Centenario

Il Grand Hotel S. Michele punta su cultura e qualità

La dimora secolare a Cetraro, in provincia di Cosenza, oggi hotel di charme rilancia su territorio, cucina a km zero e convegni internazionali

di Donata Marrazzo

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Il Grand Hotel San Michele di Cetraro (Cosenza) può vantare cento anni di storia su un antico sito normanno che guarda la scogliera ed è stato costruito in stile coppedè

La dimora secolare a Cetraro, in provincia di Cosenza, oggi hotel di charme rilancia su territorio, cucina a km zero e convegni internazionali


4' di lettura

Cento anni di storia su un antico sito normanno che guarda dall’alto la scogliera dei Rizzi. Davanti il mare, tutt’intorno il verde della campagna: 47 ettari tra boschi, orti, frutteti, vigne e un campo da golf. Il Grand Hotel San Michele al centro, con tutto il fascino dello stile Coppedè. Ma non siamo nella Liguria di fin de siècle. L’antica casa nobiliare costruita un secolo fa dall’ingegnere Rosario Siniscalchi per i baroni Falcone sorge su una collina di Cetraro, Tirreno cosentino. Divenne una struttura ricettiva trent’anni dopo quando Siniscalchi, che viveva a Roma e nel frattempo aveva contribuito con grandi imprese a ricostruire l’Italia del dopoguerra, acquistò l’immobile all’insaputa della moglie piemontese che di Calabria non voleva saperne.

Una storia d’impresa familiare
Oggi è fra gli alberghi più suggestivi della costa calabrese, con 13mila presenze, 20 dipendenti più gli stagionali, e un fatturato di 1,3 milioni di euro. Ma dimenticate le location delle grandi catene: il Grand Hotel San Michele ha una gestione familiare e l’atmosfera è quella di una dimora storica che ripercorre le vicende del luogo e quella dei Siniscalchi. Fino a Claudia, figlia di Rosario, prima donna ingegnere nel Lazio. Una figura eccentrica e visionaria, che ha lasciato l’impronta dei suoi viaggi e del suo lavoro ovunque: nelle collezioni africane custodite nei saloni dell’albergo - visse in Nigeria con un incarico dell’università di Roma - nella biblioteca che raccoglie testi antichi, nel grande centro congressi realizzato per ospitare convegni internazionali, nel primo campo da golf della zona, nelle soluzioni ecosostenibili attuate prima del tempo, come l’impianto di fitodepurazione realizzato con la piantumazione dei gigli. Suo figlio Andrea Peiser, zoologo marino, nato dal matrimonio con un dirigente Enel di origini berlinesi, insieme alla moglie Ornella Apa, guida turistica con un senso tutto suo dell'accoglienza, sono oggi i nuovi padroni di casa.

10, 100, 1000 San Michele
«Mio nonno voleva che questo posto ispirasse gli operatori turistici della regione, sognava che in Calabria potessero sorgere tanti altri hotel come il San Michele, che questa terra potesse essere la nostra Costa Azzurra. Ma era negli anni '70, prima dell’abusivismo delle seconde case che hanno deturpato il paesaggio – spiega Andrea Peiser – Aveva costruito un asilo per i figli del personale e reso l’azienda autosufficiente con le mucche da latte, i maiali per gli insaccati, l’orto per le verdure. Ma alla fine il San Michele era diventato un’entità a sé, staccata dal territorio. Frequentata da vip internazionali e personaggi della cultura e dello spettacolo, isolata però da quanto c’era intorno. Con mia madre abbiamo ricucito i rapporti con il territorio, a cominciare dai piccoli produttori».

Lo apprezzano i convegnisti che arrivano al San Michele da tutto il mondo: per il 2020 sono stati prenotati 26 convegni, tutti di altissimo livello, con studiosi di nanotecnologia, matematica, fisica quantistica, ingegneria delle epoche antiche. Il momento clou è proprio la cena a base di prodotti locali. «Manteniamo però una cura particolare anche dei clienti individuali che tornano da anni» aggiunge l’imprenditore.

Andrea Peiser e i delfini
La decisione di prendere in mano l’albergo Andrea Peiser l’ha maturata durante una missione in Polinesia dove stava studiando il comportamento dei cetacei. Con una telefonata gli comunicarono che Claudia, sua madre, aveva avuto un malore. Non ripartì subito, ma sentì che era il momento di cambiare strada. «Ero su una barca e i delfini cominciarono a emettere dei suoni perfettamente udibili, tutti insieme. Mi calai in mare con loro. Partii il giorno dopo».

A Cetraro Peiser trovò una giovane guida turistica in visita in Calabria per conto di un tour operator americano. Si capirono subito. Ornella Apa portava turisti dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Fu amore a prima vista, nacque Niccolò e tanti nuovi progetti. «Ci siamo trovati in mano un sogno, quello di mio nonno e di mia madre - continua l’imprenditore – Ma lo porto avanti come custode temporaneo dei luoghi. Questo posto è di chi sa apprezzarlo, di chi ne sente l’energia, di chi torna dopo esserci stato la prima volta».

Yoga e Wedding tourism
La struttura è ormai dentro un circuito internazionale, anche per il wedding tourism. «Le prime richieste per l’organizzazione di matrimoni con allestimenti esclusivi sono arrivate dagli Stati Uniti, dall’India, dal nord Europa – spiega Ornella Apa – Con una squadra ormai specializzata, questa estate abbiamo predisposto tutto l’allestimento per le nozze di due coppie sikh e le cerimonia tra i vigneti di Bianco e Magliocco per sposi brasiliani e statunitensi». Classi internazionali di yoga meditano davanti al mare, scorgendo l’Etna e lo Stromboli all’orizzonte. Gruppi di inglesi appassionati di pittura vagano per la tenuta lasciandosi ispirare dal panorama. Nei residence ricavati all’interno di vecchi fabbricati agricoli soggiorna chi cerca un’alternativa all’albergo. Alcuni californiani sono ospiti fissi. Tutti i visitatori concludono il tour della tenuta in una delle tante case di campagna disseminate nell’azienda: degustano marmellate, conserve di ogni tipo, salumi e formaggi locali, la frutta appena raccolta, il vino prodotto in vigna. Poi tutto il resto arriva a tavola: «Proponiamo menù che esaltino i prodotti della nostra terra e del nostro mare. Prediligiamo il pesce azzurro, quello povero, di cui i fondali qui di fronte sono pieni – conclude Ornella Apa – Rielaboriamo la cucina antica in una forma più contemporanea senza tradire i sapori. È un’estrema forma di rispetto verso la nostra terra».

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