svolta «fur-free»

Prada, stop alle pellicce dalla primavera 2020

di Giulia Crivelli


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4' di lettura

È ufficiale: il gruppo Prada non utilizzerà più pellicce animali nella realizzazione di nuovi prodotti, succederà a partire dalle collezioni donna primavera-estate 2020 (nella foto, un’immagine della recente sfilata della collezione Resort 2020 di Prada, la politica fur-free verrà applicata a partire dalla collezione primavera-estate 2020). «Lo stock continuerà a essere oggetto di vendita fino ad esaurimento», si legge nell’annuncio, diffuso in collaborazione con la Fur Free Alliance (Ffa), il network che riunisce più di 50 organizzazioni che si battono per la protezione degli animali in oltre 40 Paesi, ed è frutto di un dialogo positivo intercorso tra il gruppo, i membri di Ffa, Lav (Lega antivivisezione) e The Humane Society of the United States.

L’elenco dei Paesi in cui è vietato l’allevamento di animali da pelliccia e/o la vendita di pellicce

L’elenco dei marchi fur-free (dal sito della Lav)

La posizione di Miuccia Prada
«L’innovazione e la responsabilità sociale sono parte dei valori fondanti del gruppo Prada e la decisione di sottoscrivere la politica fur-free, frutto di un dialogo costruttivo con associazioni e onlus, rappresenta un importante traguardo nell’ambito di questo nostro impegno – ha dichiarato Miuccia Prada. La ricerca e lo sviluppo di materiali alternativi consentirà all’azienda di esplorare nuove frontiere della creatività e di rispondere, allo stesso tempo, alla domanda di prodotti più responsabili».

Le reazioni delle onlus
«Fur Free Alliance si congratula con il gruppo Prada per la sua svolta fur-free – ha aggiunto Joh Vinding, presidente della Fur Free Alliance –. Il Gruppo e i suoi brand si aggiungono a un elenco sempre più lungo di marchi fur-free che testimonia un nuovo approccio dei consumatori nei confronti degli animali». «La decisione del gruppo Prada di adottare una politica fur-free è coerente con una nuova idea di lusso più etico e sostenibile e risponde alle aspettative dei consumatori, oggi più attenti a scegliere prodotti che rispettino l’ambiente e gli animali», ha affermato Simone Pavesi, manager per LAV dell’area Animal Free Fashion.

    Moda sempre più “cruelty free”: ecco chi ha detto addio a pellicce, piumini e pelli esotiche

    «Oggi, uno dei più grandi gruppi nel settore del lusso è diventato un player importante in materia di rispetto degli animali e di innovazione, a vantaggio delle generazioni future» ha dichiarato PJ Smith, direttore della fashion policy presso The Humane Society of the United States. Brigit Oele, program-manager della Fur Free Alliance, haaggiunto: «Il dialogo con il gruppo Prada, iniziato poco più di un anno fa, si è tradotto nell’adozione, in tempi rapidissimi, della politica fur-free da parte dell’azienda. Il Fur Free Retailer Program coinvolge mille aziende, a riprova del grande slancio che il movimento sta rapidamente acquisendo; ritengo estremamente improbabile che la pelliccia torni mai a essere considerata un trend accettabile. Questo per gli animali è un grande giorno!».

    Il commento della International Fur Federation (Iff)
    I presunti vantaggi dei prodotti sintetici rispetto alle pellicce animali è un tema molto dibattuto e contestato dalla International Fur Federation (Iff). «Sono sorpreso che un marchio attento alla sostenibilità metta al bando un prodotto naturale come la pelliccia – ha commentato ieri Mark Oaten, ceo di Iff –. Ora ai clienti di Prada non sarà data scelta: dovranno comprare pelliccia di plastica, che nuoce al pianeta. Chiedo a Prada di tornare sulla decisione e di lasciare che siano i clienti a optare per pelliccia naturale o finta». Il mercato globale delle pellicce, stima la Iff, nel 2018 dovrebbe calare leggermente rispetto al 2017, con vendite a 30 miliardi di dollari, tre in meno dell’anno precedente.

    Il documento della Iff sulla sostenibilità e responsabilità della scelta “naturale” (in inglese, con il progetto di certificazione Fur Mark)

    Il parere degli analisti
    Il gruppo Prada è quotato a Hong Kong, nel 2018 il fatturato è cresciuto del 6% a oltre 3,1 miliardi di euro. Normale quindi che un annuncio come quello fatto oggi sulla politica fur free inneschi commenti degli analisti, finanziari e non solo. Questo ad esempio il parere di Nina Marston, Fashion & Beauty analyst di Euromonitor International: «Prada is one of the latest luxury fashion players to embrace the fur-free movement, which was originally pioneered by Stella McCartney in 2001. As consumers become more informed about the damaging impact of fashion on the environment, industry players face increasing pressure to take a stance on ethical issues such as animal cruelty. With brands such as Gucci, Burberry and the Yoox Net-A- Porter group pledging to go fur-free in the last few years, it was only a matter of time that Prada would commit to this cause.
    This pledge will also help Prada to further enhance its brand appeal among the younger luxury consumer base, as these consumers increasingly prefer to shop from brands that share their interests and values. The Euromonitor International Global Lifestyle Survey 2019 found that 28% of Millennial consumers worldwide say that buying eco-friendly or ethically conscious products make them feel good. Therefore, going fur-free will allow Prada to engage with its consumers through a new ethical narrative as the brand continues to update its digital strategy, strengthen its online presence and reimagine its product offering, and, in doing so, further its appeal to the growing number of Millennial and Gen Z consumers, who are vital to the future of the luxury industry
    ».

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