Falchi Colombe

Il gioco del pollo tra Fed e mercati genera incertezza

di Donato Masciandaro

(Andrew - stock.adobe.com)

3' di lettura

L’inflazione sale? Niente paura, dicono le banche centrali, è un fenomeno temporaneo. Non è vero, ribattono i mercati. È un gioco del pollo, che danneggia l’economia. Le banche centrali possono provare a essere più trasparenti, per rendere le scommesse dei mercati meno convenienti. Ma soprattutto la Federal Reserve difficilmente lo farà. Perché non conviene.

Il gioco del pollo è particolarmente evidente nel caso della banca centrale americana. Il punto di partenza è un paradossale connubio tra maggiore stabilità della condotta di politica monetaria, che si accoppia però a una maggior incertezza provocata da tale condotta. Guardiamo a un indice standard della stabilità: la frequenza nelle modifiche nei tassi di interesse. A partire dagli anni Novanta, i cambiamenti nei tassi della Fed si sono fortemente diradati. Se si osserva il ritardo tra la fine di una recessione e la decisione di innalzare nuovamente i tassi di interesse, i numeri parlano da soli. Tale ritardo è stato di sette mesi per il 1981, 35 per il 1990, 32 per il 2001, 78 per il 2007 e 84 per il 2015.

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Teoricamente, a una maggiore stabilità nei comportamenti dovrebbe corrispondere minore incertezza. Invece sembra essere vero il contrario. È stato costruito un indice che misura il grado di incertezza della politica monetaria, basata su due batterie di indicatori: quelli di comunicazione, che misurano la chiarezza effettiva e percepita della Fed, analizzando sia i documenti ufficiali che i media; e quelli di mercato, basati sulla volatilità dei tassi di interesse sulle attività finanziarie. L’indice di incertezza così costruito mostra non solo che l’incertezza è tendenzialmente cresciuta, ma che ogni suo aumento provoca effetti macroeconomici negativi.

Quello che sta accadendo in queste settimane è proprio un aumento dell’incertezza provocata dall’azione di politica monetaria, che si può sintetizzare nella domanda: il sensibile aumento dei prezzi al consumo è temporaneo o no? La linea della Fed, anche di recente ribadita, è che la variazione dell’inflazione è destinata a rientrare, anche se in tempi che inizialmente erano stati stimati più brevi. La posizione viene motivata osservando che le variazioni dei prezzi sono destinate a essere temporanee, se non vengono incorporate in modo sistematico e significativo nelle aspettative. In quel caso, aspettative più alte si trasformano in salari e prezzi di listino più alti, diventando aumenti permanenti nei prezzi. Ebbene, questo fenomeno – tecnicamente la “seconda tornata” di aumenti – non si è verificato, almeno finora.

I mercati sembrano invece avere una idea diversa. La contrapposizione tra la visione della Fed e quella dei mercati – il gioco del pollo – a sua volta aumenta l’incertezza, perché la formazione delle aspettative può essere condizionata dalla presenza di questa discrasia di vedute. Cosa potrebbe fare la Fed? È semplice: aumentare la trasparenza della sua condotta. Ad esempio, oggi della politica monetaria americana non conosciamo gli obiettivi. Da un lato, c’è quello della massima occupazione, ma quale sia il corrispondente numero non è dato di sapere. Dall’altro lato, c’è quello inflazionistico che dovrebbe tener conto dell’andamento medio dell’inflazione passata. Ma i modi di calcolare una media sono innumerevoli. Ancora: la Fed non formula annunzi sulla politica monetaria futura, ma si limita ad annunziare le proiezioni future, individuali e anonime, dei membri dei suo consiglio direttivo.

Gli annunzi vincolanti hanno l’obiettivo di aumentare la prevedibilità dell’azione di una banca centrale, scoraggiando le scommesse nei mercati; le previsioni individuali e anonime hanno l’effetto esattamente contrario. Ma al momento, un aumento della trasparenza della Fed è improbabile, almeno sino a quando la politica, cioè il presidente americano Joe Biden, non scoglierà l’incognita sul futuro del numero uno della Federal Reserve Jerome Powell. Il paradosso è destinato a continuare.

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