Opificio delle Pietre dure

Il grande restauro della “Pietà di Luco” di Andrea del Sarto

Lavori “in corso” per la “Deposizione” di Rosso Fiorentino e la “Madonna in gloria” di Giovanni Bellini

di Valeria Ronzani

3' di lettura

Se ne sta lì, pronta per tornarsene al suo domicilio alla Galleria Palatina di Firenze. La spettacolare “Pietà di Luco” di Andrea del Sarto, olio su tavola di 238x198 cm., è in procinto di rientrare alla Galleria Palatina, terminati gli interventi di restauro presso il fiorentino Opificio delle Pietre Dure.

Negli spazi della Fortezza da Basso, il più esteso e articolato fra le tre sedi dei laboratori dell'Opificio (gli altri si trovano in via degli Alfani, vicino all'Accademia, e in Palazzo Vecchio per il restauro degli arazzi). Cecilia Frosinini, direttore del settore restauro dipinti su tela e tavola e referente del laboratorio alla Fortezza da Basso ci informa: “il ritorno non sarà così immediato, data la monumentalità della pala e la criticità di questo periodo in cui vanno rigidamente applicati tutti i protocolli per garantire la sicurezza comune”.

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Anche l'Opificio è stato chiuso e i lavoratori (109 unità complessive) posti in smart working; dal 3 giugno, però, si sta gradualmente ripartendo. Ha riaperto il piccolo prezioso museo di via degli Alfani, accesso contigentato e divieto di assembramenti. Data l'eseguità di alcune sale a volte anche due persone sono troppe. “Anche noi del personale siamo ancora in regime di parziale smart working”, ci racconta la Frosinini. A rotazione, una settimana in Opificio e una settimana a lavorare da casa, in modo da consentire la massima continuità agli interventi di restauro. Ancora chiusi biblioteca e archivio, sospese in attesa di tempi migliori le visite guidate ai laboratori.

“Deposizione” di Rosso Fiorentino

Fra le opere più celebri al momento in cura citiamo la “Deposizione” di Rosso Fiorentino da Borgo San Sepolcro, la “Madonna in gloria” di Giovanni Bellini dalla veneziana Galleria dell'Accademia, un Bronzino da Capodimonte, due fra gli “Uomini illustri” di Andrea del Castagno conservati alla Galleria degli Uffizi, stessa provenienza della “Maddalena” di Artemisia Gentileschi, oltre che il “Trittico francescano” del Beato Angelico dal Museo di San Marco.

L' Opificio delle Pietre Dure, eccellenza mondiale di una scuola di restauro che affonda le proprie radici ai tempi dei Medici, nacque per volere di Ferdinando I de' Medici. Fondato nella forma attuale nel 1932 da Ugo Procacci, rilanciatosi a seguito degli eventi bellici e, nel 1966, della tragedia dell'alluvione. “Quando il clima è così collaborativo le soluzioni si trovano - riflette il sovrintentendete Marco Ciatti parlando dell'accordo con le rsu che ha permesso la ripresa delle attività-. Garantendo la massima sicurezza di tutti, per quanto umanamente possibile. Fra i presidi sanitari sono stati acquisiti anche gli schermi di plexiglass. Questo è un momento difficile, non si sa cosa ci riserva il futuro”.

Intanto, sul sito dell'Istituto, si preannuncia il bando per la Scuola di altaformazione riguardo all'anno 2020-20201. Il percorso scelto è: Manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile; Manufatti scolpiti in legno; Arredi e strutture lignee; Manufatti in materiali sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti. Cinque posti e prove in presenza, fra settembre e ottobre. Salvo, recita l'annuncio, “diverse disposizioni di legge determinate dal perdurare dell'emergenza sanitaria in corso”.

La scuola di alta formazione è infatti ancora un tasto delicato: “Grazie a lezioni a distanza, abbiamo completato la parte teorica – ci spiega ancora Ciatti -. Ma per noi, a differenza delle altre università, la pratica di laboratorio è prevalente. Fortunatamente le classi prevedono solo cinque allievi. Così, grazie a tanta disponibilità e turnazioni complicatissime, riusciremo a completare il percorso formativo entro ottobre e a far sì che nessuno perda l'anno accademico”.

I restauratori intanto sono tornati. “A turno, nel rispetto totale dei protocolli di sicurezza – ci chiarisce la Frosinini -. Alla Fortezza da Basso gli spazi sono ampi, non così in via degli Alfani”.

Capitolo organici: recentemente sono andati in pensione alcuni restauratori che non è esagerato definire “mitici”, da Ciro Castelli, gran maestro del legno, a Ezio Buzzegoli, che restaurò il “Tondo Doni” di Michelangelo, Roberto Bellucci, “L'adorazione dei Magi” di Leonardo da Vinci. E pure Chiara Rossi, “una delle poche donne di quella generazione. Si devono a lei i recuperi dei Rubens danneggiati dalla bomba di via dei Georgofili – racconta la Frosinini-. Ultimamente la tendenza si è capovolta, fra i vincitori dell'ultimo concorso, assunti il 28 dicembre 2018, il gentil sesso è prevalente”. Sono 35 i posti attualmente vacanti, di ogni profilo, ma i più preoccupanti, lancia l'allarme Ciatti, è la carenza di ben cinque esperti scientifici per il laboratorio delle sofisticatissime indagini a cui vengono sottoposte le opere per definire gli interventi necessari. “Come potremo fare i restauri senza le indagini preliminari?”, sospira.


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