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Il grande ritorno del miglio: ricco di fibre e antiossidanti

Sostegno Fao per un cereale a basso impatto ambientale, che cresce su suoli poveri e in climi caldi e resiste ai parassiti

di Manuela Soressi

(© FAO/G. Pangare)

2' di lettura

Per la maggior parte degli europei è solo un cibo per canarini. Ma nei prossimi mesi potrebbero scoprire che, in realtà, è molto di più. Il 2023 sarà l’anno internazionale del miglio: a istituirlo è stata la Fao per mettere sotto i riflettori uno dei cereali più antichi e più importanti, nonché una delle otto specie vegetali più diffuse al mondo. Per millenni il miglio è stato uno degli alimenti più comuni, anche grazie alla sua lunga conservabilità (nel 1378 salvò i veneziani durante l’assedio da parte dei genovesi), finché in Europa è stato soppiantato dal mais. Invece continua a essere ampiamente coltivato e consumato in Africa e Asia, da cui arriva il 90% dei 26 milioni di tonnellate prodotte nel mondo.

I suoi chicchi, piccoli e tondi, decorticati e cotti, si usano per zuppe e stufati mentre la farina per polente, pani e dolci. Lo si consuma anche sotto forma di fiocchi e lo si usa come base per diverse bevande, birra compresa. Grazie alle sue ottime caratteristiche nutrizionali, il miglio ha le carte in regole per conquistare gli esigenti consumatori occidentali: apporta proteine di buona qualità, è ricco di fibre e antiossidanti, privo di glutine e molto digeribile. E anche come coltivazione potrebbe rappresentare un’opportunità per l’Europa. «Il miglio è una famiglia di cereali a basso impatto ambientale, che crescono anche su suoli poveri e in climi caldi e aridi, che richiedono poca acqua e resistono bene a parassiti e malattie – spiega Marina Carcea, dirigente tecnologo del Crea, il più importante ente italiano di ricerca sull’agroalimentare –. Ma per assicurargli un vero futuro occorre migliorarlo geneticamente in modo da aumentarne la produttività, diminuirne gli sprechi e favorirne l'industrializzazione».

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Un fronte su cui stanno lavorando alcune aziende, in collaborazione con università e centri di sperimentazione. Schär, leader del “gluten free”, è capofila del progetto di ricerca ReCereal, attuato sulle regioni alpine tra Italia e Austria, e mirato sia al miglioramento genetico e all’ottimizzazione delle tecniche agronomiche, sia al potenziamento delle componenti nutraceutiche e alla promozione dell’uso del miglio nell’industria alimentare. Invece Alce Nero ha partecipato al progetto europeo Great Life, per sperimentare colture più resilienti (oltre al miglio anche il sorgo), capaci di ridurre l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente, aumentare la biodiversità e sostenere il reddito degli agricoltori.

Il miglio coltivato da tre aziende agricole in Emilia Romagna è stato utilizzato in alcune mense scolastiche, come granella per primi piatti e sotto forma di gallette, ed è finito anche sugli scaffali della Gdo in un frollino di miglio e sorgo. «Sul piano della ricerca i risultati di Great Life sono stati molto positivi – spiega Erika Marrone, direttore qualità e sostenibilità di Alce Nero –. Il miglio ha confermato l’ottima capacità di resistere al cambiamento climatico e l’attitudine alla coltivazione biologica, ma ha anche rivelato un patrimonio di micronutrienti superiori alle aspettative (soprattutto fosforo e rame)».

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