Piano industriale

Il Gruppo Softlab si riorganizza e punta a crescere con il Recovery

di Simona Rossitto

3' di lettura

Un accordo importante in dirittura d’arrivo sul fronte bancario, un percorso di semplificazione della struttura societaria che sarà avviato l'anno prossimo, e previsioni di crescita del fatturato a 110 milioni nel 2021 e 130 milioni nel 2022 (rispetto ai 95 milioni del 2020). È l'orizzonte del gruppo Softlab, attivo nell’Ict da 35 anni che oggi conta 1.200 dipendenti e oltre 300 clienti, dopo il ‘reverse merger' che lo ha visto tra i protagonisti. Softlab, infatti, con un’operazione, tra le prime del genere in Italia, ha conferito un ramo d'azienda (Tech Rain) all'interno di Acotel, società romana quotata in Borsa attiva nel digital entertainment, nei servizi a valore aggiunto e mobile per il settore B2B. Il gruppo Softlab ha acquisito così la maggioranza della società quotata che ha cambiato nome, da Acotel a Softlab. Nell’azionariato resta, pur se con un pacchetto azionario ridotto, la famiglia Carnevale che controllava Acotel. L’operazione di ‘reverse merger', spiega Giovanni Casto, ad del gruppo e presidente della quotata, «nasce, da un lato, dalla volontà di Softlab di proseguire nel processo di sviluppo e consolidamento del proprio core business per rafforzare il posizionamento tra i player dell'Ict Consulting e, dall'altro lato, dall'esigenza di Softlab Tech di effettuare alcune operazioni straordinarie volte a definire un nuovo assetto operativo e organizzativo guidato da altre strategie di business». Il primo bilancio di Softlab spa dopo il ‘reverse merger' si è chiuso con ricavi a 14,2 milioni di euro, in crescita del 5% rispetto ai risultati 2019 del ramo d'azienda Tech Rain e un risultato netto di gruppo negativo per 0,6 milioni di euro, penalizzato da svalutazioni per 3,3 milioni. «L'attuale Softlab spa – prosegue Casto - continua a mantenere una sua forte identità in termini di offerta e specializzazione ponendosi l’obiettivo di essere il partner ideale per i clienti al fine di ottimizzare le loro performance sul business grazie ad un approccio data e technology driven. L’obiettivo è di continuare sulla stessa linea, fornendo servizi ad alto valore aggiunto». Di recente il gruppo Softlab, inoltre, ha spostato delle attività nella quotata: «l'idea è – prosegue il manager - quella di diversificare l'offerta, come ad esempio nel settore delle assicurazioni». Tornando al gruppo, si punta, secondo il piano industriale presentato alle banche di cui Il Sole 24 Ore ha preso visione, una struttura societaria e organizzativa più lineare, a partire dal primo trimestre del 2022. Quattro i punti principali previsti: il cost saving, ovvero la riduzione dei costi amministrativi e di gestione; la cross-selling organization, ovvero, grazie alla nuova struttura, si vuole risolvere i problemi legati alla visione a silos del business; la productivity increase, cioè l'aumento della produttività eliminando duplicazioni e sovrapposizioni; il consolidamento del business in poche legal entity per massimizzarne il valore, ad oggi distribuito su tutto il gruppo, consentendo maggior accesso al mercato dei capitali. Anche alla luce di questi obiettivi, il gruppo si aspetta, prosegue Casto, «un'esplosione su tutti i settori, dalle assicurazioni agli energetici in generale al campo delle rinnovabili». In particolare, si sta «lavorando a un accordo particolarmente rilevante nell'ambito delle banche. Accordo – anticipa il manager - che rientra in una strategia più generale portata avanti in questi ultimi anni, in cui abbiamo lavorato attraverso acquisizioni nell'ambito informatico di realtà riconosciute dal mercato per portare al cliente un'offerta a 360 gradi». Softlab, che ha le sedi principali a Roma, Milano e Caserta, è presente all'estero a San Paolo, a Londra e a Barcellona, seppur con piccole attività.

«L'internazionalizzazione - aggiunge Casto - è nell'agenda di tutte le aziende di tecnologia, noi in Italia abbiamo ancora spazi di crescita estremamente importanti, ma non stiamo trascurando anche l’estero come arena competitiva nei prossimi anni». Quanto alle prospettive che si aprono con le risorse europee per la digitalizzazione, Casto spiega che il gruppo non ha considerato «il Recovery Fund nel piano industriale, è evidente che tuttavia lavoriamo su temi come Iot, cybersecurity, digital, cioè i temi caldi dell'agenda del Governo dei prossimi anni. È evidente che un aumento degli investimenti e della spesa ci vede se non come protagonisti, almeno come attori importanti dello sviluppo futuro».

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