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Coronavirus, arriva il monitoraggio via smartphone per contenere il contagio

Una chiamata all’industria e ai centri di ricerca per trovare il modo di usare l’intelligenza artificiale e i big data per modellare meglio la policy

di Luca De Biase

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Una chiamata all’industria e ai centri di ricerca per trovare il modo di usare l’intelligenza artificiale e i big data per modellare meglio la policy


3' di lettura

Il governo esce con una chiamata per proposte di applicazioni per smartphone e altre tecnologie di telemedicina da usare allo scopo di monitorare in modo più preciso l'evoluzione dell'epidemia di Covid-19.

Intanto continua a lavorare alla creazione di una task force di esperti e data scientist per studiare i dati disponibili e quelli che lo saranno presto, in modo da modulare meglio gli interventi di contenimento, usando anche l’intelligenza artificiale. Il decreto con le nomine di questi esperti, atteso da giorni, potrebbe arrivare martedì 24.

Ma vediamo che cosa sta succedendo nel dettaglio.

Lunedì 23 parte dunque una chiamata per raccogliere nei prossimi tre giorni le migliori proposte di soluzione tecnologica al problema di monitorare l'epidemia: cioè conoscere meglio i movimenti delle persone al fine di stringere i controlli nei luoghi dove il contagio è più probabile e, si spera, a tendere allentare i controlli dove è meno probabile.

Si tratta per esempio di capire se mettere in giro delle app chiedendo ai cittadini di scaricarle sul loro telefono e accettare di essere da quel momento seguiti nei loro movimenti. Oppure se è meglio cercare altre soluzioni, comprese quelle che richiedano una nuova legge ma servano a ottenere il risultato di tracciare tutti i cittadini senza un loro intervento volontaristico. Ovviamente salvaguardando le regole sulla privacy ma operando in modo adeguato alle condizioni temporanee definite dall'emergenza.

L'iniziativa è del ministro per l'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione con il ministero della Salute, l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), l'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), con il supporto di un comitato scientifico multidisciplinare. L'invito è rivolto alle imprese e al mondo della ricerca. Occorre trovare le soluzioni tecniche per raccogliere tutti i dati possibili riguardanti, potenzialmente, tutti i cittadini, in modo da contrastare la diffusione del Covid-19.

La gigantesca recessione dell'economia decisa con la chiusura in casa dell'intera popolazione italiana potrebbe essere corretta in teoria innanzitutto liberando le persone che non rischiano il contagio. Ma per sapere chi sono costoro occorrerebbe sapere come si muovono e impedire loro di avvicinarsi ai focolai di contagio o ai contagiati.

Si aprono problemi strategici, giuridici, politici e sociali di grande importanza. Ma l'uso sistematico di tecnologie di analisi dei dati e intelligenza artificiale per contenere il contagio ha già dato prova di funzionare in altri paesi. E questa strada va comunque studiata più a fondo.

Per questo il governo chiede «a tutte le Pubbliche Amministrazioni, enti ed organizzazioni pubbliche e private, alle aziende che stanno lavorando o che hanno già realizzato soluzioni tecnologiche nei due ambiti della call, di inviare: 1) app e soluzioni tecniche di teleassistenza per pazienti domestici, sia per patologie legate a Covid-19, sia per altre patologie, anche di carattere cronico. Rientrano in questo ambito app e chatbot per l'automonitoraggio delle condizioni di salute, rivolte a tutti i cittadini o solo ad alcune fasce (come i soggetti sottoposti a isolamento fiduciario); 2) tecnologie e soluzioni per il tracciamento continuo, l'alerting e il controllo tempestivo del livello di esposizione al rischio delle persone e conseguentemente dell'evoluzione dell'epidemia sul territorio. Rientrano in questo ambito strumenti di analisi di Big Data, tecnologie hardware e software utili per la gestione dell'emergenza sanitaria».

Resta il fatto che anche conoscendo gli spostamenti di tutti gli italiani, per sapere quali sono le aree di rischio occorrerebbe conoscere molto meglio chi sono i malati asintomatici. Ma i tamponi scarseggiano in modo drammatico. Anche per questo i ministeri insistono a richiamare l’attenzione anche su un’altra chiamata, attiva da qualche giorno, per chiedere alle aziende di trovare soluzioni adatte a moltiplicare la produzione e la distribuzione di tamponi e altre forme di diagnosi utile a conoscere la reale diffusione del virus.

La soluzione “alla coreana” è ancora lontana in Italia, ma la strada per avvicinarsi a quell’esperienza è stata imboccata.

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