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Il grano a prezzi record risveglia il timore di crisi alimentari

Le quotazioni sfiorano 200 euro per tonnellata a Parigi, in rialzo di quasi il 30% da settembre e ai massimi da un anno. Il grano – a livelli record anche a Chicago – non rincarava così dal 2010, quando l’aumento dei prezzi alimentari provocò disordini in tutto il mondo. Anche altri prodotti, tra cui il riso e le carni, oggi come allora costano sempre più cari

di Sissi Bellomo


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(Adobe Stock)

3' di lettura

L’allarme per il coronavirus non ferma i rialzi del grano, che scambia ai massimi da un anno in Europa e da 18 mesi negli Stati Uniti. Le quotazioni si sono spinte a sfiorare 200 euro per tonnellata a Parigi, dopo aver guadagnato quasi il 30% da inizio settembre, mentre a Chicago hanno raggiunto un picco di 592,50 cents per bushel: ancora pochi centesimi e oltre Oceano si arriverà a livelli mai visti dal 2015.

La tendenza rialzista non sembra risentire dei timori di pandemia sollevati dal diffondersi del virus cinese, che invece appesantiscono le borse e la maggior parte delle materie prime, a cominciare dal petrolio.

E la tregua commerciale tra Usa e Cina non c’entra niente: Pechino non ha mai importato molto grano e comunque c’è scetticismo sulle promesse di acquisti record di prodotti americani (basti guardare al prezzo della soia, ai minimi da un mese).

A sostenere il grano sono altri fattori. E l’elenco è lungo. Si va dagli scioperi francesi al timore che la Russia limiti le esportazioni, passando per i roghi in Australia – un grande produttore di cereali, che rischia danni anche alle coltivazioni – e per le semine negli Usa, dove al grano sono stati riservati gli appezzamenti più piccoli da oltre un secolo.

Il problema più impellente riguarda probabilmente la Francia: l’export di grano – che andava a gonfie vele fino a un mese fa – è oggi gravemente ostacolato dai lunghi scioperi che hanno semiparalizzato ferrovie e porti. L’associazione di settore, Intercéréales, ha denunciato che ci sono 450mila tonnellate di grano bloccate nei terminal marittimi transalpini. Spostarle in camion aggiunge 4-6 euro per tonnellata ai costi di trasporto.

Nel frattempo il mercato è in ansia per le misure annunciate dalla Russia, il maggior fornitore di grano nel mondo. Il ministro dell’Agricoltura (riconfermato con il recente rimpasto di governo) ha indicato la necessità di limitare le esportazioni a 20 milioni di tonnellate tra gennaio e giugno: una soglia piuttosto alta, osservano molti analisti, ma il mercato teme che sia solo un primo passo verso restrizioni più severe. È ancora fresco il ricordo dello shock del 2010, quando Mosca arrivò a bandire del tutto l’esportazione di grano.

Ci sono altre analogie con il 2010 che cominciano a preoccupare alcuni osservatori: oggi come allora i prezzi del grano stanno aumentando da mesi, con una volatilità molto ridotta, che sembra escludere la predominanza di acquisti speculativi. L’ultima volta che si era assistito a un’ascesa così regolare e continua era proprio a quell’epoca.

Nei mesi successivi il mondo era stato investito da una crisi alimentare sfociata in rivolte per il pane in numerosi Paesi del mondo. I disordini in alcune aree hanno avuto profonde conseguenze politiche, come nel caso della Primavera araba.

I prezzi del cibo sono anche oggi in tensione: il Food Price Index calcolato della Fao è salito ai massimi da 5 anni a dicembre, anche se a spingerlo in rialzo sono stati soprattutto i prezzi degli oli vegetali e quelli delle carni, a livelli record per colpa di un’altra epidemia cinese, quella della peste suina, che ha decimato gli allevamenti.

In Pakistan una grave carenza di farina di frumento sta provocando lunghe code davanti ai panifici e proteste contro il governo di Imran Khan. Anche lo zucchero ha cominciato a scarseggiare nel Paese.

Si stanno intanto creando tensioni anche sui prezzi del riso, alimento base per miliardi di persone in Asia e in Africa. La siccità ha compromesso il raccolto in Thailandia, il secondo fornitore mondiale alle spalle dell’India: l’export nel 2020 rischia di crollare ai minimi da 7 anni – appena 7,5 milioni di tonnellate, secondo l’associazione locale dei produttori – e il prezzo delle qualità locali di riso è già salito al record da oltre 2 anni (440-460 dollari per tonnellata per il Thai-5% broken white rice).

@SissiBellomo

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