Agroalimentare

Il gruppo Clai scommette sugli investimenti green, altri 20 milioni in tre anni

di Ilaria Vesentini

Per Clai nel 2020 fatturato e organici in crescita

3' di lettura

Negli ultimi cinque anni ha investito 33 milioni di euro all’insegna dell'innovazione e tecnologica sostenibile e altri 20 milioni sono in programma nel prossimo triennio, per iniettare efficienza in un settore come quello dei salumi e delle carni dove a vincere è sempre, comunque, la cura per la tradizione. E nonostante la crisi epocale e le difficoltà a esportare nell’ultimo anno pandemico ha chiuso il bilancio 2020 con un aumento del fatturato del 3%, a 290 milioni di euro, e un allargamento degli organici del 4% (542 dipendenti oggi) senza mai far ricorso a un’ora di cassa integrazione.

Sono numeri che si fanno notare quelli della Cooperativa Lavoratori Agricoli Imolesi, oggi Gruppo Clai, pronta a festeggiare i 60 anni di attività (è stata fondata nel 1962) coerente e fedele all’originaria ricetta: «Crescere a piccoli passi e con continuità, con l’obiettivo di salvaguardare e tramandare gli asset di generazione in generazione, consapevoli che tutto ciò che facciamo va oltre di noi e che il nostro patrimonio è costituito prima di tutto di persone e passione», spiega Pietro D’Angeli, direttore generale di Clai, anch’egli classe 1962 come l’azienda, entrato in cooperativa a 26 anni e uno dei 280 soci tra allevatori e lavoratori impegnati oggi a far crescere il business con lo sguardo al futuro, a chi dovrà poi prendere il testimone.

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Sostenibilità significa appunto questo per Clai: ogni azione deve portare lontano. L’impianto di biogas costruito nel 2012 nello stabilimento principale di Sasso Morelli per azzerare gli scarti di macellazione e i liquami trasformandoli in energia, i pannelli fotovoltaici sopra ogni sito produttivo, la nuova centrale di cogenerazione in fase di ottimizzazione nella fabbrica di Faenza, le sale polifunzionali per formazione e R&S aperte agli studenti universitari: sono tutti investimenti che puntano a migliorare i processi aziendali per incrementare il benessere delle persone e dell’ambiente. Tanto che Clai è stata ritenuta la miglior azienda italiana nella categoria carni e salumi, tra le 2mila monitorate in diversi settori nel nostro Paese, per reputazione sulla sostenibilità, aggiudicandosi il titolo “Green Stars 2021” e il massimo punteggio, secondo lo studio condotto dall’Istituto tedesco Qualità e Finanza, in collaborazione con l’Istituto per Management e ricerca economica di Amburgo.

Attiva sul mercato delle carni e dei salumi con i brand Clai e Zuarina (Prosciutto crudo di Parma, prodotto a Langhirano) e nel settore latte e formaggi con il marchio Faggiola, la food company imolese controlla l'intera filiera, dai campi alla tavola e ha reagito coesa ai colpi della pandemia giocando d'attacco, ovvero anticipando gli investimenti: «Ad aprile 2020 avevamo perso il 34% dei volumi – racconta D’Angeli – e si è valutato il ricorso agli ammortizzatori sociali. Poi con i soci abbiamo invece deciso di prendere il toro per le corna. Abbiamo utilizzato le ferie arretrate, i permessi e anticipato il progetto di rebranding e le spese in progamma. Il nuovo logo è frutto del lavoro portato avanti dalla squadra di Rob Janoff, l’ideatore del marchio Apple, che ci ha consegnato un’immagine più moderna e accattivante e ha alzato molto il nostro posizionamento non solo in Italia, ma anche all'estero, che oggi pesa un 20% ma sta crescendo molto, soprattutto in Giappone, Asia, Stati Uniti, Canada». Lockdown ed emergenza sanitaria non hanno fermato neppure un giorno i cantieri in corso: «Abbiamo appena terminato la ristrutturazione del quartier generale di Sasso Morelli, con un centro direzionale e aule per la formazione e la collaborazione con gli atenei. Gli studenti di Scienze e Tecnologie alimentari dell’Università di Bologna sono il nostro primo bacino per le assunzioni, ne abbiamo inseriti cinque proprio in queste settimane. Nell’anno del Covid non solo non abbiamo licenziato o fatto ricorso a Cig ma abbiamo assunto 21 giovani, di cui 8 neolaureati», spiega il dg. C’è infatti lo “zampino” di un tesista di Bologna, inserito poi nel team di R&S di Clai, dietro al nuovo salame senza conservanti (nitrati e nitriti) lanciato a marzo, “Imola 1962”.

Ora sono pronti 20 milioni per nuovi investimenti, focalizzati sulla fabbrica per la macellazione di carni fresche suine e bovine di Faenza. «Ci vuole coraggio per mantenere la barra dritta di questi tempi – conclude D’Angeli – e per guardare con responsabilità al futuro, non si fa notizia ma è solo così anche in questo 2021 riusciamo a investire in sviluppo e cresceremo di un ulteriore 3-4%».

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