Ciclismo

Il Giro di Italia all’inglese Hart. Filippo Ganna fa il poker nella crono finale di Milano

Un bel Giro, nonostante tutto. Ma per la prima volta nella storia, non c’è nessun italiano nei primi 5 in classifica finale

di Dario Ceccarelli

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L’inglese Tao Geoghegan Hart festeggia la vittoria finale al Giro d’Italia conquistata proprio l’ultimo giorno, con la cronometro conclusasi a Milano. (ANSA/LUCA ZENNARO»

Un bel Giro, nonostante tutto. Ma per la prima volta nella storia, non c’è nessun italiano nei primi 5 in classifica finale


4' di lettura

Miracolo a Milano. Se non stonasse, in questi giorni così carichi di incertezza e poco inclini al sorriso, verrebbe voglia di richiamarsi a quel grande film di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini degli anni Cinquanta dove tutti, pur di fronte a mille avversità, trovano sempre il modo di sorridere.
Così in questa piazza Duomo grigia e surreale, chiusa da barriere alte due metri per evitare il contatto cosi tifosi, il 103esimo Giro d'Italia, pur stretto da mille ostacoli, si chiude nel modo più sorprendente e spettacolare regalandoci una emozionate pagina di sport che ben pochi nei giorni scorsi si sarebbero aspettati: sia per il quarto successo di Filippo Ganna che stravincendo alla media di quasi 55 km orari firma un poker impensabile tre settimane fa alla partenza da Palermo; e sia perchè quest'ultima frazione a cronometro (Cernusco sul Naviglio-Milano 15,7 km) emette finalmente il verdetto finale assegnando a Geoghegan Hart la maglia rosa di questo tribolato ma comunque avvincente Giro d'Italia.

Il britannico, 25 anni, che partiva con lo stesso tempo del rivale Jai Hindley, 24 anni, in rosa solo per 24 ore, non ha tradito il pronostico vincendo il confronto diretto con l'australiano di Perth che ha impiegato 39 secondi in più di Hart nei quasi 16 chilometri del percorso. «Una emozione incredibile» spiega il londinese con gli occhi lucidi e ancora increduli. «Non avrei mai immaginato di poter vincere il Giro d'Italia quando siamo partiti dalla Sicilia. Dovevo fare da gregario al mio capitano, Geraint Thomas, ma poi lui si è ritirato per una caduta e noi della Ineos abbiamo dovuto riposizionarci per correre un nuovo giro. Ringrazio tutti i miei compagni, anche Ganna che tante volte si è sacrificato per aiutarmi. In questa tappa era una questione di secondi. Ho pedalato il più velocemente possibile evitando di prendere poi dei rischi nel finale…».

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In rosa per 24 ore

Ride, Hart. Un po' meno il suo rivale, Hindley, che però contiene l'amarezza. «Sapevo di essere meno veloce a cronometro. Ma ci ho provato lo stesso» spiega Hindley. «Comunque, sono orgoglioso di quanto fatto. Certo, un pizzico di delusione resta…» conclude l'australiano che vanta un ben curioso record: quello d'avere portato la maglia rosa, poi perdendola, solo nell'ultima giornata del Giro.

Anche Hart, che comunque aveva già vinto la tappa di Piancavallo e del Sestriere, è abbastanza confuso. Praticamente la maglia rosa qui al Giro non l'ha mai indossata tranne che alla premiazione finale di piazza Duomo. Curiosità di un Giro strano fin dalla sua partenza, ai primi di ottobre, quando ormai il ciclismo di solito va in letargo. Curiosità di un Giro decimato dai ritiri e dagli infortuni, dal maltempo e soprattutto minacciato dalla pandemia. Che a parte pochi casi, grazie alla bolla dell'organizzazione, è stata tenuta sotto controllo.

Il sorriso di Ganna

Un'altra faccia che sorride sotto la mascherina, quando non trattiene le lacrime di commozione, è quella di Filiippo Ganna, 24 anni, granatiere di Verbania che, trionfando a una media strepitosa davanti al belga Campenaerts e all'australiano Dennis, chiude in bellezza un Giro d'Italia fuori da ogni sua più rosea previsione. Con la maglia di campione iridato, Ganna non solo ha dominato le tre cronometro in programma, ma ha anche spadroneggiato nella tappa in salita di Camigliatello Silano. Un poker straordinario che pone in una luce nuova questo giovanissimo campione. Forte a cronometro, forte sul passo, resistente anche in salita. Insomma, tante qualità che fanno sperare per un futuro ancora più ambizioso. Neppure lui conosce i suoi limiti. Qualche tecnico lo paragona a Miguel Indurain anche per la stazza e la potenza. Ma Fillppo preferisce godersi questa giornata. «Più di cosi non potevo sperare. La mia squadra, la Ineos, ha vinto il Giro con Hart, che è un mio caro amico, oltre che un compagno. E io chiudo con un'altra vittoria qui a Milano. Noi siamo una famiglia, abbiamo condiviso insieme i momenti più difficili, quando siamo rimasti senza capitano. Ma abbiamo guardato in faccia la realtà e siamo ripartiti per fare comunque un buon Giro».

Un ottimo Giro, quello della squadra inglese. La Ineos, senza Thomas, ha centrato sette tappe più la maglia rosa di Tao Hart. Un risultato che nessuno sperava dopo la crono iniziale di Palermo. Hart era 126esimo in classifica. E tutto sembrava andare contro vento per il team Inglese. Finisce così un Giro sorprendente che ha pedalato anche contro la malasorte e il maltempo che, soprattuto nel sud, ha sempre accompagno i corridori. Insieme al fattaccio di Morbegno (la mal riuscita rivolta delle squadre che ha portato al dimezzamento della tappa) ci sono stati però anche momenti esaltanti come i quattro centri di Ganna, la doppietta di Ulissi, le combattute tappe dello Stelvio e del Sestriere dove Hindley prima ha centrato la tappa e poi indossato la maglia rosa sottraendola in pratica al suo capitano Kelderman. Un giallo anche questo. Su cui in questo finale però nessuno vuole tornarci.

Nessun italiano tra i primi 5: non era mai successo

A parte Ganna, resta però molto deludente il Giro degli italiani. Vincenzo Nibali, migliore tra gli azzurri, non va oltre al settimo posto. Ormai ha 36 anni. Non ha mai mollato, però il suo è stato un Giro opaco, sempre in difesa, senza neppure un guizzo. Forse il siciliano è ai titoli di coda. Forse ha patito un anno molto difficile per il ciclismo. C'è tempo per parlarne. Resta un dato: nessun italiano è tra i primi cinque in classifica. Non era mai successo nella storia del Giro. Forse, per risalire, bisognava toccare il fondo.


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