Project cargo

Il gruppo Laghezza vara un nuovo terminal a terra e punta sulle acquisizioni

di Raoul de Forcade

3' di lettura

Un nuovo polo logistico, il terzo, entrato nella piena operatività a fine maggio alla Spezia e l’obiettivo di espandere le proprie attività in altri porti del Tirreno (Genova e Livorno) e dell’Adriatico (Venezia e Trieste); nonché due operazioni di acquisizioni societarie allo studio. Il gruppo spezzino Laghezza si prepara ad affrontare con piglio proattivo i venti di ripresa del mercato post Covid.

«Puntiamo ad espanderci - afferma Alessandro Laghezza, patron dell’azienda e presidente di Confetra Liguria - nei settori che ormai caratterizzano il gruppo: quello storico delle spedizioni doganali, iniziato da mio padre, che è il core business, e quello della logistica e dei trasporti, che è farina del mio sacco. Noi siamo in grado di movimentare qualsiasi merce, dal prodotto siderurgico al vino, fino alle auto da collezione».

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Oggi la società conta «circa 180 dipendenti diretti - spiega l’imprenditore - che arrivano a 250 se si conta anche la forza lavoro della cooperativa specializzata che opera in esclusiva per noi. Nella nostra organizzazione poi si inserisce l’azienda di trasporto Tie, di cui deteniamo il 42,5%, con altri 250 lavoratori. Complessivamente, dunque, sfioriamo i 500 addetti. E quest’anno, pur non trattando i noli marittimi, settore che ha avuto una crescita esponenziale nell’ultimo periodo, prevediamo un aumento del fatturato a 35-36 milioni di euro come Laghezza, che dovrebbero raddoppiare a circa 70 includendo anche Tie».

Si tratta, aggiunge, «di previsioni certamente ottimistiche ma suffragate dal fatto che nel 2020, nonostante il Covid, la Laghezza ha fatturato 31 milioni, due in meno del 2019, ma con una redditività in crescita. Insomma, è stato un anno difficile ma tutto sommato positivo».

Proprio questo mood ha contribuito ad accelerare le operazioni per mettere in operatività il terminal 3 del gruppo, «che ci serve – afferma Laghezza – per trattare prodotti siderurgici ma soprattutto per fare project cargo (cioè carichi per trasporti eccezionali, ndr) che è un settore su cui è nostro interesse operare. L’area di 10mila metri quadrati che abbiamo affittato per realizzarvi il terminal è a soli 2 chilometri dal porto, in una zona che è particolarmente adatta per movimentare i pezzi di grandezza eccezionale, perché consta di un capannone di 2mila metri quadrati ma soprattutto di un piazzale di 8mila collegato al porto con una viabilità che non presenta ostacoli per il trasporto di pezzi “fuori sagoma”. Un problema che invece esiste col retroporto di Santo Stefano Magra, naturale sbocco logistico dello scalo di La Spezia, dal quale è diviso da una galleria».

Proprio a Santo Stefano, sorge «il nostro terminal 1 - sottolinea l’imprenditore - è una struttura general purpose di 20mila metri quadrati, di cui 10.800 coperti, con magazzini doganali dove vengono effettuati riempimenti e svuotamenti di container e altre lavorazioni delle merci. Poco lontano da Santo Stefano, a Ceparana, c’è il nostro terminal 2, di 7mila metri quadrati, di cui 2mila di magazzini e 5mila di spazi esterni, dedicato allo stoccaggio della merce a lunga giacenza e a servizi accessori come la fumigazione, contro la cimice asiatica, dei container in export verso Australia e Nuova Zelanda, Paesi che richiedono quel trattamento».

Ma il gruppo punta anche su nuove acquisizioni: «Stiamo trattando - dice Laghezza - l’acquisto di aree per aprire uffici e magazzini in altri porti: ci interessano Genova, Livorno e Venezia, dove siamo già presenti come spedizionieri doganali, e Trieste. Guardiamo a questi scali per uno sviluppo nel settore logistico. Poi siamo in trattativa per due operazioni di acquisizioni societarie che riguardano aziende sia di operazioni doganali sia di logistica: nel nostro settore, in questo momento, c’è un grande risiko sottotraccia».

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