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Il governo non ci chieda l’amicizia

La diretta di Conte su Facebook non è sembrata opportuna perché mancava di quel carattere istituzionale e ufficiale necessario soprattutto in momenti di crisi

di Serena Sileoni

Conte annuncia: chiusi tutti i servizi non essenziali fino al 3 aprile

4' di lettura

Al termine della diretta Facebook del premier Giuseppe Conte nessuno di quelli che avevano pazientemente atteso (nonostante il ritardo nella trasmissione) aveva capito quali attività sarebbero state aperte ma sapeva che di sicuro qualcuno sarebbe rimasto a casa. Potremmo sintetizzare brutalmente così il discorso del presidente Conte trasmesso “live” nella tarda serata di sabato sera.

Nell’ascoltarlo, almeno chi scrive si è posto tre perché.
Perché una diretta Facebook?
E poi, perché una diretta Facebook per annunciare una misura che non c’è ancora?
E infine, perché questa misura?

Ahinoi, le risposte plausibili non sono le più confortanti.
Sul primo perché, si può ipotizzare che una diretta social sia la via più immediata, semplice e al passo con le mode. Ma i governi non devono essere al passo con le mode, devono fare cose auspicabili in modo auspicabile. Una diretta via social, al di là dell’ingiusto oblio verso quella larga parte della popolazione che non usa Facebook, non sembra opportuna perché manca di quel carattere istituzionale e ufficiale tanto più necessari nei momenti in cui i cittadini hanno bisogno di un governo autorevole. Un governo, cioè, che non sia autoritario ma che nemmeno ci chieda l’amicizia. D’altro canto, è difficile immaginare che il Governo, pur in questa difficile situazione, non abbia, se volesse, il modo per fare un discorso alla nazione con mezzi più adeguati.

Ci siamo tutti chiesti, poi, se servisse una diretta Facebook in tarda serata di un giorno prefestivo per avvisare dell’arrivo di nuovo decreto limitativo dell’attività imprenditoriale e professionale. Con l’effetto che tutti ci stiamo chiedendo, tra le altre ipotesi, se le attività produttive necessarie rimandino ai codici Ateco, o se quelle aperte dovranno essere comunicate a livello territoriale. La verità è che, alle 17 del giorno successivo alla diretta Facebook, cioè quasi 18 ore dopo l’annuncio “live”, non c’è ancora un testo definitivo, ma nel frattempo c’è una nuova ordinanza del ministro della Salute speranza che vieta gli spostamenti fuori comune. Perché allora mettere in allarme e angoscia una popolazione che non si sa per quanto tempo dovrà reggere all’urto anche psicologico dell'epidemia in corso?

Il presidente può anche pensare che l’azione di governo sia in questi giorni improntata alla trasparenza solo perché ogni sera assistiamo in doveroso e pietoso silenzio alla conta delle vittime, o peggio ancora perché ci viene concesso un discorso alla nazione sui social. Ma la trasparenza, sia consentito, a noi sembra altro.

Trasparente è una linea politica che chiaramente spiega la strategia che si sta perseguendo; trasparente è una decisione di governo che viene comunicata quando è ufficiale; trasparente, infine, è una analisi della situazione che consenta di conoscere con molta più omogeneità e chiarezza i dati e i fatti, permettendo a chi di mestiere di comprendere le anomalie del caso italiano, lombardo in primo luogo, senza gettare in pasto alle nostre paure altro che non siano ipotesi e parziali deduzioni.
Questo ci porta anche al terzo perché.

Al di là del contenuto del decreto, quello che non è emerso dall’annuncio di ieri in diretta Facebook, e che invece poteva essere il vero oggetto del discorso, è cosa motivi le misure in arrivo.

Chi pratica il diritto sa che ogni atto, anche quello legislativo, ha e deve avere una ragion d’essere. È una delle principali distinzioni tra l’arbitrio del sovrano assoluto e la discrezionalità dello Stato di diritto.
Ascoltando Conte, invece, al di là delle parole di incoraggiamento da buon padre di famiglia non ne è stata spesa una sulle ragioni che hanno indotto il governo a inasprire il lockdown.

Per quanto emotivamente insostenibili, i numeri dei decessi e degli ammalati gravi vanno visti nel quadro più ampio di una valutazione delle strategie già adottate, di quelle ancora possibili e delle previsioni che gli esperti possono fare sul loro andamento, e che hanno proprio motivato l’estensione delle misure lombarde.

Ci hanno sempre detto che dobbiamo ancora aspettare il picco e dobbiamo attraversare questo lugubre tunnel. Dunque, se una misura restrittiva come chiudere le attività lavorative si impone, cosa la giustifica dal punto di vista dello scenario sanitario? Quali nefaste novità ci sono, tali da dover fare uno sforzo ulteriore? Questo, al di fuori della retorica della trasparenza, non ci sembra di averlo sentito nel discorso, forse perché l’ora era tarda ed eravamo già mezzo assonnati.

Sappiamo bene che è il momento di essere uniti nel rispettoso ossequio alle prescrizioni, e così faremo. Siamo certi che vi siano ottimi motivi che le giustificano, ma poterle, in trasparenza, ascoltare da adulti e cittadini quali siamo sarebbe fonte di conforto e motivo di obbedienza per noi, ma anche fonte di autorevolezza per il governo. Un governo che, altrimenti, senza riuscire a fare quella necessaria sintesi politica che tutti ci aspettiamo in questo momento, rischia di sembrare in balìa delle sirene suonate, ora da alcune regioni, ora da altre, ora dai sindacati e dagli esperti di turno.

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