Ritratto del Presidente ucraino

Il grido di Zelenskyj, leader lasciato solo: «Europa e America, siete con noi?»

L’attore venne eletto nel 2019 per la promessa di combattere la corruzione e risolvere il conflitto nell’Ucraina orientale. Ora la sua sfida lanciata agli invasori russi lo sta rendendo un eroe per gli ucraini

di Antonella Scott

Zelensky e i suoi Ministri per le strade di Kiev in mimetica: "Siamo qui e difendiamo l'Ucraina"

2' di lettura

«Chi verrà a combattere con noi? Onestamente non vedo nessuno. Siete con noi?». Negli ultimi video trasmessi dal palazzo della presidenza di Kiev, con i russi alle porte, Volodymyr Zelenskyj cerca di tranquillizzare i connazionali, pur esortandoli a difendersi fino alla fine; invita Vladimir Putin a fermare il bagno di sangue, e a cercare una soluzione al tavolo delle trattative; rimprovera i Paesi occidentali, che tanto hanno promesso nelle passate settimane ma ora, accusa il presidente ucraino, «ci guardano da lontano».

I propositi degli Stati Uniti

Dicono che gli Stati Uniti, infastiditi dall’indisponibilità di Zelenskyj a farsi guidare troppo, avessero ipotizzato un golpe “soft”, sostituendo il presidente con l’attuale ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, più allineato. «Zelenskyj è troppo indipendente, e non ha sostegno tra i militari, nell’élite ucraina, tra gli oligarchi che ha cercato di ridimensionare», osserva una fonte. Né è stata gradita a Washington la partecipazione del presidente ucraino alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il 20 febbraio scorso: dove Zelenskyj accennò alla questione nucleare, rimpiangendo la rinuncia agli arsenali che Kiev aveva in mano negli anni sovietici. Considerazioni che sono immediatamente andate ad alimentare la furia di Putin, dandogli un altro pretesto per invadere.

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Il consenso tra gli ucraini

Ma la guerra sta aumentando ogni giorno di più la popolarità di Zelenskyj tra gli ucraini. A partire da chi fa notare la mostruosità delle ripetute accuse di “neonazismo” rivolte dalla Russia a un uomo di madrelingua russa con genitori ebrei, un nonno tra le file dell’Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale e un bisnonno ucciso nell’Olocausto.

«Il presidente Zelenskyj ha compiuto molti errori - scrive su Twitter la giornalista Olga Rudenko - ma oggi si sta dimostrando degno della nazione che sta guidando». «Non ho votato per lui ed ero scettico - è uno dei commenti che seguono - ma sta diventando il miglior presidente della storia dell’Ucraina». «Se diventerà un martire, che Dio non voglia - scrive un altro - unirà ancora di più gli ucraini».

Eletto in un paese già in guerra

Nessun candidato alla presidenza di un Paese immagina di finire rinchiuso in un bunker ad affrontare sfide simili, forse nemmeno Zelenskyj che pure nell’aprile 2019 venne eletto in un’Ucraina già in guerra, un conflitto limitato alle regioni orientali del Paese che Zelenskyj promise di risolvere. Era un attore, comico per giunta, divenuto popolarissimo dopo aver interpretato su Netflix “Servitore del popolo”, la storia di un timido e onesto insegnante delle superiori, Vasyl Holoborodko, che diventa presidente per caso.

La stanchezza per la crisi economica e per una guerra che aveva preso in ostaggio il Donbass dal 2014 convinse la maggioranza degli elettori ucraini a dare una chance a questo attore giovane (allora 41enne), completamente privo di esperienza politica ma determinato a portare aria nuova tra i palazzi del potere a Kiev. Il suo programma era centrato sulla lotta alla corruzione e al sistema, una sfida che presto venne messa alla prova del confronto con gli oligarchi di ogni provenienza, e della difficoltà di rilanciare un’economia segnata dall’incertezza di un conflitto all’Est, ora riesploso in dimensioni inimmaginabili.

«Non vogliamo questo passato nel nostro futuro», aveva detto Zelenskyj la sera del 31 marzo 2019, quando vinse il primo round delle elezioni che lo avrebbero portato al palazzo presidenziale di Kiev.


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