Il Caso

Il Gruppo Cisalfa riparte con un piano d’emergenza

Sono circa 280 i negozi di articoli sportivi pronti per la Fase 2

di Enrico Netti

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L'interno vuoto di un punto vendita Cisalfa

Sono circa 280 i negozi di articoli sportivi pronti per la Fase 2


2' di lettura

Per il momento di sicuro ci sono solo le uscite, le spese perché le vendite finora sono azzerate. Così il Gruppo Cisalfa ha varato un piano d’emergenza. «Il Gruppo ha pagato lo stipendio di marzo di tasca sua e così ha fatto ad aprile per tutti i 2.870 dipendenti in cassa integrazione, i quali non hanno ricevuto un solo euro dall’Inps - dice secco Stefano Pochetti, presidente del Gruppo specializzato nella vendita di articoli sportivi e sportwear con una rete di punti vendita in tutta Italia -. Questa situazione ridurrà ancor di più la già asfittica capacità di spesa dei consumatori provocando ulteriori crisi aziendali e nuove perdite di occupazione in una spirale involutiva di recessione galoppante».

Sono circa 280 i negozi del Gruppo pronti per la Fase 2: la capogruppo Cisalfa Sport gestisce 160 punti vendita e i restanti fanno capo a Intersport Italia, centrale d’acquisto che serve gli affiliati. Il Gruppo impiega oltre 3mila dipendenti e l’ultimo bilancio consolidato ha segnato 545 milioni di ricavi con un patrimonio netto di oltre 103 milioni. Numeri che segnano la rinascita del gruppo che nel 2011 era sull’orlo del fallimento. La “vecchia” proprietà, riacquistata l’azienda e ritornata al comando, ha attuato un piano di risanamento e rilancio che ha quasi triplicato il patrimonio netto, ha ridotto di due terzi l’indebitamento finanziario, ha creato redditività con un Ebitda di oltre 50 milioni e ha incrementato la forza lavoro da 2.200 a circa 3mila dipendenti. Un percorso di crescita stoppato a febbraio, come per le altre attività commerciali, dal virus cinese. E la ripartenza si preannuncia difficile. «Ci aspettiamo una fase parziale e interlocutoria. Dovremo tutti riabituarci ad una normalità che al contempo non sarà più la stessa - spiega Maurizio Mancini, ad e azionista dell’azienda -. Servirà sia da parte nostra che dei consumatori un allineamento progressivo che ci consentirà di adattarci ai molti cambiamenti previsti. C’è la necessità di un tempo cuscinetto che, gestito in sicurezza, ci possa portare ad una nuova dimensione della vita e dell’acquisto. Siamo fiduciosi».

Nelle scorse settimane il gruppo ha affrontato il nodo degli affitti dei punti vendita decidendo di non pagare «per causa di forza maggiore» e sta trattando finanziamenti a breve termine con le banche con cui lavora di solito. «Abbiamo chiesto un finanziamento ponte, interno all’anno 2020, poiché nel secondo semestre dell’esercizio la nostra situazione finanziaria sarà perfettamente riequilibrata - continua Maurizio Mancini -. Per lo scenario generale, purtroppo, vi è nulla, anzi peggio, perché stiamo assistendo all’apoteosi di una burocrazia che uccide l'economia e soffoca le imprese».

Alle prime avvisaglie del lockdown il gruppo ha varato una strategia di emergenza in primis on la sospensione dei pagamenti degli affitti e annullando gli ordini non evasi. La pandemia peserà sul gruppo secondo l’ultimo budget per una trentina di milioni. «Il nostro piano quinquennale sarà confermato - conclude Pochetti -. Anche se il Gruppo Cisalfa non ricorre al credito finanziario, riteniamo di poter e dover credere nel nostro futuro. Stiamo tornando indietro di due anni, ma la curva di crescita registrata fino al 18 marzo è ossigeno e ci porta ad essere ottimisti».

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