Ciclismo

Il Giro d’Italia riparte da Torino: alla crono d’avvio occhi puntati su Ganna

Meno male che c'è il campione piemontese, perchè gli altri big sono quasi tutti ammaccati o convalescenti. Sarà ancora un Giro molto aperto

di Dario Ceccarelli

Meno male che c'è il campione piemontese, perchè gli altri big sono quasi tutti ammaccati o convalescenti. Sarà ancora un Giro molto aperto

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6' di lettura

Meno male che c'è Super Ganna, forse non ancora in forma spaziale come nel 2020, però capace di calamitare tutte le attenzioni sulla crono d'avvio (8,5 km) di questo nuovo Giro d'Italia che sta per cominciare da Piazza Castello.

Torino, che di solito è capitale delle quattro ruote, oggi si veste tutta di rosa per festeggiare gli eroi - antichi e moderni - delle due ruote. E Ganna, piemontese di Verbania, è campione futuribile come pochi con il suo manubrio spaziale e un superbody che neppure Spiderman.

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Condizioni non ottimali

Ma siccome alla fine, come diceva Binda, contano le gambe, anche Ganna dovrà fare i conti con una condizione non proprio ottimale. Al Giro di Romandia non ha brillato. Freddo, mal di gambe, tossine varie. «Acqua passata, inutile parlare», dice Ganna. «Vediamo cosa dice la strada. Se riuscissi a conquistare subito la maglia rosa, come l'anno scorso a Palermo, ne sarei felice. Altrimenti, pace. Ho solo 24 anni, avrò altre occasioni».

Incrociamo le dita. Come il vecchio Moser, Ganna ama fare un po' di pretattica. L'anno scorso a Palermo ha trionfato a quasi 59 di media. Un'impresa quasi irripetibile, anche se, su una distanza di soli otto chilometri, come qui a Torino, contano più la grinta e l'abilità tecnica. Doti che al nostro gigante di sicuro non fanno difetto. Nel 2020, lo ricordiamo, dopo aver indossato la maglia iridata a Imola, ha vinto quattro tappe indossando per due giorni la maglia rosa.

Il 90esimo compleanno della maglia rosa

A proposito di maglia rosa, di cui si festeggia il 90esimo compleanno, va ricordato che il primo ad indossarla nel 1931 è stato Learco Guerra detto la “Locomotiva umana”; mentre il primo a portarla da vincitore del Giro è stato, ancora nel 1931, Francesco Camusso, detto “Chichin”, brillante protagonista, anche lui piemontese, del ciclismo tra le due guerre.

L'unico sempre in maglia rosa dalla prima all'ultima tappa è stato nel 1990 Gianni Bugno. Il belga Eddy Merckx è invece il campione che l'ha portata più volte (77), seguito da Francesco Moser (57) e Gino Bartali (50).

Meno male che c'è Ganna, dicevamo, altrimenti ci sarebbe da stare poco allegri perchè gli altri big sono quasi tutti ammaccati o convalescenti. Con certe facce preoccupate, e una sfilza di lastre e radiografie, che sembrano in fila al pronto soccorso in attesa del responso.

Foto Massimo Paolone/LaPresse

Nibali torna al Giro dopo una brutta frattura al polso

Il primo della lista è Vincenzo Nibali che, a 36 anni, torna al Giro dopo una brutta frattura al polso sinistro. Secondo le ultime radiografie, che hanno certificato la saldatura delle due parti dell'osso radio spezzate, sta meglio. Ma lo Squalo, caduto subito dopo la Milano-Sanremo, arriva alla partenza di Torino con poco di più di 3500 chilometri di gara nella gambe. Che per un impiegato che fa smart working sono una enormità, ma per uno come Nibali, cui non dispiacerebbe fare il tris al Giro, sono il minimo sindacale. Vedremo strada facendo, dice il siciliano che, oltre a due maglie rose (nel 2013 e 2016), ha anche conquistato due secondi e due terzi posti. Bei tempi, che da un po' però non si ripetono...

Problemi recenti anche per Barnal e Evenepoel

Un altro che va dall'ortopedico, ma per problemi alla schiena, è il colombiano Egan Barnal, vincitore del Tour 2019 e favorito al Giro nonostante i suoi acciacchi. Pur avendo solo 24 anni, il leader della Ineos, da oltre un anno lamenta problemi posturali per una gamba più corta dell'altra. Sembra che il peggio sia alle spalle, però pure Bernal, quando sente parlare di lotta per la maglia rosa, sta molto sul vago. Comunque, la sua potentissima squadra è pronta a supportarlo con validi luogotenenti come Filippo Ganna e Gianni Moscon, oltre ad altrettanto validi outsider come Jonathan Castroviejo, Pavel Sikov e Dani Martinez.

Per concludere il giro dell'infermeria, due parole su Ramco Evenepoel, fenomeno quasi resuscitato dopo una terribile caduta in un burrone che non solo l'ha tolto dalle corse per quasi un anno, ma che avrebbe potuto costargli la vita. Dopo nove mesi tribolati, per un bacino frantumato che non voleva tornare a posto, il belga si presenta al via del Giro con un obiettivo prioritario: tornare alla normalità. Essendo un talento straordinario, ed avendo pure giocato nella nazionale giovanile belga di calcio, per Ramco battono i tamburi della grancassa mediatica. Ma più per il suo brillante passato (cinque mondiali ed europei giovanili di fila) che per l'incerto presente. Diciamo che se i belgi sperano di tornare in rosa (non vincono un Giro da 42 anni!) con questo ragazzo forse è meglio che si consolino con il calcio e i gol di Lukaku all'Inter.

Un Giro molto “aperto”

Come avete capito, è un Giro molto “aperto”, in linea con quello dell'anno scorso (corso ad ottobre per la pandemia) che assegnò la maglia rosa all'inglese Geoghegan Hart dopo un serrato duello con l'australiano Haj Hindley. Una new generation anglofona, quella che trionfò al Giro, che fa il paio con quella slovena di Primoz Roglic e Tadej Pogacar, dominatori del Tour de France 2020. Una avanguardia giovane e globalizzata che ha fatto saltare le tradizionali gerarchie del ciclismo. Exploit che sembravano favoriti da un “contesto” molto precario e particolare, ma che poi si sono ripetuti nel 2021, come ha recentemente confermato Pogacar alla Leigi-Bastogne-Liegi.

Tra i favoriti attenzione a Yates

Peccato che il campione sloveno non sia presente al Giro. Due corse a tappe ravvicinate ormai non le fa quasi più nessuno. È un ciclismo molto “concentrato” e spalmato per tutto il mondo. Con il risultato che poche volte si vedono i migliori in lotta tra loro per lo stesso obiettivo. Tra gli altri favoriti di questa edizione, va ricordato anche Simon Yates. Il britannico, 28 anni, conosce bene il Giro tanto che nel 2018, anno in cui vinse la Vuelta, portò per 13 giorni la maglia rosa. Da tenere d'occhio, anche il francese Roman Bardet, forte di un secondo e un terzo posto al Tour, e l'australiano Hay Hindley nel 2020 in maglia rosa fino all'ultima tappa e poi battuto da Hart nella crono di Milano. Grande protagonista l'anno scorso, l'australiano ora dovrà dividersi nel Team Dsm la leadership proprio con Bardet: una coppia che rischia di scoppiare.

Un altro protagonista dell'ultima edizione è il portoghese Joao Almeida, per 15 giorni al comando e poi quarto nella classifica finale. Con 21 tappe e 3479 chilometri da coprire, sarà anche quest'anno un Giro a trazione nordista. Un Giro che ancora salta le isole e che al Sud non va più giù di Foggia. Come abbiamo scritto, è anche un Giro molto “sabaudo” con le prime tre tappe in Piemonte per celebrare il 160esimo anniversario dell'Unità d'Italia.

Un Giro molto piemontese

La prima frazione è una cronometro individuale di 8,5 chilometri per le vie di Torino; la seconda una tappa per velocisti da Stupinigi a Novara. La terza, più adatta ai finisseur, parte da Biella per finire a Canale (187 km). In Piemonte si svolgerà anche il gran finale con l'arrivo in salita sull'Alpe di Mera in Valsesia e la partenza da Verbania per Alpe Motta (29 maggio) prima della cronometro conclusiva di Milano. In mezzo c'è di tutto, con diverse tappe da evidenziare che possono cambiare la classifica. Tra queste, l'arrivo a Campo Felice (1655 metri) domenica 16 maggio. Quindi il traguardo di Montalcino, mercoledì 19.

Da segnare con cinque asterischi la temutissima cima dello Zoncolan in programma sabato 22 e anche l'arrivo a Cortina d'Ampezzo lunedì 24 maggio. E poi il gran finale, come dicevamo, con i traguardi dell'Alpe Mera e di Valle Spluga. Per gli italiani, prescindendo da Ganna e Nibali, non c'è una grande attesa. Negli sprint sono pronti Elia Viviani e Giacomo Nizzolo. Quasi tutti gli altri, lavorando per i loro capitani, sono chiusi dalle gerarchie interne.

Ricordiamo Matteo Fabbro, molto forte in salita. Damiano Caruso, ottimo apripista per Mikel Landa. Delle conferme importanti sono attesa da Giulio Ciccone, compagno di Nibali, che nel 2019 conquistò la maglia azzurra di miglior scalatore al Giro d'Italia e la maglia gialla al Tour de France. Dopo un 2020 piuttosto in sordina, l'abruzzese al Giro cercherà di ritrovare la forma migliore. Un altro da seguire è Davide Formolo, forse sgravato da compiti di vassallaggio nella Uae Emirates.

Concludiamo con una curiosità: il Museo Egizio di Torino, sempre per i 90 anni della maglia rosa, ospita un cimelio donato dal noto collezionista tortonese Giovanni Chiapuzzo, probabilmente appartenuto a Fausto Coppi. Si tratta di una maglia rosa di lana, di solito custodita dal Museo di Alessandria Città delle biciclette e dal museo del Ghisallo, che il Campionissimo aveva a disposizione quando era al comando. Un reperto storico, quindi. Anzi, un reperto quasi “archeologico.” Che al Museo Egizio non poteva trovare migliore collocazione.

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