I DOSSIER

Il governo contro Bankitalia: dal taglio alle stime di crescita alle “porte girevoli”, le ultime tensioni

di Andrea Carli


Ex Popolari, Salvini: risarcire truffati banche? Faremo veloce

4' di lettura

I toni delle ultime dichiarazioni danno sentore di un muro contro muro crescente. I due vicepremier del governo giallo verde, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, oggi a Vicenza per partecipare all’assemblea degli ex soci di Popolare Vicenza, hanno lanciato un messaggio forte: «per Bankitalia serve discontinuità», ha sottolineato il pentastellato. L’istituto di Via Nazionale e Consob «andrebbero azzerati, altro che cambiare una-due persone, azzerati», ha rincarato il leghista.

Ma la tesi sostenuta dalle forze politiche di maggioranza, stando alla quale chi avrebbe dovuto controllare non l’avrebbe fatto, con la conseguenza che i risparmiatori hanno perso i propri soldi investendo in titoli emessi dalle banche poste in risoluzione a fine 2015 (Banca delle Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti) e in liquidazione coatta amministrativa nel giugno 2017 (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca), non è il solo elemento di frizione tra una parte del governo e la banca centrale. Un altro capitolo, altrettanto spinoso, senza andare troppo indietro nel tempo, è quello delle previsioni di crescita per quest’anno, e delle misure sulle quali M5s e Lega puntano per rilanciare l’economia italiana: rispettivamente reddito di cittadinanza e uscita con quota 100. Senza dimenticare l’incertezza sulla politica di bilancio, messa in evidenza dal governatore Ignazio Visco in occasione del Congresso Assiom Forex.

La gelata sulle stime di crescita per il 2019 e l’allarme recessione
Il 18 gennaio arrivano le nuove stime di Bankitalia sulla crescita dell’economia italiana. Per il 2019 anche l’istituto di Via Nazionale taglia fortemente le stime di crescita del Pil dall’1% allo 0,6% con una possibilità di “recessione tecnica” (sebbene nel bollettino la parola non compaia) a fine 2018 a causa di un ultimo trimestre forse negativo dopo che già il terzo si era chiuso con il segno meno (-0,2%), La conferma della recessione tecnica arriverà poi dalle stime dell’Istat, qualche giorno dopo, a fine mese. Le nuove previsioni vengono contestate dal vicepremier pentastellato Luigi Di Maio che attacca l’istituto di via XX Settembre. «Stime apocalittiche - osserva - che arrivano dalla stessa Bankitalia che ci ha lasciate le banche in queste condizioni perché non ha sorvegliato». E aggiunge: «Non è la prima volta: sono diversi anni che non ci prende. Solo è strano. Quando c’erano quelli di prima facevano stime al rialzo, ora al ribasso». Le stime di Bankitalia hanno dunque l’effetto di una “doccia fredda” per il governo, che ha faticosamente approvato la manovra a fine anno dopo un duro confronto con la Ue. L’esecutivo giallo verde stima un pil in crescita dell’1 per cento. L’istituto di Via Nazionale, nel suo Bollettino economico, è sulla stessa lunghezza d’onda di altri organismi e analisti che nei giorni e nelle settimane precedenti avevano ridotto le previsioni (S&P, Pimco, Ocse per ricordare solo gli ultimi).

Il decreto Carige e la stretta sulle “porte girevoli”
Il disegno di legge di conversione del Dl Carige diventa l’occasione per cavalcare una battaglia contro i banchieri. E attorno alla conversione in legge delle norme di urgenza a favore della cassa di risparmio genovese adottate agli inizi di gennaio dal governo si prospetta un possibile scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle. All’indomani della presentazione degli emendamenti in Commissione Finanze della Camera, le proposte di modifica al disegno di legge depositate dai deputati 5 Stelle tornano sul tema delle cosiddette “porte girevoli” e per impedire la commistione tra controllanti e controllate pongono agli ex funzionari di Bankitalia il veto per 6 anni prima di andare a lavorare per una banca. Alla fine però gli emendamenti M5S su conflitti di interesse e incompatibilità tra banca e vigilanza sono dichiarati inammissibili, e di conseguenza esclusi dal voto in Commissione.

L’altolà M5s alla conferma del vicedirettore Signorini
L’attacco del Movimento 5 Stelle a Banca d’Italia si allarga al dossier nomine. In occasione del consiglio dei ministri, che si riunisce nella serata di giovedì 7 febbraio, arriva lo stop dei ministri del Movimento alla conferma, sostenuta dal responsabile dell’Economia Giovanni Tria,di Luigi Federico Signorini, il cui incarico scadrà l’11 febbraio, come vicedirettore generale della Banca (il 16 gennaio il Consiglio Superiore di Via Nazionale ha proposto la sua conferma). Spetta al premier Conte, di concerto con il titolare del Mef e sentito il Cdm, trasferire la proposta al presidente della Repubblica, che con un decreto formalizza la nomina. La chiusura pentastellata - la Lega è invece favorevole alla conferma - ha un precedente: le perplessità espresse dal vice direttore di Bankitalia in occasione dell’audizione che si è tenuta a ottobre in Parlamento sul reddito di cittadinanza. «Una misura dagli effetti graduali e modesti», era stato il suo giudizio. I Cinque stelle fermano la proposta in nome della necessità di un segnale di discontinuità. E il dibattito attorno al tavolo del Cdm, presente Di Maio ma assente Salvini, si fa acceso.

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