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Il governo punta su carte e bancomat, ma al Sud trionfa il contante

L’obiettivo di disincentivare l’uso delle banconote, messo da parte dal governo gialloverde, riemerge tra i 29 punti del programma M5S-Pd: agevolare i pagamenti elettronici e ridurre i costi di transazione. Ma nelle regioni del Mezzogorno le operazioni pro capite con le card sono solo 40 all’anno, contro le 67,6 di media nazionale

di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste


Contante: controlli su chi versa o preleva oltre 10mila euro in un mese

3' di lettura

Cambia il governo, cambiano i propositi, anche sul contrasto all’evasione. L’obiettivo di disincentivare l’uso del contante – messo da parte dal governo gialloverde – riemerge tra i 29 punti programmatici del nuovo esecutivo M5S-Pd: rendere più trasparenti le transazioni commerciali, «agevolando, estendendo e potenziando i pagamenti elettronici obbligatori e riducendo drasticamente i costi di transazione».

La formula appare ancora generica, in un Paese dove il grosso delle operazioni avviene in cash e le transazioni pro capite con le card sono appena 67,6 all’anno. Con il record delle regioni del Sud, in cui a stento si arriva a 40 pagamenti a testa. Come dire che ogni italiano – in media – paga con bancomat e carte di credito una volta ogni cinque giorni, che diventano 11 Campania, 12 in Calabria e 16 in Basilicata. Insomma, la strada da percorrere pare ancora lunga, tra incentivi, obblighi e taglio delle commissioni a carico di esercenti e professionisti.

NELLE REGIONI

L'uso del contante e le transazioni con le carte nelle regioni italiane (per la Valle d’Aosta: dati non disponibili). Il cash card ratio elaborato da Banca d'Italia misura il rapporto tra l'ammontare dei prelievi da Atm (sportelli bancomat) e la somma degli stessi prelievi e del valore dei pagamenti tramite Pos (escluse le carte di credito). (Fonte: elaborazione del Sole 24 Ore del Lunedì su dati Banca d'Italia e Istat)

Importo medio da 75 a 63 euro

Il programma del nuovo governo marca un’inversione di tendenza. L’ultimo intervento – anno 2016, premier Matteo Renzi – è stato infatti di segno opposto, con l’innalzamento da mille a 3mila euro della cifra a partire dalla quale è obbligatorio usare strumenti tracciabili.

Gli intenti ora dichiarati sono il «perseguimento della legalità» e il potenziamento della «lotta alle organizzazioni mafiose e all’evasione fiscale». Finalità in linea con il faro acceso da Bankitalia – e in particolare dall’Unità di informazione finanziaria (Uif) – che monitorerà le movimentazioni sui conti correnti oltre i 10mila euro al mese.

La sfida del programma giallorosso, però, non sembra puntare solo sui controlli. Ma anche su una maggiore diffusione degli strumenti di pagamento elettronici, così da togliere gradualmente spazio a chi vuole utilizzare il contante per scopi illeciti. D’altra parte, i dati della Banca d’Italia mostrano sì un aumento delle transazioni con le carte, ma ancora troppo lento per scalzare il primato del contante.

Tra il 2013 e il 2018 l’uso delle carte di pagamento è cresciuto del 71,5 per cento; mentre è diminuito il ricorso agli assegni, sia bancari (-38,2%) che circolari (-11%). Per le card c’è anche un altro dato interessante: il calo del valore medio delle transazioni – da 75 a 63 euro – che ne dimostra la maggiore diffusione nella vita quotidiana. Un trend cui ha contribuito, tra l’altro, l’obbligo imposto agli esercenti di accettare i pagamenti con le carte (Dm 24 gennaio 2014 e legge di Stabilità 2016). Anche se resta ancora privo di sanzioni l’obbligo di Pos per i professionisti.

Toscana oltre le 100 transazioni annue

La maggiore diffusione degli strumenti di pagamento elettronici non ha per ora scalfito il divario territoriale tra Nord e Sud. E non solo in termini di impiego delle card, dove pure la Toscana, la provincia di Trento e il Lazio si attestano intorno alle 100 transazioni annue pro capite (tre o quattro volte quelle registrate nel Mezzogiorno).

Basta guardare il cash card ratio, l’indicatore con cui Bankitalia misura il grado di utilizzo del contante da parte di chi – pur avendo carte elettroniche – sceglie di prelevare banconote. In questa particolare classifica non stupisce che le prime e le ultime posizioni siano “rovesciate” rispetto alla graduatoria sull’uso delle card. Anche se non mancano le sorprese: Lombardia e Piemonte, ad esempio, mostrano sia un diffuso ricorso ai pagamenti tramite Pos, sia un cash card ratio elevato.

Resta comunque un altro aspetto su cui riflettere. Secondo la Banca d’Italia, il minor utilizzo al Sud degli strumenti alternativi al contante rispetto alla media nazionale non riflette solo un attaccamento alle banconote, ma anche una minore domanda di moneta dovuta alla minore attività economica.

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