sfilate parigi

Il giorno dei big Dior e Saint-Laurent e delle promesse Marine Serre e Koché

La fashion week procede regolarmente anche se influenzata dal clima scatenato dalla psicosi coronavirus

di Angelo Flaccavento

default onloading pic
(AFP)

La fashion week procede regolarmente anche se influenzata dal clima scatenato dalla psicosi coronavirus


3' di lettura

La fashion week parigina si è aperta nel clima di incombente apocalisse scatenata dalla assurda psicosi coronavirus. Non è questa la sede per discuterne, ma in tutta la faccenda quel che impensierisce è il potere devastante dei media di far esplodere tutto (fandonie e terrore in primis) decuplicato dal digitale. La moda con le logiche dell’iper-comunicazione ci gioca da tempo. Lo ha fatto allo sfinimento, fino a bruciarsi. Oggi torna alla concretezza del prodotto, con tutto quel che ne consegue.

Il prodotto da solo può essere noioso, ma a questo punto ben venga la noia se al centro stanno i vestiti e il modo in cui sono fatti, perché le evoluzioni e alla meglio le rivoluzioni partono da dentro, e se poco si vedono è ancora meglio.

Il blu marinaro e le frange languide in passerella da Dior

Il blu marinaro e le frange languide in passerella da Dior

Photogallery26 foto

Visualizza

Da Dior, Maria Grazia Chiuri usa la maglia (un jersey corposo, ma elastico) per tagliarci la giacchetta Bar, segnata in vita e aggettante di fianchi, così rappresentativa della femminilità fiorita e francese della maison. Slittamento minimo, ma altamente influente: una sfida tecnica che trasforma un capo corazzato, sostanzialmente l’evoluzione di un bustino, in un indumento facile come un cardigan: «Io riesco a lavorare solo in questo modo» dice il direttore creativo. C’è poco da fare: le creatrici donne hanno un pragmatismo mai bigio, sempre avvolgente che agli uomini manca. Ciò detto, la nuova collezione, presentata in un gigantesco set che è ennesima paragrafo di una narrativa femminista avviata da Chiuri fin dalla prima stagione - a questo giro collabora con il collettivo Claire Fontaine - è proprio una distesa di prodotto: dai quadri al nero esistenzialista passando per il blu marinaro e le frange languide, c’è non tutto ma di tutto. È il filo della memoria personale, ossia i ricordi di Maria Grazia adolescente nell’atelier della madre, a guidare il disegno in apparenza deragliante e a tenerlo insieme con l’incoerenza emotiva di un diario. Il risultato è sentito e personale, ma la frammentazione estetica smorza l’effetto e alla fine è appunto il prodotto a trionfare, lapalissiano e privo di magia.

Ispirandosi al multiculturalismo galattigo del film Dune di David Lynch, che molto segnò l’immaginario dei primi anni Ottanta, Marine Serre, giovane promessa, produce la sua prova più matura e convincente: un mescolone di cotoni da battesimo, powerdressing del terzo millennio, e sete ruscellanti che è pieno di citazioni - Rifat Ozbek su tutti - ma che è anche molto personale.

Christelle Kocher, in arte Koché, nuovo acquisto della scuderia Otb, continua a ibridare i preziosismi della couture - ricami, tessuti sontuosi - con la praticità, e anche la ruvidità, dello streetwear. Mette la giacca della tuta sull’abito con lo strascico, ecco, o la giacca con i pantaloni della tuta, incurante di qualsivoglia distinzione di genere, vestimentario e sessuale. È appena arrivata in casa Diesel e allora a questo giro abbonda il denim, e l’estetica si fa ancor più massimalista in una prova che è di transizione.

Anthony Vaccarello attualizza-Saint Laurent a colpi di leggings e nudità semi-coperte

Anthony Vaccarello attualizza-Saint Laurent a colpi di leggings e nudità semi-coperte

Photogallery29 foto

Visualizza

La giornata si conclude da Saint-Laurent con un grandguignol di lattice alla Allen Jones e perversioni borghesi ad alto tasso di sessualità disinibita. Sempre più al comando, Anthony Vaccarello si allontana dell’amato nero e guarda all’ultima tranche del lavoro di Monsieur Yves, gli anni Novanta del declino e dei colori strani che attualizza a colpi di leggings, abiti e semi-coperte nudità da Torture Garden. Non fosse per il lattice, sarebbe in realtà una collezione molto classica, e molto madame di giacche e di bluse e di gonne al ginocchio. E invece sembra altro, perché mai come oggi è il come a contare, invece che il cosa. Quel come può fare magie e illusionismi su un prodotto che invece cambia poco.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti