c'era una volta

Il grande enigma dell'Abbazia di Linari


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1' di lettura

Molti secoli fa rappresentava un approdo sicuro per tutti i viandanti che preferivano una variante più “tranquilla” della via Francigena; oggi è meta (e punto di passaggio) degli appassionati di trekking a cui piace ripercorrere le vie di un tempo. Quel che resta dell’Abbazia (o Monastero) di Linari è posto sul terz’ultimo tornante del Passo del Lagastrello, ma quei pochi ruderi “profumano” di una storia e di un mistero millenario.

La Via di Linari era infatti un antico percorso di passaggio commerciale e di pellegrinaggio verso Roma alternativo a quello della Via Francigena (spesso infestata di briganti e malintenzionati) su cui si innestava dalla città di Fidenza verso Parma per raggiungere la Toscana appunto attraverso il Passo del Lagastrello. In realtà il vero nome di quest’ultimo era Malpasso, a testimonianza delle difficoltà del viaggio e dello stato d’animo con cui pellegrini e mercanti affrontavano il passaggio fra i due versanti dell’Appennino visto che l'itinerario attraverso le montagne non era certo privo di pericoli. Per questo l’Abbazia di Linari era un approdo sicuro, proprio là dove il pericolo era più grande e la natura più selvaggia, sul culmine del Malpasso, soprattutto tra il 1.000 e il 1.300 dopo Cristo. Poi il declino: una descrizione del 1466 la definisce in totale stato di abbandono mentre nel 1583 papa Gregorio XIII ne decreta la soppressione, affidandone i beni al convento agostiniano di San Giovanni Battista di Fivizzano.
Oggi dell’insediamento restano solo le rovine, ma lungo tutto il percorso, che risale le valli dell’Enza e del Parma, sono numerosi i segni della potenza un tempo detenuta dall’Abbazia.

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