tensioni a cinque stelle

Il giorno nero del M5S: sei deferiti ai probiviri. Ecco cosa rischiano

di Manuela Perrone

Marco Valli - europarlamentare 5 Stelle - e quella laurea sparita insieme al curriculum

3' di lettura

C’è l’ira nei confronti dei cinque dissidenti che non hanno votato la fiducia al Senato sul decreto sicurezza: Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura. E c’è il profondo imbarazzo per l’eurodeputato Marco Valli, che aveva millantato una laurea mai conseguita, come emerso da un’inchiesta del Sole 24 Ore sulla trasparenza dei curriculum all’Europarlamento, e che si è autosospeso dal Movimento.

In un solo giorno, sei eletti del M5S finiscono deferiti ai probiviri: sarà quel collegio, istituito dallo statuto votato dagli iscritti a gennaio 2018, a decidere sulla loro sorte.

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Marco Valli - europarlamentare 5 Stelle - e quella laurea sparita insieme al curriculum

I probiviri del M5S sono tre: il ministro Riccardo Fraccaro, la senatrice Nunzia Catalfo e Jacopo Berti, consigliere regionale in Veneto subentrato lo scorso settembre a Paola Carinelli, ex deputata di Brescia finita al centro delle polemiche per essere la compagna di Vito Crimi, sottosegretario all’Editoria ma soprattutto, con Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri, componente a sua volta del Comitato di garanzia, organo di appello dei probiviri.

Secondo lo statuto, «il Collegio dei Probiviri vigila sul rispetto dei doveri degli iscritti» e a tal fine irroga tre tipi di sanzioni disciplinari: il richiamo, la sospensione e l’espulsione. I tempi potrebbero essere lunghi, anche se nel caso dei dissidenti il M5S potrebbe decidere di lanciare un segnale subito per evitare che la “macchia” dilaghi e faccia ballare la maggioranza al Senato. I passaggi saranno comunque questi: i probiviri decideranno se avviare un procedimento disciplinare. In caso positivo lo dovranno formalmente comunicare a ogni interessato, che entro dieci giorni dovrà far pervenire le sue controdeduzioni. Da lì scatteranno altri 90 giorni al massimo per il verdetto, contro il quale ciascun eletto entro cinque giorni potrà rivolgersi al Comitato di garanzia, che nei successivi dieci giorni dovrà esprimersi. A quel punto resta solo il garante, ovvero Beppe Grillo: l’unico che, a norma di statuto, «può indire una consultazione in Rete per sottoporre agli iscritti la proposta di annullamento o riforma della decisione».

Secondo alcune fonti del M5S, la scelta di uscire dall’Aula al momento del voto di fiducia (invece che votare contro, come ipotizzato in un primo momento) ammorbidisce la posizione dei cinque senatori ostili al decreto sicurezza. Potrebbe insomma essere considerata un’attenuante. Ma ogni decisione è aperta. «Si tratta di un comportamento particolarmente grave - ha stigmatizzato il capogruppo a Palazzo Madama, Stefano Patuanelli - perché si trattava di un voto di fiducia al Governo». Che il codice etico degli eletti M5S prescrive come obbligo. «Sono uscita dall’Aula perché ho fiducia in questo governo, ma non potevo dare il mio voto a questo decreto. E sono in pace con me stessa», ha tenuto il punto La Mura. Le ha fatto eco Nugnes, intervenendo in assemblea: «Questo decreto non farà diminuire il flusso di migranti e non migliorerà la sicurezza. Ci saranno 120mila irregolari in più. Non spariranno per decreto, queste persone non integrate». E il comandante De Falco contrattacca: «Non ho fatto niente di male, per cosa dovrei essere condannato? Per me permane il rapporto fiduciario del 6 giugno, però quel provvedimento non va bene: non è in grado di dare sicurezza al Paese».

Sembra invece destinato all’espulsione l’europarlamentare Valli, che su Facebook ha ammesso «l’errore», si è scusato con elettori e attivisti e ha comunicato l’autosospensione dal Movimento. Inventando una laurea in economia aziendale in un ateneo milanese, senza mai citarlo, è riuscito a sedersi dal 2014 nella Commissione per i problemi economici e monetari e in quella per il controllo dei bilanci, lavorando su tutti i provvedimenti economico-finanziari . Un affronto al principio della trasparenza, di cui il Movimento almeno a parole ha fatto il suo pilastro. Per ora Valli resta membro del gruppo Efdd. Ma è fuori dalla delegazione M5S, che senza di lui scende a undici componenti. Dai 17 di partenza quattro anni fa.

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