le sentenze della Cassazione

Il giudice deve dare indicazioni precise sui tempi dell’affido condiviso

di Silvia Marzialetti


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(Agf)

2' di lettura

In un affido condiviso è sbagliato concedere al padre indicazioni generiche relative al tempo da condividere con la figlia: vaghezza e genericità rischiano di rendere i rapporti tra coniugi maggiormente conflittuali, soprattutto quando da parte dei uno dei due manca la volontà di concordare.

È quanto emerge dalla sentenza 1748 del 16 gennaio 2018, relativa a un caso avvenuto a Roma.

L'errore - a monte - da parte del giudice di separazione, è stato quello di aver riconosciuto al padre il diritto di vedere la figlia minorenne - convivente con la madre - «quando vuole».

Corte di cassazione – Sentenza 1748/2018

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Una indicazione talmente generica da aver indotto l'uomo - animato da un rapporto di profondo contrasto con la ex - a presentarsi davanti al portone di casa ogniqualvolta lo ritenesse opportuno, fino a quando la donna non gli ha impedito di prelevare la figlia durante le festività natalizie e pasquali.
Condannata dal Tribunale e dalla Corte di appello di Roma per mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, la madre ha presentato ricorso in Cassazione.

Che le ha dato ragione.

Eludere - scrivono i giudici - significa frustrare e rendere vane le legittime pretese altrui e ciò anche attraverso una mera omissione: il genitore affidatario è tenuto a favorire il rapporto del figlio con l'altro genitore, a meno che sussistano indicazioni contrarie di particolare gravità.

Nel caso affrontato, la motivazione del giudice della separazione è assertiva, silente, apparente, perchè non chiarisce quale fosse il limite di esigibilità del comportamento della madre. Per adempiere a tale, generico provvedimento, ella avrebbe dovuto essere perennemente a disposizione dell'ex coniuge e non avrebbe mai potuto allontanarsi dalla propria abitazione, perchè ciò avrebbe comportato l'ineliminabile rischio di sottrarsi alla richiesta incondizionata e non previamente concordata dell'uomo. Pretese inammissibili per tutti, a maggior ragione per una donna che lavora.

Il ricorso, dunque, è stato accolto.

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