Clima & politica

Il Green deal europeo è la carta d’identità della Commissione

di Paolo Gentiloni

(Adobe Stock)

3' di lettura

L’impegno sul cambiamento climatico è per la Commissione una sorta di carta d’identità. Si tratta di una scelta fatta prima della crisi del Covid, e confermata durante questa fase difficile. Questo è un passaggio importante, perché avremmo potuto lasciare in attesa la nostra ambiziosa strategia, che chiamiamo European Green Deal, alla luce della pandemia. E, invece, proprio nel pieno della crisi Covid, si è deciso di accelerare gli obiettivi intermedi che dovranno portarci al target della carbon neutrality entro il 2050. In tale logica, ai primi di settembre 2020 la Commissione ha portato l’obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2030 dal 40% al 55% (in relazione alla base del 1990), il che naturalmente segna un aumento di ambizione notevole. Ciò ha due implicazioni fondamentali.

La prima è che richiede una massa di investimenti enorme, alla quale cercheremo di far fronte, almeno in una certa misura, con Next Generation Eu. Mentre sono in corso di valutazione i piani nazionali dei Paesi membri, va ricordato che sono state fissate due soglie ambientali: il 37% degli investimenti, e il 30% delle emissioni di titoli di debito con lo strumento dei Green bond. Al momento, direi che la prima soglia appare più facile da raggiungere della seconda, perché sulla tassonomia dei Green bond si sta discutendo ancora parecchio.

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In ogni caso, sul fronte degli investimenti ci sarà molto lavoro nell’ambito del piano Next Generation Eu; e altrettanto con la Banca europea degli investimenti e le National promotional banks and institutions (come Cassa depositi e prestiti per l’Italia) che hanno deciso di avere una componente ambientale assolutamente determinante. Cercheremo anche con le nostre regole finanziarie di attirare capitali privati, di cui c’è grandissimo bisogno. Parallelamente, servono nuove regole fiscali – che discuteremo alla fine dell’anno – per consentire in permanenza un impegno pubblico di investimenti verdi a condizioni favorevoli nel quadro delle politiche fiscali europee.

La seconda implicazione dei nuovi obiettivi al 2030 riguarda proprio le regole, in senso ancora più ampio. Abbiamo un pacchetto in via di elaborazione che prevede cinque o sei norme fondamentali: dalla revisione della tassazione sull’energia, al nuovo regolamento sulle rinnovabili, al nuovo regolamento sulle emissioni di CO2 alla proposta di carbon border adjustment mechanism e altre ancora.

È chiaro che l’Unione europea, essendosi mossa con grande determinazione e con un certo anticipo rispetto ad altri grandi attori globali, può avere l’ambizione di svolgere un ruolo di standard setting a livello globale: al tempo stesso, è evidente che raggiungere obiettivi concreti richiede un lavoro di concerto con i partner internazionali. In particolare, introdurre un meccanismo di aggiustamento, il carbon border adjustment mechanism, sarà una sfida particolarmente difficile e impegnativa. La sfida più complessiva che dobbiamo affrontare è come – simultaneamente – andare avanti con la massima velocità e andare avanti insieme. Il timing è decisivo; ma abbiamo anche il problema di coinvolgere quasi tutti o tutti gli attori globali.

Possiamo dire che un anno fa progressi simultanei sarebbero stati improponibili: l’Ue avrebbe potuto muoversi con rapidità, ma non avrebbe mai potuto proporsi di farlo sulla base di una stretta alleanza transatlantica. Adesso questo diventa possibile, sebbene ci siano ancora alcune resistenze. Lo si vede nell’ambito del G20 (a presidenza italiana), ma anche del G7, in cui ministri e governatori delle banche centrali di alcuni grandi Paesi restano tuttavia contrari a tempi troppo veloci sugli interventi di policy ... ...; ed è una preoccupazione comprensibile. Soprattutto, come giustamente ricorda spesso John Kerry, sulla transizione climatica è indispensabile un coinvolgimento della Cina: gli Stati Uniti stanno cercando di farlo in modo diretto (come dimostra la visita dell’Inviato per il clima John Kerry a Shanghai), ma ciò andrà fatto anche poggiando su un solido rapporto transatlantico. Abbiamo di fronte un’enorme potenzialità su scala globale, visto l’atteggiamento costruttivo e disponibile dei mondi dell’impresa e della finanza, come anche dei consumatori e dell’opinione pubblica. Dobbiamo imboccare la strada del cambiamento, velocemente e insieme.

Commissario europeo per l’Economia

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