Cosmetica

Il gruppo Davines cresce a doppia cifra e si prepara a sbarcare in Cina

L’azienda di Parma chiude il 2021 con ricavi per 192 milioni di euro (+26%) e nel 2022 accelera su sostenibilità e internazionalizzazione

di Marika Gervasio

Il giardino scientifico Davines, a Parma

2' di lettura

Per ogni prodotto venduto nel 2022, una quantità equivalente di plastica sarà raccolta e rimossa dall’ambiente raggiungendo, entro fine anno, la neutralizzazione delle emissioni di plastica e ottenendo la certificazione Plastic Neutral. È l’obiettivo della rinnovata partnership con l’impresa sociale Plastic Bank da parte del gruppo Davines, azienda cosmetica certificata B Corp dal 2016, presente sul mercato con i marchi Davines (haircare) e Comfortzone (skincare), che ha chiuso il 2021 con un fatturato di quasi 192 milioni di euro in aumento del 26% rispetto all’anno precedente.

Il Covid non ha fermato il trend di crescita a doppia cifra che prosegue ormai da undici anni. «Non abbiamo mai smesso di investire sulle persone, sulla ricerca, sulla sostenibilità e sull’internazionalizzazione. Ci siamo mossi con continuità» commenta Davide Bollati, presidente dell’azienda di famiglia fondata a Parma nel 1983 come laboratorio di ricerca specializzato nella realizzazione di prodotti per la cura dei capelli e della pelle.

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L’anno scorso il gruppo - che impiega 700 collaboratori (di cui 350 in Italia) di 45 nazionalità con un’età media di 40 anni e oltre il 60% di donne - ha nominato, oltre ad altri cambi nel management, un nuovo amministratore delegato, Anthony Molet, precedentemente ceo di Davines North America, una delle sette filiali estere assieme a quelle di Londra, Parigi, Città del Messico, Deventer, Hong Kong e la neonata Shanghai.

«L’export è sempre stata una voce rilevante del nostro business con un peso sui ricavi di quasi l’80% e una crescita del 29% - aggiunge Bollati -. I Paesi che hanno performato meglio sono stati Nord America (Stati Uniti e Canada) con un +31%, Regno Unito (+53%) e Francia (+39%). Tuttavia anche l’Italia è andata molto bene con un incremento del 16%». La nuova sfida per il gruppo di Parma adesso è l’Asia: «Siamo sempre andati forte in Europa Occidentale e Nord America. Andiamo bene anche in Russia e in Giappone, che è nella top ten dei nostri mercati - spiega Bollati -. Adesso stiamo investendo per entrare in Cina con il nostro modo di lavorare, sostenibile e cruelty free. Per questo da qualche mese abbiamo aperto l’ufficio di Shanghai».

E proprio l’impegno verso etica e ambiente sarà il filo conduttore dello sviluppo dell’azienda quest’anno come in futuro. A partire dalla recentemente fondata B Corp Beauty Coalition - che ha superato le trenta adesioni di aziende - alla collaborazione con Plastic Bank. «La certificazione Plastic Neutral non è un traguardo, ma un altro tassello strategico che vede la rigenerazione al centro del percorso di sostenibilità» conclude Bollati.

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