«Quando siamo partiti - prosegue - molti erano scettici perché saremmo entrati in un mercato fortemente competitivo con già tanti gin presenti. Poi abbiamo iniziato a vincere premi, ora ne abbiamo nove, che ci hanno dato credibilità e quando parliamo con i distributori ci guardano con un occhio diverso». L’anno scorso alla compagine dei soci si è aggiunto come partner anche il cantante Jack Savoretti, inglese di origini liguri, che da bambino trascorreva a Portofino le sue vacanze. Un altro tassello del racconto che lega il prodotto al borgo della riviera ligure.

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