verso la manovra

Il Governo conferma le stime, ma i dubbi dei previsori restano

di Rossella Bocciarelli


Ecco perché l'Upb ha bocciato la manovra «troppo ottimista»

3' di lettura

Il ministro dell'Economia ha ribadito in Parlamento che le stime formulate dal Governo con la NaDef sono prudenti e credibili. Basterà per diradare i dubbi di chi produce numeretti per mestiere? O servirebbe qualche modifica, se non altro per riuscire ad attenuare quella volatilità di breve periodo che continua a inchiodare lo spread sui titoli di stato tedeschi intorno a quota 300 punti? Il fatto è che sull'efficacia della manovra in gestazione permangono vari ordini di perplessità. Spiega Fedele De Novellis, economista del Ref di Milano: «Il primo dubbio riguarda il contesto congiunturale: le previsioni di consenso interno e internazionale concordano sul fatto che c'è un rallentamento in corso».

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La crescita lenta dell’Italia
In pratica, se per tutti i previsori interni e internazionali il motore dell'economia italiana tende a marciare a un ritmo leggermente inferiore all'uno per cento, per farlo girare in modo da portare la crescita all'1,5% nel 2019 servirebbe un impulso molto forte e dall'efficacia immediata. Secondo De Novellis, se il Governo volesse andare incontro alle esigenze di coerenza e realismo del quadro macroeconomico poste dall'Upb, come fece a suo tempo Piercarlo Padoan, avrebbe i margini per farlo: «Il ministro Tria ha detto che per prudenza nella NaDef non si tiene conto delle retroazioni positive che la maggiore crescita economica potrebbe avere sul bilancio pubblico in termini di maggiori entrate. Dunque, se volesse, potrebbe ritoccare leggermente al ribasso il target di sviluppo, perché ciò non comporterebbe modifiche sulle dimensioni della manovra».

Reddito di cittadinanza a basso impatto sulla crescita
Ma qual è il probabile effetto espansivo dell'intervento di bilancio? «Secondo il nostro modello - afferma Stefano Fantacone, direttore del Cer - se le misure annunciate esercitassero una piena efficacia avremmo un +0,4% in più di crescita rispetto a un incremento del Pil tendenziale dello 0,9 per cento. Dunque, fissare il target di crescita all'1,3% sarebbe più realistico». Secondo l'economista occorre inoltre considerare che il reddito di cittadinanza avrà un impatto relativamente basso sulla crescita perché si tradurrà in beni di prima necessità; anche la sostituzione di pensioni (più basse) a reddito da lavoro non è un fattore che innalzi particolarmente i consumi. Per quel che riguarda la Flat tax sugli autonomi, mentre il miglioramento del reddito disponibile sarà visibile alla fine dell'anno, vi può essere un effetto immediato di riduzione della liquidità indotto dal venir meno dell'Iva. Insomma, poteri miracolosi di moltiplicazione del reddito non sembrano alle viste.

Piano B e peggioramento delle aspettative
Per contro, c'è un rischio tangibile, legato al peggioramento delle aspettative che lo spettro del piano B è riuscito a provocare sui mercati. Sostiene Loredana Federico, capo economista del desk Italia di Unicredit: «La volontà del Governo è stimolare la domanda interna. Ma il fatto è che l'instabilità fa aumentare il costo del finanziamento per il sistema privato. Inoltre, l'incertezza e la minor fiducia possono avere effetti negativi sulle decisioni d'investimento delle imprese e sulle scelte di consumo delle famiglie. Le prime, anche in un contesto di fondamentali economici buoni, potrebbero decidere di tenere il freno a mano tirato. Quanto alle famiglie, c'è la possibilità che aumentino il risparmio precauzionale. In questo caso la domanda domestica non aumenterebbe». Lasciar deteriorare il deficit strutturale dello 0,8%(secondo la NaDef il saldo strutturale programmatico passa dallo 0,9 all'1,7 per cento del Pil) potrebbe insomma servire a poco se la paura e l'incertezza continuassero a dominare sui mercati.

Riduzione del credito e inasprimento dei tassi
«Il vero problema dello scenario discusso nella NaDef- scrive su La Voce Massimo Bordignon, esponente dello European Fiscal Board-- è che non considera gli effetti della manovra stessa sui tassi d'interesse e sulla credibilità complessiva del Paese. L'inasprimento dello spread sui nostri titoli pubblici, quello che è già avvenuto e che ancora potrà seguire nella manovra, non soltanto aumenta gli interessi da pagare sul debito pubblico, ma influenza anche i tassi a cui si finanziano le banche, la loro dotazione di capitale e dunque la loro capacità di finanziare famiglie e imprese». C'è quindi il serio pericolo, è la conclusione, che questi effetti di riduzione del credito e di inasprimento dei tassi di interesse finiscano con il vanificare, in tutto o in parte, gli effetti espansivi della manovra stessa. E tutto questo senza considerare le potenzialità telluriche di un più che probabile abbattimento del rating per un paese che è già molto vicino al “non investment grade”.

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