il caso

Il Governo invia task force del Veneto per “commissariare” la chirurgia della Calabria

Il ministero della Salute ha recepito di fatto una decisione dello scorso giugno (al tempo del primo governo Conte), seguita a una richiesta di intervento alla regione Veneto proprio da parte del ministero. Il tutto a due mesi dalle elezioni

di Donata Marrazzo


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4' di lettura

Il governo esporta il modello della sanità veneta in Calabria, predisponendo l’intervento sul campo di una task force dell'ospedale di Padova. L'obiettivo non è esattamente quello di una soluzione radicale dei problemi (dalle assunzioni bloccate ai reparti a rischio chiusura fino alle aziende prive di vertici, solo per citarne alcuni). Semmai, di migliorare gli assetti organizzativi della sola chirurgia, che pure rappresenta il costo più rilevante per gli ospedali.

Una mossa nata dal precedente Governo
Il ministero della Salute ha recepito di fatto una decisione dello scorso giugno (al tempo del primo governo Conte), seguita – come ha riferito il ministro Roberto Speranza al presidente della Regione Calabria Mario Oliverio - a una richiesta di intervento alla regione Veneto proprio da parte del ministero, concertata con il direttore generale della programmazione sanitaria Andrea Urbani.

Una mossa che alimenta qualche sospetto, a due mesi dalle elezioni regionali, in un territorio in cui il dibattito sull'autonomia differenziata contrappone radicalmente le parti in gioco e la questione sanità è una grande emergenza, a cominciare dal fabbisogno del personale e dai vincoli del piano di rientro che impegnano il commissario Saverio Cotticelli, il dipartimento regionale alla Tutela della salute e i sindacati nella ricerca urgente di soluzioni.

La Lega si fa campagna elettorale in Calabria con la Sanità?
Il deputato 5s Francesco Sapia minaccia le sue dimissioni: «Non sarò complice del regalo alla Lega». Prende subito posizione anche il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio: «Non consentirò a nessuno di mortificare e umiliare i nostri professionisti. Nonostante il decreto Calabria, noi non siamo colonia di nessuno. L'aiuto e la collaborazione si costruiscono in reciprocità. È assai singolare che il più accanito assertore delle autonomie, qual è il collega Zaia, utilizzi accordi centralistici che mortificano i territori».

Riorganizzazione chirurgica in 18 mesi
Nella delibera si parla di un accordo di collaborazione ex art. 15 della legge n. 241 del 1990 per la realizzazione del progetto «Riorganizzazione dell'attività chirurgica per setting assistenziali e complessità di cura» tra il ministero della Salute, la Regione del Veneto e l'Azienda Ospedaliera di Padova, che si impegna a svolgere le attività di pianificazione e gestione delle attività progettuali e delle risorse per gli Hub e gli Spoke della Calabria.

Tutto in 18 mesi, prorogabili. Salvatore Costarella, che agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria dirige l'unità operativa complessa di Chirurgia generale ed è presidente della Società calabrese di Scienze chirurgiche, ha letto il testo ed è furioso: «Vengano i veneti, vengano a vedere come si fa a lavorare in 8 in un reparto che ne prevede 18 di noi. Si mettano all'opera con le stesse risorse che abbiamo a disposizione. Qui sopperiamo alla carenza di personale, materiale e attrezzature solo con la nostra professionalità. Questo accordo, che ci taglia completamente fuori, visto che non siamo mai stati interpellati, è inappropriato e alimenta il clima di sfiducia tra medici e pazienti. Il fallimento della sanità calabrese è sotto gli occhi di tutti, ormai, ed è il fallimento dello Stato centrale che ha commissariato per 10 anni la regione. E ora si commissaria il commissario».

La cardiochirurgia dei Riuniti, un'eccellenza nazionale
«Scambi e confronti sono sempre un'occasione positiva, ma sia chiaro che qui in Calabria il problema non sono le competenze, sono le risorse». È la valutazione di un big della cardiochirurgia, Pasquale Fratto, primario ai Riuniti, a capo di un équipe che dalla fine del 2016 ha prodotto 1000 interventi. Da gennaio 2019 sono già 307. Per i suoi pazienti la migrazione sanitaria è praticamente finita.

Arrivato tre anni fa dal Niguarda di Milano, ha organizzato un reparto che è un'eccellenza su scala nazionale. «Ma mi rendo conto – continua Fratto - che in periferia, come a Locri o a Polistena, la situazione è molto difficile. E sfido chiunque, senza risorse, a trovare soluzioni».

Il protocollo d’intesa con il Niguarda
Proprio con il Niguarda, dal 2016, il Gom di Reggio Calabria, su impulso dell'ex direttore generale Frank Benedetto, ha avviato una fruttuosa collaborazione (di tutt’altro tipo rispetto all'accordo siglato tra Ministero e Regione del Veneto), per la partenza della cardiochirurgia: i medici dei Riuniti sono andati a formarsi nella struttura milanese e quelli dell'ospedale metropolitano lombardo sono arrivati sullo Stretto e inseriti in organico.

Il risultato è oggi una unità operativa che è diventata punto di riferimento per tutto il Meridione. Come la chirurgia robotica, centro d'eccellenza anche per la formazione. L’ospedale si è dotato delle attrezzature più evolute per la chirurgia mininvasiva e Costarella ha ridisegnato l'offerta, organizzando gli interventi nel blocco operatorio.

Bruno Nardo, «Nessuno di noi è stato convocato»
A Cosenza il vibonese Bruno Nardo si è insediato il 1 giugno: arriva dal Sant'Orsola di Bologna ed è un luminare nel campo della chirurgia. «Qui siamo un passo avanti, e siamopure disponibili ad applicare nuovi protocolli o nuove linee guida per la gestione delle sale operatorie. Resta il problema però delle risorse e di una visione complessiva della situazione. Nessuno di noi, prima di questo provvedimento è stato convocato. Cos'è, un tentativo di colonizzazione?».

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