arte emergente

Il Kuwait lancia il suo primo programma artistico internazionale

di Francesca Guerisoli


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Sheikh Abdullah Al-Salem Cultural Centre, Kuwait (Courtesy: ASCC)

5' di lettura

“Creare forti legami con la comunità artistica e mediatica italiana” con l'obiettivo di “massimizzare la visibilità del Centro e degli artisti kuwaitiani sulla scena internazionale”. Questo è uno degli obiettivi prioritari dell’ ASCC – Sheikh Abdullah Al-Salem Cultural Centre , che con il suo primo programma internazionale di arti visive Heart of Culture ha inaugurato a Venezia la mostra «In My Dream I Was in Kuwait», che presenta alcune opere di artisti che esplorano i concetti di identità, viaggio e sogno. Realizzato in appena 27 mesi (2014-2018) e aperto lo scorso anno, con i suoi 18 ettari, per un totale di 22 gallerie e oltre 1.100 mostre, l'ASCC si presenta come uno dei più grandi complessi museali al mondo, composto da musei dedicati a scienza, storia naturale, storia araba, oltre a un Fine Arts Centre e a un teatro. Il costo di realizzazione dell'intero complesso è stato di 217 milioni KD (circa 640 milioni di euro) e 68 milioni KD (circa 200 milioni di euro) sono stati impiegati per l'allestimento. La scelta del Fine Arts Centre di presentarsi con una prima mostra a Venezia, nel periodo della Biennale d'Arte , si inscrive in una più ampia volontà nazionale di aprire un dialogo con altre comunità creative e accademiche oltreconfine.

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Venezia come ponte per l'internazionalizzazione
“Hanno scelto Venezia per presentarsi al mondo. Ciò indica anche a noi una direzione in cui muoverci” dice Luca Berta, curatore per VeniceArtFactory insieme a Francesca Giubilei di «In My Dream I Was» in Kuwait alla Scoletta dei Tiraoro e Battioro , che vede ora esposte le opere di tre artisti kuwaitiani esordienti – Amani Al-Thuwaini, Mahmoud Shaker, Zahra Marwan – che ad agosto cederanno il posto ad altri tre – Ahmed Muqeem, Khaled Al-Najdi, Naseer Behbehani. Tutti gli artisti hanno fatto parte dell'Artist-in-Residence programme organizzato dal Fine Arts Centre. Berta e Giubilei ne hanno selezionato le opere e ne hanno curato le relazioni sul territorio veneziano, attivando scambi con artisti e artigiani locali e sceglieranno, poi, gli artisti veneziani che saranno ospitati in Kuwait nell'ambito di Heart of Culture, programma culturale che in totale beneficia di un investimento economico di 350.000 KD (oltre 1 milione di euro), esclusi i costi di marketing. “L'interesse del Centro è di esporre i propri artisti il più possibile e di farli entrare in contatto con tecniche affini a quelle che utilizzano, ma anche diverse (…). I workshop sono finalizzati ad aprire finestre di opportunità per gli artisti” dice Berta. La breve permanenza di cinque giorni degli artisti a Venezia ha visto alternarsi studio visit e workshop con realtà come le Tessiture Luigi Bevilacqua , che utilizzano telai originali del Settecento, il vetro soffiato modellato a mano da Simone Cenedese , il vetro a lume di Leonardo Cimolin . Tra gli studio visit: Silvano Rubino (fotografia, installazioni, scultura, video), Leonardo Cimolin (vetro), Veronica Green (pittrice neozelandese a Venezia da 15 anni).
L'accento posto sull'artigianalità nell'ambito di questo programma internazionale è forte, ed emerge chiaramente dalla mostra, a partire dall'allestimento, curato dal designer Meshary AlNassar , che ha creato un'installazione di tessuti kuwaitiani accostati a tessuti veneziani, suggerendo un percorso di lettura basato sul contatto e sulla relazione. Tra gli intenti del Fine Arts Centre c'è infatti quello da un lato di tutelare le tradizioni manifatturiere e dall'altro di osservare da vicino e di sperimentare quelle straniere.

Gli artisti in mostra
Per i primi tre artisti in mostra, questa è stata la prima occasione di esporre a Venezia. “Non abbiamo gallerie di riferimento in Kuwait. Le gallerie non partecipano alle fiere internazionali, per questo motivo per noi è importante prendere parte a iniziative internazionali come questa” dice Amani Althuwaini (stampe da 500 €; grandi installazioni da 800 a 4.000 €), ventinovenne ucraino-kuwaitiana che lavora sulla cultura del consumo in relazione alla pratica tradizionale e sulla figura femminile. L'oggetto dei lavori esposti a Venezia è la dote, il corredo nuziale, elemento di alto valore simbolico che lega le famiglie alle proprie figlie. La riflessione dell'artista parte dall'osservazione di come, oggi, il corredo includa in maniera sempre più massiccia oggetti di lusso di produzione occidentale e stia acquisendo forme chiassose, poco ispirate all'effettiva tradizione familiare. L'artista recupera la tradizione manifatturiera associando a tessuti tradizionali riferimenti ai prodotti dell'industria del lusso. Il percorso di Althuwaini, come il suo linguaggio, è internazionale: diplomata in architettura in Kuwait, ha studiato poi al Goldsmith di Londra e all' Umprum di Praga. Ha avuto diverse personali e partecipato a mostre collettive in Kuwait, a Praga, Londra, alla Biennale di Bolivia, scegliendo recentemente di tornare nella regione perché ritiene che questo sia un “momento molto eccitante per il Kuwait”.
Zahra Marwan (da 300 a 1.000 €) ha vissuto in Kuwait fino a sette anni e poi si è trasferita con la famiglia in New Mexico. Attualmente studia illustrazione in Francia all' Ecole Emile Cohl . I suoi sono disegni, illustrazioni, stampe in cui guarda alle proprie origini. Ricorre spesso un discorso sull'emancipazione della cultura femminile e la domanda su come coniugarlo al desiderio di contenere le tradizioni del proprio paese, attrito che l'artista traspone in una perturbante visione onirica. Infine, Mahmoud Shaker (da € 400 a 1.200), diplomato al College of Arts e con un percorso di studi esclusivamente in Kuwait, utilizza la scrittura applicata all'immagine sia come segno grafico sia come significato. L'artista ha esposto in una sola collettiva, “Ode of loneliness”, a CAP Contemporary Art Platform Kuwait , il più grande spazio espositivo no profit dedicato allo sviluppo e al supporto delle arti nella regione.

L'impegno nell'arte di “New Kuwait”
Il Kuwait è impegnato in un programma di sviluppo nazionale – Kuwait Vision 2035 (”New Kuwait”) –, presieduto da sua altezza l'Amir Sheikh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, che si prefigge il raggiungimento di diversi obiettivi entro il 2035. Il piano si articola in sette “pilastri” – come vengono definiti nel programma – volti a portare il Kuwait ad essere riconosciuto come un importante centro finanziario, commerciale, culturale e istituzionale. L'aspetto di promozione culturale e artistica è contemplato al numero sette di tali pilastri, nell'ambito del “Posizionamento globale”, che nel complesso si prefigge di migliorare l'immagine dello Stato attraverso il rafforzamento del ruolo della diplomazia internazionale ed economica, con un investimento stimato di quasi 9milioni di dollari, di cui per il biennio 2018/2019 quasi 900mila dollari. Tra questi obiettivi, figura anche il rafforzamento “del ruolo e gli sforzi dello Stato del Kuwait nel campo dei diritti umani”. Alla voce “Sostenere il programma di cultura, arte e media” si fa riferimento all'attivazione del ruolo culturale e artistico del Kuwait, “rendendo i media kuwaitiani più influenti a livello regionale e internazionale e rendendo la società kuwaitiana recettiva e beneficiaria delle culture che la circondano”, attraverso: il supporto dei media per il piano di sviluppo; il progetto di scavi archeologici; il Centro del Kuwait per manoscritti e pubblicazioni rare e il Centro islamico di Sheikh Saad Al-Abd Allah ad Al-Jahra. L'investimento complessivo ammonta a oltre 96 milioni di dollari, di cui oltre 11 milioni per il 2018/2019.

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