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Il governo sblocca le trivelle, subito il 75% di gas calmierato alle imprese energivore

È questa la novità più rilevante contenuta nello schema di articolato sullo sblocca trivelle, il cui assetto generale era già stato predisposto dall’ex ministro Roberto Cingolani

di Celestina Dominelli

Dalle trivelle alle rinnovabili, il governo fissa la strategia

3' di lettura

Per offrire fino a 2 miliardi di metri cubi di gas di produzione nazionale alle aziende gasivore a prezzi calmierati, il governo è pronto a garantire, già da gennaio e fino al 2024, una prima fetta di forniture aggiuntive (il 75% dei volumi potenziali). Ed è intenzionato ad aprire uno spiraglio, ancorché minimo, alle estrazioni nell’Alto Adriatico, interdetto da 30 anni, consentendo agli operatori di muoversi in una piccolissima porzione - che corrisponde all’estremità più a sud (tra il 45° parallelo e il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po) -, oltre le 9 miglia dalla costa e per giacimenti con un potenziale sopra i 500 milioni di metri cubi, mentre continua a restare vietata l’area di fronte a Venezia.

Il tutto a condizione che i titolari delle concessioni presentino analisi e monitoraggi puntuali che escludano il rischio di subsidenza (lo sprofondamento del suolo). E la coltivazione sarà riattivata anche nelle acque dei golfi di Napoli, di Salerno e delle isole Egadi, per la durata di vita utile del giacimento e solo a patto che si dimostri l’assenza di rischi per il territorio.

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Le deroghe al Pitesai

È questa la novità più rilevante contenuta nello schema di articolato sullo sblocca trivelle, il cui assetto generale era già stato predisposto dall’ex ministro Roberto Cingolani e che ieri è stato approvato dal Cdm, a valle del lavoro di affinamento condotto dal neo titolare dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto. «Secondo le nostre stime, con i 2 miliardi di metri cubi si dovrebbe coprire buona parte del fabbisogno delle aziende gasivore», ha spiegato, nella conferenza stampa seguita al Cdm, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non prima di aver osservato «che il prezzo del gas sta scendendo», ma «non durerà molto se non ci saranno segnali seri e concreti dalla Ue». Mentre il ministro Pichetto ha rimarcato «che potenzialmente si stimano 15 miliardi di metri cubi sfruttabili nell’arco di 10 anni dai concessionari».

Tornando alla norma (“gas release”), che diverrà un emendamento al decreto Aiuti ter e che è chiamata a dare attuazione all’articolo 16 del Dl Bollette (il 17 del 2022), ci sono poi altre due importanti novità, anche in parziale deroga al Pitesai, il piano regolatore che disciplina le estrazioni di idrocarburi in Italia: lo sblocco, in tutta la penisola, del rilascio di nuove concessioni in zone comprese tra le 9 e 12 miglia (anche qui solo per i giacimenti con potenziale sopra i 500 milioni di metri cubi). Con il risultato che si potranno ampliare le attività esistenti su permessi in essere (a partire dai campi Argo e Cassiopea di Eni). Inoltre è prevista la riapertura delle attività (incluse quelle di ricerca) in tutte quelle aree protette non ancora esistenti ma da costituire secondo la linea dettata dal Pitesai.

Priorità ai grandi gasivori

Il gas calmierato andrà ai grandi consumatori di metano (secondo la classificazione Ue) che avranno consumato nel 2021 almeno 1 gigawattora annuo e che potranno agire anche in forma aggregata. Le modalità e i criteri di assegnazione saranno definiti con un decreto firmato dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (l’ex Mite), di concerto con Mef e Imprese (già Mise). E i diritti saranno assegnati pro quota dal Gse attraverso aste e con la stipula di contratti finanziari per differenza. Sottoposti a “tagliando” al 31 gennaio di ogni anno sulla base delle effettive produzioni dell’anno prima.

Il fattore prezzo

Un altro aspetto interessante riguarda poi le condizioni di prezzo dei contratti di acquisto stipulati dal Gse di durata massima decennale: l’asticella dovrà garantire la copertura dei costi totali effettivi delle produzioni, nonché un’equa remunerazione. Il prezzo, fissato per decreto, conterrà una riduzione percentuale, anche progressiva, ai prezzi giornalieri registrati al Psv (il punto di scambio virtuale del gas italiano) e dovrà muoversi entro un range, tra un minimo di 50 euro e un massimo di 100 euro per megawattora.

Fin qui l’assetto complessivo del nuovo percorso. Per offrire rapidamente una boccata d’ossigeno alle aziende, si prevede, però, come detto, che, in attesa dell’entrata a regime del nuovo sistema, da gennaio gli operatori mettano subito a disposizione del Gse almeno il 75% dei volumi produttivi (fino al 2024) e almeno il 50% (per gli anni successivi) attesi dagli investimenti programmati.

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