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Il gioco legale scende in piazza e scrive a Draghi: “Siamo allo stremo”

Manifestazioni a Roma e Milano. Le restrizioni dovute all'emergenza sanitaria hanno portato ad una chiusura prolungata per oltre 220 giorni dei punti vendita di gioco legale

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(ItalyPhoto Press)

Manifestazioni a Roma e Milano. Le restrizioni dovute all'emergenza sanitaria hanno portato ad una chiusura prolungata per oltre 220 giorni dei punti vendita di gioco legale


3' di lettura

Il gioco legale in Italia è ormai allo stremo: le restrizioni dovute all'emergenza sanitaria hanno portato ad una chiusura prolungata per oltre 220 giorni dei punti vendita di gioco legale su tutto il territorio nazionale. Il comparto sta vivendo una situazione drammatica, che vede la chiusura prolungata di circa 15.000 punti vendita di commercianti regolari e regolati da Concessioni Statali, con la conseguente difficoltà economica per oltre 150mila persone tra lavoratori diretti, dipendenti dei concessionari e lavoratori dell'indotto, che arrivano a 400mila persone estendendo il disagio ai nuclei familiari.

E' una lunga lettera quella inviata al premier Mario Draghi dall'Ati Gioco Lecito (Associazione Temporanea Imprese Gioco Lecito) che peraltro ricorda come la chiusura dei punti di vendita di gioco legale per quasi 6 mesi ha determinato per lo Stato Italiano anche un'importante diminuzione delle entrate erariali, stimata per un anno in oltre 5 miliardi di euro in meno rispetto al 2019.

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“Per i lavoratori del settore il permanere di una situazione di lockdown, aggravata dalle difficoltà di accesso al credito per le aziende, potrebbe comportare la definitiva chiusura dell'attività per un notevole numero di esercizi, mettendo a rischio i 150mila lavoratrici e lavoratori gravitanti attorno al settore del gioco pubblico. Per questo il comparto del gioco legale, alla luce delle misure già adottate, richiede a gran voce la riapertura per i punti vendita nelle zone gialle, nel rispetto dei limiti di orario imposti, offrendo le migliori garanzie di mantenimento delle misure previste, più stringenti di molti settori affini già operativi”, si legge ancora nella lettera che chiede “con forza e drammatica preoccupazione” un incontro al premier Draghi “per verificare insieme la sussistenza delle condizioni indicate e consentire quindi una rapida riapertura nei limiti temporali previsti dall'ultimo Dpcm, il 6 marzo”.

Il mondo del gioco legale si è ritrovato giovedì 18 a Piazza del Popolo a Roma e piazza del Duomo a Milano per una manifestazione unitaria dell'intero settore che, ad oggi, ha superato i 200 giorni di chiusura forzata a causa del coronavirus. Uno stop che mette in pericolo 150 mila posti di lavoro, tra sale slot, bingo, ricevitorie e filiera dell'intrattenimento.

“Il lavoro non è un gioco”, lo slogan che ha accompagnato la protesta, pacifica, distanziata e colorata dalle pettorine distribuite dagli organizzatori. L'appello è unanime: “Vogliamo riaprire in sicurezza, almeno nelle regioni gialle”. “Non siamo lavoratori di serie B, non dobbiamo vergognarci del nostro lavoro, difendiamo la nostra dignità”, il coro dei tanti manifestanti giunti a Roma e Milano da ogni parte d'Italia, da Trento a Ragusa. “#Iodicobasta”, l'hashtag impresso sui palloncini azzurri, mentre sulle pettorine campeggiavano le scritte rivolte al nuovo esecutivo. “Rispettiamo tutte le regole”, “Aprite il gioco legale”, “Gioco legale = gioco sicuro”, alcuni degli slogan.

A Roma sul palco si sono alternati lavoratori e imprenditori, gestori e addetti, ognuno con la propria storia e i propri timori per il futuro. “Molti di noi non apriranno più, così non ce la facciamo”, ammettono in tanti. “Noi siamo intrattenimento, presidio di legalità e luogo di socialità. Noi siamo il bello del gioco”, dice una delle donne che da un mese sta manifestando ad oltranza a piazza Montecitorio per “far valere i propri diritti”. “Siamo stufi, è ora di riaprire”, il coro unanime della piazza, mentre accanto al palco campeggiano videogiochi da bar e slot simbolicamente spente.

Alla manifestazione è arrivato anche il sostegno bipartisan del mondo politico, dal deputato del Pd, Paolo Lattanzi, a quello di Forza Italia, Giorgio Mulè, e quello di Italia Viva, Ettore Rosato. Sul palco è salito anche Maurizio Gasparri. “Il pregiudizio verso il gioco legale deve venire meno - ha detto -. Voi siete un'alternativa alle mafie che ora ringraziano per le chiusure”.

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