Egitto

Il gioco dei jihadisti in Egitto: colpire i cristiani copti per destabilizzare il Paese

di Roberto Bongiorni

Attaccato bus di copti (EPA/STR EGYPT)

3' di lettura

Il gravissimo attentato avvenuto questa mattina in Egitto contro un convoglio di cristiani copti, che ha causato almeno 28 morti, è purtroppo solo l’ultimo di una lunga serie che, probabilmente, non finirà oggi.
La verità è sotto gli occhi dei 92 milioni di egiziani, di cui il quasi il 10% è rappresentanto dalla comunità cristiana più grande del Medio Oriente; i copti. La verità è che, nonostante i proclami e i mezzi profusi, il presidente Abdel Fattah al-Sisi, salito al potere nel giugno del 2013 ed eletto presidente nel giugno del 2014, non sta vincendo la sua battaglia contro l’estremismo islamico. Non solo: rispetto ai tempi del “presidente-dittatore” Hosni Mubarak, deposto l’11 febbraio dopo una rivolta popolare, i cristiani copti si sentono meno protetti.

L’attentato di oggi è particolarmente grave. Non solo per le modalità- i terroristi hanno aperto il fuoco contro civili inermi sparando all’impazzata anche contro i bambini – ma anche perché non è avvenuto in un’area definito ad altro rischio di terrorismo –come la Penisola del Sinai -, ma nella regione di Minya, 240 chilometri a sud del Cairo.
Ci si domanda come un commando di 10terroristi,armato fino ai denti, possa avere agito con tanta facilità senza che i servizi segreti ne abbiano avuto sentore. Un interrogativo che, anche questa volta, resterà probabilmente senza risposta.

Loading...

È stato proprio il presidente egiziano a dichiarare lo scorso 9 aprile lo stato di emergenza di tre mesi, promettendo di fare qualunque cosa fosse necessaria per fermare e sconfiggere i jihadisti.
Era la Domenica delle Palme, quando un doppio attentato colpì quasi simultaneamente due chiese cristiane a Tanta e ad Alessandria. Due attentati portati a termine per seminare il terrore e fare il più alto numero di vittime possibile. Il bilancio fu di 45 vittime e ed oltre 100 feriti.

Quattro mesi prima fu il complesso della cattedrale di San Marco, nel quartiere di Abbasseya ad essere colpito per mano di un kamikaze (27 le vittime), In quell’occasione l’Isis rivendicò la paternità della strage. E furono sempre i jihadisti dell’Isis, in quell’occasione incappucciati di nero, a decapitare davanti alle telecamere 21 egiziani copti, rapiti in Libia. Il Cairo rispose con una serie di raid aerei che colpirono campi di addestramento e depositi di armi dello Stato islamico nel Paese nordafricano. Una dimostrazione di forza che tuttavia non ha risolto affatto il problema.

I copti - circa 8 milioni in Egitto - si sentono cittadini di serie B, in un Paese dove la loro presenza è ben radicata , e tollerata, da duemila anni.
Da tempo lamentano le discriminazioni portate avanti dal Governo, gli ostacoli burocratici per costruire nuove chiese, anche solo per restaurarle. Da tempo denunciano gli attacchi contro i loro luoghi di culto. Solo nei primi otto mesi del 2013 ne venero distrutte più di quaranta.
Il gioco degli estremisti musulmani è chiaro. Fomentare l’odio interconfessionale per destabilizzare il paese. Ma la rabbia dei cristiani copti non è indirizzata solo verso gli estremisti , ma anche verso i Governi che si sono succeduti dopo la primavera araba. Proprio il 2011 è ricordato come l’anno del “massacro di Maspero”. Era il 9 di ottobre, quando le forze di sicurezze aprirono il fuoco contro duemila copti che manifestavano vicino alla sede della tv di Stato contro la demolizione di una chiesa nella provincia di Aswan. Il bilancio fu di 39 morti.

Qualcosa non va. Inutile puntare il dito soltanto contro le cellule qaediste e quelle legate all’Isis (che successivamente ha rivendicato l’attentato). Basta dare una veloce occhiata al grande database di Eshad, realizzato dal Tahrir Institute for Middle East Policy, basato a Washington. Un sito che spicca per la sua completezza e per il coraggioso tentativo di far luce, in modo tendenzialmente neutrale, sugli incidenti contro le confessioni religiose che dal 2013 troppo frequentemente avvengono in Egitto.La mappa interattiva che ricostruisce, anche geograficamente, tutti gli atti di persecuzione contro le minoranze ci racconta un’altra storia. Gli attentati contro i copti avvengono con una preoccupante frequenza: 447 incidenti dal luglio 2012 al maggio 2017. Tra cui omicidi, sequestri, distruzioni di chiese, di proprietà private, di negozi e scuole. Attacchi che avvengono in tutto il Paese: da Nord a Sud, da Est a Ovest. E non solo dove spadroneggiano le cellule estremiste.

Egitto, 35 i morti in attacco a cristiani copti
Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti