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«Il governo non cadrà»: i messaggi rassicuranti di Salvini per vincere in Toscana

Dopo la “lezione” emiliana, la Lega punta a conquistare gli elettori incerti e indecisi della regione rossa senza spaventarli

di Manuela Perrone

Regionali, Salvini a Genova: possiamo vincere dappertutto

Dopo la “lezione” emiliana, la Lega punta a conquistare gli elettori incerti e indecisi della regione rossa senza spaventarli


2' di lettura

Di solito sono i partiti di maggioranza a negare che le elezioni regionali e amministrative possano avere un impatto sul governo. A questa tornata, invece, è soprattutto il leader della Lega, Matteo Salvini, a rassicurare ogni volta che può: «Non è un voto ideologico quello delle regionali, o europeo o nazionale. È un voto per la sanità, le strade, la raccolta dei rifiuti». Perché affannarsi a sottolinearlo? Che cosa è cambiato rispetto all’appuntamento dello scorso gennaio, quando Salvini aveva promesso che in caso di successo in Emilia Romagna avrebbe «dato lo sfratto» all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte?

Il cambio di rotta in Toscana dopo la “lezione” emiliana

Il cambio di strategia è netto ed è appunto il frutto della lezione emiliana. Con un premier che gode di elevati indici di gradimento nel popolo della sinistra, come ha dimostrato l’accoglienza ricevuta martedì 8 settembre alla Festa nazionale dell’Unità a Modena, Salvini ha capito che trasformare in un test sul governo la corsa in Toscana, regione rossa al pari dell’Emilia, può rivelarsi un boomerang. Di certo le sue parole non escludono che in caso di vittoria schiacciante il 20 e 21 settembre (quel 7 a 0 che ridurrebbe a tre le regioni governate in Italia dal centrosinistra, ma anche soltanto un eventuale trionfo in Toscana) il centrodestra possa reclamare un cambio di rotta a livello nazionale. Ma adesso è meglio non evocare cambiamenti che possano impaurire gli elettori.

Obiettivo: rassicurare per non spaventare

Ecco spiegata la campagna iper rassicurante che Salvini sta conducendo al fianco della “sua” candidata Susanna Ceccardi, l’unica a lui fedelissima dei candidati della destra alle regionali (gli altri sono l’eterno rivale interno Luca Zaia in Veneto, l’ex azzurro Giovanni Toti in Liguria, i meloniani Francesco Acquaroli nelle Marche e Raffaele Fitto in Puglia, Stefano Caldoro di Fi in Campania). Ed ecco spiegato anche perché chiuderà il 18 settembre proprio a Firenze, considerata la città più dura da espugnare, il suo tour elettorale. Con lui in piazzale Michelangelo ha chiamato a raccolta gli alleati Giorgia Meloni e Antonio Tajani.

Ceccardi morbida persino sul Mes

È il segno che è proprio la Toscana il bottino politico più ambito, quello che a dispetto delle garanzie potrebbe, se vincesse Ceccardi e non il candidato del centrosinistra Eugenio Giani, non soltanto terremotare la maggioranza ma garantire a Salvini l’incoronazione a leader della coalizione, arginando l’ascesa di Meloni che potrebbe rafforzarsi dalla vittoria di Fitto in Puglia e di Acquaroli nelle Marche. Non è un caso che anche l’ex sindaca di Cascina, in provincia di Pisa, la prima a “sfondare” il muro rosso nella regione, stia vestendo abiti più moderati rispetto ai tempi in cui tuonava contro i migranti (nella sua lista c’è un’avvocata marocchina di fede islamica) e stia giocando la sua corsa sul terreno della «concretezza» dei temi. Persino sul Mes, reclamato da molti governatori ben consci di quanto servirebbero i 36 miliardi per la sanità del Fondo Salva-Stati, Ceccardi non sta seguendo la linea del «no agli aiuti europei». Anzi. Negli ultimi giorni ha più volte ripetuto:«Se il governo deciderà di attivare questo o altri strumenti impiegheremo al meglio ogni euro per migliorare i servizi sanitari». Una ruota di 180 gradi.

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