ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’intervista

Il giuslavorista Del Conte: «Una finta protezione che crea solo instabilità»

Il docente della Bocconi: «Non mi stupirebbe se arrivasse un regime di deroga in extremis. Causali rischiose e difficili da usare

di Valentina Melis e Serena Uccello

Maurizio Del Conte (Imagoeconomica)

2' di lettura

Un nuovo approccio ai contratti a termine che passi dal dissolvimento di un retropensiero di fondo: che i contratti a termine rappresentino il volto oscuro, negativo, della flessibilità. Un nuovo approccio che archivi definitivamente la logica delle causali che, alla prova dei fatti, «non sono affatto una tutela ma una tagliola». È l’auspicio di Maurizio Del Conte, ordinario di Diritto del lavoro all’Università Bocconi, che commenta così la fine ormai prossima del regime in deroga sui contratti a termine. Anche se non esclude colpi di scena dell’ultima ora.

«Non mi stupirebbe - dice Del Conte - se all’ultimo minuto l’Esecutivo riproponesse il regime in deroga, vista anche la proroga dello stato d’ermergenza. D’altra parte è esattamente quello che è successo con lo smart working. Non troverei sorprendente che con la proroga dello stato d’ermergenza si rilanciasse tutto l’impianto normativo che vi è legato. In questa fase così confusa, che credo durerà fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, è però davvero difficile azzardare previsioni».

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Che cosa si aspetta con la fine del regime agevolato?
Il Governo avrebbe dovuto rivedere questa parte del decreto “Dignità”. I contratti a termine sono uno strumento importante che garantisce la tutela di un contratto di lavoro dipendente ai lavoratori e alle aziende la possibilità di assumere, anche nella fase in cui non si ha ancora certezza del business. L’impianto previsto, che prevede dopo un anno l’applicazione delle causali, di fatto condanna quel contratto a durare sino alla fine dei dodici mesi.

In che senso?
A parte le “esigenze sostitutive” tutte le altre causali sono così difficili e rischiose da usare, con la possibilità concreta di contenziosi, che in concreto nessuno le applica. Questo vuol dire non rinnovare il contratto alla fine dell’anno, e passare invece a un nuovo lavoratore, al quale applicare un nuovo contratto. Innescando così un turnover negativo per tutti. Anche perché, se un’azienda ha davanti la prospettiva di un anno, non investirà nella formazione del lavoratore.

Sta dicendo che uno strumento nato per tutelare i lavoratori, alla fine non li tutela
Esattamente. Ecco perché dico che le causali sui contratti di lavoro a termine sono una tagliola e non uno strumento di tutela: forzano al turnover e, quindi, alla precarietà, invece di essere uno strumento di stabilità o di stabilizzazione.

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