il finale a verona

Il Giro d’Italia incorona Carapaz. Nibali secondo. Le pagelle dei protagonisti

di Dario Ceccarelli


Giro d'Italia, migliaia di visitatori a stand di E-Distribuzione

5' di lettura

Dopo tanta pioggia, tanto freddo, e tanta neve, il Giro finisce nell’arena di Verona sotto un sole splendente. Un sole  che finalmente scioglie le ultime ansie di Richard Carapaz, prima ecuadoriano a conquistare il Giro d’Italia.

 Nella cronometro, vinta dallo statunitense  Chad Haga (tornato tra le lacrime alla vittoria dopo un terribile incidente automobilistico),  Carapaz riesce a limitare i danni  perdendo 49 secondi nei confronti di Nibali. Ottima la prova del siciliano, combattivo fino all’ultimo metro. Con la sua prova  consolida il secondo  posto  in classifica  portandosi  solo a un minuto e cinque secondi da Carapaz, festeggiato da tutta la famiglia. Quasi un’inezia dopo tutti questi chilometri e queste montagne, ma i Giri si perdono e si vincono anche per una manciata di secondi. 

«Non ho rimpianti. Ho lottato contro  avversari fortissimi» ha detto Nibali dopo il traguardo.  «Carapaz si è meritato la maglia rosa. Non ha rubato nulla. Forse noi l’abbiamo anche sottovalutato, ma è stato lui ad aver le gambe per lasciarci indietro nella tappa di Courmayeur. Io ho fatto il possibile. Non  credo che un secondo posto sia poi da buttar via». 

Lo sloveno Primoz Roglic, grazie l’ultima cronometro, strappa a Mikel Landa il terzo posto. Ma facciamo un bilancio di questo Giro con le pagelle dei protagonisti.

Richard Carapaz (9

Tanto di cappello al primo ecuadoriano che conquista il Giro d’Italia. A cronometro non è un leone, ma pazienza.  La maglia rosa  l’ ha meritata vincendo  due tappe (Frascati e Courmayeur) e non concedendo mai nulla ai suoi più importanti avversari (Nibali e Roglic) che a furia di marcarsi uno con l’altro lo  hanno sottovalutato.

 Intendiamoci: l’errore c’è stato, ma questo non cambia nulla. Nel senso che l’ecuadoriano è stato realmente il più forte. Mai e poi mai, Nibali e lo sloveno sono riusciti a staccare Carapaz. Cosa che invece all’ecuadoriano è riuscita almeno quattro volte. Nato a El Carmelo 26 anni fa, la maglia rosa  è diventato l’uomo nuovo del ciclismo con una disinvoltura che ha sorpreso tutti i commentatori  (compreso chi scrive) che si erano ben guardati dal metterlo tra i favoriti. 

 Sempre sul pezzo, ma mai avventato, la “Locomitva dei Cerchi” ha colpito per la sua straordinaria capacità di “leggere” la corsa anche quando cresceva la pressione degli avversari . Nel suo paese è diventato un eroe nazionale con un boom di vendite della maglia rosa e infinite telecronache in diretta delle sue imprese. “Un momento incredibile, unico, che ripaga il lavoro di tutta la squadra. "Non ci credo ancora. Non sapevo nemmeno che i miei genitori sarebbero arrivati qui. La mia famiglia e mio figlio sono la mia ragione di vita, quelli che mi fanno andare lontano”

Ciclisticamente  appartiene alla scuola andina, ma si sa destreggiare molto  bene anche in discesa e sul piano. Una grande impresa, quella di Carapaz, che ha potuto avvalersi di compagni (Landa, Amador, Carrettero) sempre presenti nei momenti  topici del Giro. 

Vincenzo Nibali (8).  Bravo ma non bravissimo. Lui stesso lo ha ammesso. “ Sono sempre stato all’attacco, ma ho commesso alcuni errori”.  Il siciliano si riferisce al suo dualismo con Roglic che lo ha un po’ distratto dagli attacchi di Carapaz.  Non brillantissimo, ma tenace fino all’ultimo riuscendo  con il suo secondo posto a conquistare l’undicesimo podio in un grande Giro. Solo Anquetil (13), Merckx, Hinault e Gimondi (12) hanno fatto meglio di Nibali. Ottima anche l’ultima prova a cronometro.  Purtroppo non è più di primo pelo (va verso i 35 anni) e quindi in prospettiva bisognerà cominciare a non fare affidamento sempre su di lui. Francamente, ci dispiace: oltre ade essere un ottimo corridore, è un vero capitano.  Mai una polemica, mai una parola fuori posto.   Uomini così sono merce rara in qualsiasi sport.  

PrimozRoglic (7,5).  Partito come favorito e subito in testa grazie alle crono di Bologna e di San Marino,  si è poi perso nell’ultima settimana quando la fatica, e le montagne, si sono fatte sentire. Indubbiamente dotato, ha pedalato col “braccino corto”, nascondendosi dietro a Nibali. Non brilla per simpatia… Grazie alle sue doti da cronomen a Verona si ritaglia in extremis il terzo posto sul podio togliendolo a Landa. 

Mikel Landa (7,5). Formidabile  nell’ultima settimana questo scalatore basco, compagno di Carapaz nella Movistar. Se non avesse perso troppo tempo nelle crono, la maglia rosa era tranquillamente alla sua portata. Determinante il suo supporto. Ad un certo punto sembrava che volesse riprendersi i gradi di capitano, ma la sua lealtà invece non è mai venuta meno. Merito (forse) di Eusebio Unzue, il direttore sportivo della Movistar, che dall’ammiraglia è sempre riuscito a far andare d’accordo tutti i suoi galli nel pollaio. Perde per pochi secondi il terzo posto. 

Miguel Angel Lopez (7). Colombiano dell’Astana, 25 anni, grande amico di Carapaz è uno dei più forti scalatori al mondo. Si aggiudica per la seconda volta  la maglia bianca di miglior giovane.  Passeranno alla storia del ciclismo, i quattro schiaffi che ha tirato a un tifoso di Roglic che, correndo per farsi riprendere dalle telecamere, lo ha fatto cadere  nel tampone dolomitico di sabato.  La giuria, giustamente, non lo ha punto. Quando ce vo’, ce vo’. Avversato dagli incidenti, e sfortunato come Paperino, ha sempre trovato il modo di cavarsela. 

Pello Bilbao (7).  Un ottimo giro anche per questo corridore dell’Astana, che con la vittoria nel tappone dolomitico  porta alla Spagna il 112° successo al Giro d'Italo.  Sempre presente nei momenti decisivi, Bilbao ha vinto anche la tappa dell’Aquila. 

Giulio Ciccone (7)  E’ una delle migliori  promesse del ciclismo italiano. Si aggiudica la maglia azzurra di miglior scalatore . L’anno prossimo dovrebbe correre con Nibali. Quest’anno Ciccone è stato protagonista di una  memorabile fuga (con vittoria) nella tappa del Mortirolo.  Sempre battagliero, c’è da sperare che continui così. Un abruzzese tenace che può andar lontano. 

Valerio Conti (7).  Protagonista a sorpresa, questo “romano de Roma” che per sei giorni indossa la maglia rosa approfittando delle pause dei migliori. Un bel sogno coronato da una telefonata di Carlo Verdone, suo grande idolo. 

Fausto Masnada (7) Un altra piacevole sorpresa di questo Giro d’Italia. Primo sulla Cima Coppi (passo Manghen) questo 25 bergamasco conquista anche la tappa di Givanni Rotondo. Sempre nelle fughe, quinto  tra gli italiani, l’anno prossimo Masnada farà il salto nel World Tour con la CCC. 

Pascal Akcermann (7) E’ il miglior sprinter del Giro. Non solo si aggiudica due tappe, ma pesto e contuso per una disastrosa caduta  a Modena resta fino all’ultima tappa di Verona. Talento e coraggio, un ottimo abbinamento per un velocista. 

Elia Viviani (5).  Delude le attese. Nervoso e mai in palla, non trova mai il guizzo giusto.  Dopo  che la giuria gli ha tolto  una vittoria per una scorrettezza  a Orbetello non riesce a darsi pace. Lascia il giro appena arrivano le montagne.  Poteva fare di più,  

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