Lotta ai tumori

Il kit per la diagnosi precoce del carcinoma polmonare spacca la comunità scientifica

Lo strumento che dovrebbe essere commercializzato da Johnson&Johnson a partire dal 2021 ha scatenato roventi polemiche nella comunità dei pneumologi e degli oncologi

di Natascia Ronchetti


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(yahyaikiz - Fotolia)

3' di lettura

È scontro nella comunità medico-scientifica sul kit per la diagnosi del tumore al polmone basato sull'analisi della saliva.

«Di questo kit non si hanno informazioni di medicina basate sull'evidenza», dicono Lorenzo Spaggiari (docente di Chirurgia toracica all'Università di Milano e direttore del programma polmone e della divisione di Chirurgia toracica dell'Istituto europeo di oncologia) e Marco Alloisio, responsabile dell'unità operativa Chirurgia toracica di Humanitas.

«È stato brevettato in Europa in aprile e negli Usa lo scorso mese di luglio», ribatte, dagli Usa, HawkeyeBio, l'azienda californiana di tecnologie mediche che ha messo a punto la nuova tecnica diagnostica, presentata in anteprima in Italia, nei giorni scorsi, all'International Thoracic Oncology Symposium, congresso che ha richiamato da tutto il mondo un centinaio tra oncologi, chirurghi e pneumologi.

Il kit, che oggi funziona sul fiato esalato ma successivamente esaminerà la saliva, è facile da utilizzare come un test di gravidanza: passando una spugnetta sulle gengive dà infatti una risposta positiva o negativa. Uno strumento che potrebbe rivoluzionare l'approccio alla prevenzione e alla cura del carcinoma polmonare e che ha scatenato roventi polemiche nella comunità dei pneumologi e degli oncologi.

Il cancro del polmone è infatti la prima causa di morte per tumore negli uomini e la terza nelle donne. E l'importanza di una diagnosi precoce è fondamentale. Solo il 5% dei malati è vivo (dati Asco) a cinque anni dalla diagnosi, ma la percentuale di guarigione dei tumori operati al primo stadio si aggira intorno al 70%.

Secondo Spaggiari e Alloisio l'efficacia del kit non è supportata dalla più importante letteratura scientifica. «Parliamo di un tema molto delicato – dicono i due medici – e il fatto che sia stato depositato il brevetto sia negli Usa sia in Europa non vuole dire che questo strumento diagnostico abbia reale efficacia. Ben venga qualsiasi cosa che porta a una diagnosi precoce. Ma finchè il dato sugli studi compiuti non viene pubblicato su una rivista scientifica internazionale di massima autorevolezza non ha nessun valore».

Il primo studio di base è stato realizzato in Germania dall'Istituto Max Planck. In una prima fase ha dimostrato una specificità dell'89,7% e una sensibilità del 98,3%.

In una seconda fase, con l'applicazione di un nuovo algoritmo e la rielaborazione di tutti i dati clinici dell'istituto, la sensibilità è salita al 99,3%, la specificità al 97,2%.

Lo studio è stato poi pubblicato a pagamento nel 2016 dalla rivista Embo Molecular Medicine, il cui prestigio è contestato da Alloisio e Spaggiari. La pubblicazione scientifica, che è open access, è indicizzata da PubMed, motore di ricerca gratuito che raccoglie il database di letteratura scientifica Medline e che è prodotto dal National Center for Biotechnology Information degli Stati Uniti.

Inoltre, spiega l'azienda americana, “sono in corso le validazioni scientifiche di altri due studi condotti in Danimarca e negli Usa”. In Danimarca la ricerca ha coinvolto l'ospedale Sygehus Lillebaelt, negli Stati Uniti è stata realizzata dal Medical Center dell'Università del Kansas. Altri studi (come conferma l'azienda americana), dovranno essere condotti in Cina e in Italia su un campione di pazienti più ampio (2.650).

Delle ricerche condotte fino ad ora non si trovano informazioni su Clinicaltrials.gov - vale a dire sul più grande database internazionale di studi e sperimentazioni cliniche – e «se vogliamo essere seri – proseguono Spaggiari e Alloisio – dobbiamo partire da dati che trovano spazio nelle pubblicazioni più prestigiose».

«Il motivo dell'assenza nel database di Clinicaltrials è solo uno – controbatte HawkeyeBio – ed è legato a fattori di concorrenza».

Il kit, come anticipa l'azienda, dovrebbe essere commercializzato da Johnson&Johnson a partire dal 2021.

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